Il giorno dopo Reggina-Sancataldese restano soprattutto le parole di Alfio Torrisi, pronunciate nel post gara. Parole misurate, ma cariche di significato, che raccontano una vittoria capace di andare oltre il semplice risultato .

Dopo i 45 minuti opachi di Lamezia, la Reggina era chiamata a una risposta prima mentale che tecnica. E la risposta è arrivata con chiarezza: pressione alta, distanze compattezza, seconde palle aggredite, intensità costante . È rimerso quel «dna fatto di riconquista immediata e umiltà operativa», come lo ha definito il tecnico. Niente presunzione, ma applicazione, sacrificio e qualità nei momenti decisivi.

Lo 0-0 dell'intervallo non ha generato ansia. Il palo colpito da Panebianco aveva già trasmesso la sensazione di una squadra viva, dentro la partita. Serviva solo pazienza , e la ripresa ha confermato la bontà del percorso: «La partita è stata sbloccata con merito, senza concedere praticamente nulla in fase difensiva». Un aspetto tutt'altro che secondario, perché la solidità era il primo tassello da ricostruire.

Le numerose rotazioni hanno rafforzato un concetto chiaro: nessuno è intoccabile. La settimana di lavoro orienta le scelte, l'allenamento diventa criterio di selezione . «Non accetto sufficienza negli allenamenti, timbrare il cartellino non basta», ha ribadito Torrisi, evidenziando anche la crescita di Laaribi, protagonista di «una delle migliori prestazioni della stagione». Un segnale forte allo spogliatoio, ma anche una dimostrazione di coerenza.

L'esito di Domenico Girasole ha fotografato lo spirito del gruppo: calma, consapevolezza, compattezza . In quell'abbraccio collettivo si è vista una squadra unita, poco incline alle distrazioni esterne e concentrata sul proprio percorso. L'unità non si dichiara, si costruisce giorno dopo giorno. E al Granillo è apparsa evidente.

Il campionato, come ha ricordato il tecnico, non era chiuso prima e non è riaperto adesso. In un campionato dove ogni domenica può cambiare equilibri e gerarchie, l'unica costante deve restare l'atteggiamento . Abbassarlo significa esporsi agli “schiaffi”; mantenerlo alto vuol dire restare padroni del proprio destino.

Adesso arriva la sosta, qualche giorno di riposo e poi di nuovo lavoro . Con una convinzione chiara, riassunta nelle parole dell'allenatore: «Siamo ritornati, era la cosa più importante».

La vittoria contro la Sancataldese vale tre punti, ma soprattutto restituisce identità . E questa Reggina, quando ritrova sé stessa, torna a essere credibile.