A Roma il rapporto con i tifosi della Lazio è ormai da tempo segnato da una frattura profonda. A Reggio, invece, Claudio Lotito racconta una storia completamente diversa. È lo stesso presidente biancoceleste a sottolinearlo nell'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, nella quale affronta senza giri di parole la durissima contestazione che lo accompagna nella Capitale e, quasi come contraltare, tira in ballo proprio la piazza reggina.

«Se uno esce da Roma, c’è una situazione diversa. Ogni volta che vado a Reggio Calabria vengo portato in trionfo, abbiamo vinto 7 a 0 e 5 a 0 le prime partite. Poi torno a Roma e raccontano che pure a Reggio mi contestano», ha affermato Lotito.

Una frase che, al di là del contesto nel quale è stata pronunciata, racconta qualcosa di interessante sul rapporto tra il patron laziale e l'ambiente reggino. Un rapporto che non può essere letto soltanto attraverso il risultato di una partita, ma che affonda le proprie radici nel particolare percorso che ha coinvolto Lotito e la Reggina.

Il punto centrale delle parole del presidente della Lazio è il confronto tra due ambienti calcistici profondamente differenti. Da una parte Roma, dove Lotito sostiene di essere ormai diventato il bersaglio di una contestazione che prescinde persino dai risultati. Dall'altra Reggio, dove il suo nome viene associato soprattutto alle prime due vittorie ottenute dalla squadra amaranto.

«Dicono: “Con Lotito i tifosi non sognano”. Ma che vuol dire? Siamo primi in classifica, non basta?», ha detto ancora il presidente biancoceleste, replicando alle critiche.

È una posizione che sintetizza la sua idea del rapporto tra società, squadra e tifoseria: risultati e programmazione dovrebbero rappresentare il principale metro di giudizio. Ed è proprio il tema dei risultati a diventare fondamentale quando Lotito parla di Reggio.

Il riferimento alle vittorie per 7-0 e 5-0 non è casuale. Sono risultati rimasti nella memoria recente della piazza e che, nella narrazione del presidente laziale, rappresentano il simbolo di un'accoglienza positiva da parte del pubblico reggino.

Nelle parole di Lotito, Reggio diventa quindi quasi un luogo simbolico: la città nella quale, uscendo dal contesto romano, sostiene di ricevere un'accoglienza diametralmente opposta.

Non è soltanto una questione di risultati, ma anche di percezione. A Roma il presidente biancoceleste sente di essere giudicato attraverso una lente ormai consolidata, mentre a Reggio il suo rapporto con la piazza viene raccontato attraverso l'entusiasmo suscitato dalle vittorie e dalla prospettiva di una squadra capace di riportare entusiasmo nell'ambiente.

Quando però si parla di tifosi e di rapporto con la piazza reggina, resta comunque una parte della tifoseria che guarda con attenzione a un tema destinato, inevitabilmente, a tornare al centro della discussione: quello della multiproprietà. Una frangia che, pur senza mettere in secondo piano i risultati del campo e l'entusiasmo generato dall'avvio di stagione, resta alla finestra per capire quale sarà il futuro del progetto nel momento in cui la Reggina dovesse trovarsi di fronte al salto di categoria.

Sul tema Lotito ha già espresso una posizione precisa. Uno dei passaggi più delicati affrontati durante la prima conferenza stampa della nuova Reggina è stato proprio quello della multiproprietà. Il patron amaranto ha chiarito la propria posizione, ribadendo la necessità di un confronto sul futuro del calcio italiano e sul ruolo delle doppie proprietà.

«Non è un mistero, io sono abituato ad agire senza fasciarci la testa prima di romperla. Prima dobbiamo portare a casa il risultato». Il patron amaranto ha sottolineato come la questione non debba essere affrontata come un ostacolo, ma come un tema più ampio legato alla sostenibilità del sistema calcio.

«Quella norma fu cambiata perché ha creato un danno al calcio italiano. Avere una doppia squadra non risolve il problema. Se io fossi venuto qui con la Lazio 2 a Reggio Calabria non avrebbe interessato niente a nessuno. Io sono stato l’inventore della doppia proprietà perché tutela l’aspetto sportivo, i territori e anche quello economico».

Secondo Lotito, infatti, la gestione di due club comporta anche un impegno economico maggiore: «Con la doppia squadra ti carichi sulle spalle doppi costi. Se andiamo a verificare quello che accade in Europa, le doppie proprietà sono tante».

Il patron della Reggina ha poi spiegato di aver già portato il tema all’attenzione della Lega Calcio: «Ho già dato indirizzo di ripristinare le doppie proprietà, perché è un tema di politica sportiva».

È proprio qui che il rapporto con la tifoseria reggina potrebbe, in prospettiva, diventare più complesso. Oggi il campo sembra essere il principale elemento capace di alimentare entusiasmo e consenso, ma la multiproprietà rappresenta una questione che una parte della piazza continua a osservare con attenzione. E se il progetto dovesse concretamente arrivare al momento del salto di categoria, quella che oggi può sembrare una discussione rimandata diventerebbe inevitabilmente un nodo da sciogliere.

La domanda, dunque, resta sullo sfondo: quando arriverà il momento del salto di categoria, cosa farà Lotito? Sarà quello il passaggio nel quale il rapporto tra il presidente e la piazza reggina verrà misurato non soltanto sui risultati, ma anche sulla capacità di dare una risposta definitiva al tema della multiproprietà.

È proprio questo il filo conduttore delle dichiarazioni di Lotito. Il presidente rifiuta l'idea che la contestazione possa essere considerata una valutazione assoluta del suo operato e invita a guardare ai fatti.

«Non mi faccia parlare, parlano i fatti per me», ha dichiarato al Fatto Quotidiano, prima di rivendicare il lavoro svolto dalla società, dagli acquisti alla progettualità del club.

Il campo, dunque, come giudice. Ed è una prospettiva che, almeno nella sua versione reggina, trova una particolare sponda nei risultati citati dallo stesso Lotito.

La domanda, a questo punto, è se il rapporto tra il presidente e Reggio possa continuare a essere raccontato attraverso questa distanza rispetto alla contestazione romana. Perché la frase pronunciata nell'intervista non è soltanto una battuta sul diverso clima che Lotito percepisce quando arriva in Calabria. È anche il riconoscimento implicito di quanto il calcio possa cambiare la percezione di un dirigente: lo stesso uomo può essere contestato in una piazza e applaudito in un'altra, a seconda della storia, delle aspettative e soprattutto dei risultati.