«Una stagione così non la vivevo da 25 anni». Angelo Saccà lo dice con la voce di chi ha visto il futsal reggino attraversare decenni di gloria e difficoltà. È stato lui il primo allenatore della Polisportiva Futura, club nato nel 2011 per volontà di Nino Mallamaci. Un progetto cresciuto con tenacia e visione: «Mi chiamò per portare avanti la squadra del paese. Io ero in A2, ma ho accettato di scendere in Serie D perché credevo in quell’obiettivo. Nino diceva: “Mi accontento della B”, io risposi: “No, dobbiamo puntare all’A”. E ci siamo riusciti».

L’annata appena conclusa – con un gruppo «coeso e unito come non accadeva dai tempi della Reggio Calabria Calcio a 5» – ha riportato Saccà con la mente agli anni Novanta, quelli che lui definisce «gli anni d’oro dello sport reggino». C’erano cinque squadre in Serie A in cinque discipline diverse, dal rugby al baseball. «Oggi il movimento c’è – ammette – ma manca qualcosa. Noi ci alleniamo ogni giorno a Lazzaro, ma sotto di noi la crescita è scarsa».

Il problema, secondo Saccà, è soprattutto culturale. «Da giovane andavo a vedere allenare Geria, Famà, Diaz. Prendevo appunti e riportavo tutto ai miei ragazzi. Oggi? Nessun tecnico delle serie inferiori si ferma a studiare Honorio o Martino. I giovani credono di sapere già tutto». Il discorso si allarga a tutta la scena sportiva cittadina. «Fino a poco tempo fa avevamo Gaetano Gebbia, esperto di basket e responsabile di squadre nazionali. Ai suoi allenamenti non c’era nessuno con carta e penna. È un problema di orgoglio: manca l’umiltà».

Un richiamo forte, quello di Saccà, rivolto non solo agli atleti ma anche ai tecnici e agli operatori dello sport: «Io ho imparato dai maestri, da Diaz a Molluso. Oggi bisogna ricominciare dall’ascolto. Se vogliamo far ripartire davvero lo sport a Reggio, dobbiamo tornare ad avere fame di sapere».

Intanto la Futura guarda avanti, consapevole di aver chiuso una stagione importante. Ma per Saccà la vittoria più grande sarà un’altra: vedere crescere un movimento sportivo capace di formare, unire e restare umile.