Un'opera che ha svelato il lato più intimo e inedito della leggenda NBA: quella di un bambino americano cresciuto a pane e basket nei campetti italiani
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Un ritratto intimo, personale e toccante. È quello che emerge dal nuovo documentario dedicato a Kobe Bryant, disponibile da oggi in formato "copertina digitale" sul sito di Sports Illustrated, e diffuso anche su YouTube e sui principali canali social. Per tutto il weekend, il film sarà trasmesso anche su SI TV negli Stati Uniti.
A riaccendere i riflettori sulla "Mamba Mentorship" è Max Whittle, telecronista e regista inglese, che per Sports Illustrated ha girato un docufilm dal titolo evocativo: "Ciao Kobe".
Un'opera che ha svelato il lato più intimo e inedito della leggenda NBA: quella di un bambino americano cresciuto a pane e basket nei campetti italiani, lontano dai riflettori del Forum di Inglewood.
L’opera, della durata di un’ora, rappresenta un omaggio sentito non solo alla leggenda dei Lakers, ma anche alla figlia Gianna e al papà e mentore Joe. L’autore, tornato appositamente dall’Italia per dedicarsi anima e corpo a questo progetto, ha voluto condividere con il pubblico un messaggio di profonda gratitudine.
«Sono incredibilmente grato a ognuno di voi», ha dichiarato, «mi avete aperto la porta per raccontare questa storia come desideravo. Sognavo qualcosa di personale, illuminante, che rendesse onore a Kobe, a Joe e a Gigi. Avete dato vita a questa storia con onestà, gentilezza e amore autentico per la famiglia Bryant. Credo che insieme abbiamo creato qualcosa di speciale, qualcosa di duraturo- ha dichiarato Whittle».
Il viaggio di Whittle segue le tracce della famiglia Bryant nelle quattro città in cui Joe, il padre di Kobe, giocò da professionista: Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia.
Ed è proprio a Reggio Calabria che il regista ha trovato una delle chiavi di volta della narrazione. Qui, il piccolo Kobeiniziava ad indossare la canotta nero-arancio della Viola, la squadra in cui militava il padre, tra i campi del Botteghelle e gli istituti scolastici reggini.
Ad accogliere la troupe di Sports Illustrated c'era Rocco Romeo, l'unico coach della Viola in quella indimenticabile stagione di A2, e allenatore del minibasket dove Kobe muoveva i primi passi. Accanto a Romeo, il regista ha intervistato chi quel bambino lo ha incrociato in palestra e per strada. Volti noti della città come Renato Pesce, oggi giornalista di CityNow, ma all'epoca suo compagno di squadra nel minibasket, e il telecronista Giovanni Mafrici, che ha raccontato l'atmosfera di quegli anni.
Le riprese, coordinate con l'ufficio stampa della Viola nelle mani di Rossella Uslenghi, non si sono limitate ai ricordi parlati. La produzione ha immortalato i luoghi simbolo della "regginità” dal vecchio impianto del Botteghelle alla bellezza mozzafiato del lungomare Falcomatà.
Proprio qui, con l'ausilio del drone di Fortunato Serranò da casa Rac, le telecamere hanno inquadrato il playground intitolato a Kobe e Gianna, con i suoi colori viola e oro e i numeri 8 e 24. Uno scenario che ha emozionato lo stesso Whittle.
Un vero e proprio spot per la città di Reggio Calabria, con tanto di promozione territoriale raccontando Pentedattilo nella scena finale passerà il pallone virtuale e cinematografico alle altrettanto bellissime tappe italiane.
Un invito a guardare il documentario con i propri cari, per rivivere emozioni autentiche: «Riderete, sorriderete, forse piangerete, proprio come è successo a me mentre lo realizzavo- afferma l’inglese»
Perché, in fondo, se il "Black Mamba" è diventato una leggenda globale, le sue radici affondano nella terra e nella passione del basket italiano. E in riva allo Stretto, quelle radici sono ancora più profonde.

