Ci sono vittorie che pesano più di altre. Non necessariamente perché valgono più punti, ma perché arrivano al termine di partite nelle quali una squadra deve dimostrare di saper fare qualcosa di diverso dal semplice giocare bene. Quella della Reggina a Modica è una di queste.

Gli amaranto sono tornati dalla Sicilia con tre punti pesanti e con una consapevolezza in più: se l'obiettivo è stare davanti fino alla fine, bisogna saper vincere anche quando la gara prende una piega complicata.

Il campo, l'atteggiamento del Modica e il tipo di partita hanno costretto la squadra di Marchionni a uscire dai propri schemi. Poco spazio per il fraseggio, tanti duelli, palloni lunghi e seconde palle sulle quali i padroni di casa sono riusciti spesso ad arrivare prima. Non era la partita nella quale cercare a tutti i costi il bel gioco. Serviva soprattutto rimanere dentro la gara.

E la Reggina ci è riuscita.

Sei punti nelle prime due giornate e primato solitario rappresentano un ottimo avvio, anche se è ancora troppo presto per dare un peso eccessivo alla classifica. Più interessante, invece, è il modo in cui è arrivato questo secondo successo, completamente diverso per caratteristiche rispetto a quello ottenuto contro il Licata.

Dopo il largo successo dell'esordio, gli amaranto hanno dovuto fare i conti con una partita molto più equilibrata, nella quale gli episodi e la capacità di gestire i momenti hanno avuto un'importanza decisiva.

Una squadra capace di adattarsi

Marchionni, nel commentare la gara, non ha nascosto le difficoltà. La fase di possesso non è stata brillante e alcuni errori banali hanno impedito alla Reggina di gestire la partita come avrebbe voluto.

Diverso il discorso sul piano difensivo. La squadra ha lavorato bene senza palla, non lasciando soltanto alla difesa il compito di proteggere il vantaggio. Anche centrocampo e attacco hanno partecipato alla fase di contenimento, cercando di ridurre gli spazi e limitare le iniziative del Modica.

È un aspetto che può diventare importante nel corso della stagione. Quando il gioco non viene fuori come previsto, serve avere altre risorse. A Modica sono state soprattutto attenzione e sacrificio a permettere alla Reggina di rimanere in partita fino alla fine. Non è stata una prova senza sbavature, ma nemmeno era questo ciò che serviva.

La lezione di Marchionni

Il concetto espresso dall'allenatore nel post partita è semplice: non si possono vincere tutte le gare 5-0.

Ed è una considerazione che fotografa bene quanto accaduto in Sicilia. Una squadra costruita per vincere deve saper cambiare atteggiamento a seconda dell'avversario e del contesto. Ci saranno giornate nelle quali sarà possibile imporre la propria qualità e altre nelle quali bisognerà accettare un confronto più fisico, fatto di contrasti e palloni contesi.

Quella di Modica apparteneva alla seconda categoria.

Portarla a casa significa aver superato un piccolo esame, soprattutto sotto il profilo della personalità. Saranno poi le prossime settimane a dire se si è trattato soltanto di una buona giornata o del primo segnale di una squadra realmente pronta a sostenere una lunga corsa al vertice.

Le alternative a disposizione

Un altro elemento sul quale Marchionni può guardare con fiducia è la possibilità di scegliere tra giocatori con caratteristiche differenti.

La stagione sarà lunga e gli obblighi relativi agli Under renderanno ancora più importanti le rotazioni. Avere una panchina in grado di garantire alternative permette di modificare l'assetto durante la gara e di gestire meglio le energie. A Modica, chi è entrato ha dato il proprio contributo.

Non è un dettaglio secondario. In una squadra che punta in alto, la differenza può arrivare anche da chi non parte titolare. Il compito di chi entra è sfruttare quei minuti per cambiare il ritmo o aiutare la squadra a gestire una situazione delicata.

Il rispetto del Modica e una bella pagina di calcio

La partita ha lasciato una traccia positiva anche fuori dal terreno di gioco.

Il Modica ha riservato alla Reggina un'accoglienza particolarmente calorosa, riconoscendone la storia e il valore. Un atteggiamento apprezzato dalla società amaranto, che ha voluto ringraziare i padroni di casa lasciando nello spogliatoio un messaggio dedicato all'accoglienza ricevuta.

La spinta dei tifosi

A rendere ancora più significativa la trasferta ci hanno pensato i circa 250 tifosi amaranto presenti sugli spalti.

Al fischio finale la festa è stata condivisa tra squadra e sostenitori. Un'immagine che racconta un rapporto che, dopo stagioni complicate, sembra tornare a essere più stretto.

È ancora presto per parlare di entusiasmo da promozione o di obiettivi già raggiunti. Due giornate non possono fornire risposte definitive.

Ma vedere la Reggina in testa alla classifica e, soprattutto, rivedere la tifoseria accompagnare la squadra con questo entusiasmo rappresenta comunque un segnale positivo.

Il gruppo sta cercando di costruire il proprio percorso e l'ambiente sembra disposto a seguirlo.

Sei punti, ma soprattutto una base da cui partire

Il dato dei sei punti dopo due giornate resta importante, ma sarebbe riduttivo fermarsi alla classifica.

Da Modica la Reggina torna con qualcosa di più: la consapevolezza di aver superato una partita che presentava diverse insidie senza perdere la lucidità necessaria per difendere il risultato.

È ancora una squadra in costruzione, con margini di miglioramento evidenti soprattutto nella gestione del possesso e nella capacità di affrontare determinati tipi di avversari. Ma è una squadra che, intanto, ha iniziato a raccogliere.

Mercoledì ci sarà l'Avola, una partita che Marchionni considera diversa rispetto a quella di Modica e più vicina, per caratteristiche, alla sfida con il Licata. Sarà un altro test e, soprattutto, un'altra occasione per capire quanto questa Reggina sia già avanti nel proprio percorso.

Per ora il bilancio è quello che ogni squadra vorrebbe avere: due partite, due vittorie e la testa della classifica.

Ma la vera notizia, forse, è un'altra.

La Reggina ha scoperto di poter vincere anche quando non riesce a giocare la partita che aveva immaginato. E per chi punta al vertice, spesso, è una qualità che vale quanto il talento.