FOTOGALLERY | Una settimana di attesa in città e fuori, rientri dal Nord, Granillo sold out e coreografie da categoria superiore. Il pareggio firmato nel finale evita la sconfitta e accende l’orgoglio: sotto la pioggia, Reggio ha cantato fino all’ultimo minuto
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Era atteso da tempo. Non solo per la classifica, non solo per i punti in palio. Il derby si è portato addosso una settimana intera di parole, pronostici, ricordi. In città non si parlava d’altro. Nei bar, negli uffici, sui social. E anche fuori, tra chi vive al Nord ma continua a sentire questa partita come una chiamata personale.
È stata una settimana intensa, concentrata, quasi sospesa. L’attesa si è trasformata in energia collettiva e lo si è visto domenica al Stadio Oreste Granillo: pieno, vivo, compatto. Uno stadio che restituisce l’immagine di una città capace di ritrovarsi quando si tratta della sua squadra.
Fuori dai cancelli, prima ancora dell’ingresso, si respirava un misto di festa e tensione. Ragazzi rientrati apposta per esserci, sciarpe al collo, appuntamenti fissati da giorni. Perché certe partite non si guardano in streaming: si vivono.
Poi la Curva Sud. Il colpo d’occhio è stato da categoria superiore. Un lenzuolo immenso disteso per tutta la curva con una sola parola: REGHION. La nostra Reggio, scritta nella sua forma antica, a ribadire che prima della Serie D viene l’identità. E mentre la curva si colorava, dalla tribuna è arrivata la risposta: centinaia di bandierine bianco e amaranto sollevate all’unisono. Una coreografia nella coreografia, un saluto visivo che attraversava il campo e univa lo stadio intero.
Il coro è diventato la colonna sonora del pomeriggio: «Unica fede solo l’amore, ovunque andrai sosterremo i tuoi colori». Un canto potente, ripetuto senza sosta, anche quando la pioggia ha iniziato a battere con forza. Sotto l’acqua nessuno si è mosso. Nessuno ha lasciato il proprio posto. Si è cantato fino all’ultimo minuto, fino al gol del pareggio firmato dalla Reggina nel finale, che ha evitato la sconfitta e ha tenuto vivo l’orgoglio amaranto.
A fine gara, il momento più vero: la squadra sotto la curva, il saluto reciproco, il confronto diretto. Accanto ai suoi ragazzi, mister Alfio Torrisi. Le parole di affetto e orgoglio dagli Ultras: «Dal Granillo non si esce a testa bassa. Si esce a testa alta, con la consapevolezza di aver lottato e di aver onorato la maglia, sempre».
Il risultato va in archivio. Quello che resta è uno stadio pieno e vivo, una città che si riconosce nei propri colori, un amore che non dipende dalla categoria. Oltre il pareggio, resta la fede.














