Tappa speciale a Reggio Calabria dell'avvincente racconto del giornalista e storyteller di SkyTg 24: «Qui, Kobe bambino indossa per la prima volta la maglia con lo storico numero 8 con il quale esordì a 18 anni nei Los Angeles Lakers al Madison Square Garden»
Tutti gli articoli di Sport
PHOTO
È lì, mentre sul palcoscenico del teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria il sipario si alza al ritmo del suo respiro in armonia con l'inconfondibile suono del palleggio della palla a spicchi . Kobe Bean Bryant, miglior Laker di sempre, torna a Reggio Calabria dove era stato da bambino, manifestando già una viscerale passione per il basket, al seguito del padre Joe, uno dei grandi della storia dei cestisti statunitensi a militare in maglia neroarancio .
Qui aveva indossato la prima maglia con lo storico numero 8 . "Otto infinito: vita e morte di una Mamba" è proprio il titolo del racconto emozionante e avvincente che lo straordinario giornalista e storyteller di Sky sport, Federico Buffa, sta portando nei teatri di tutta Italia.
Non solo figlio ma anche nipote d'arte da parte di madre, del nonno Chubby Cox, puro lui ex cestista, Kobe Bryant ha legato la sua straordinaria e tormentata carriera ai Los Angeles Lakers, diventando tra i più gradi giocatori dell'Nba e il primo della National Basketball Association a indossare la stessa maglia per venti stagioni . Ha conquistato 5 titoli, solo uno in meno rispetto a Michael Jordan e due ori olimpici (Pechino 2008 e Londra 2012).
Altezza 1 metro e 98 cm , 1346 le partite disputate nella stagione regolare (quindicesimo per numero di presenze in Nba), con una media di 25 punti, 4,7 assist, 5,2 rimbalzi e 1,4 palle recuperare, anche abile tirare da tre punti con il record Nba di triple realizzate in una sola partita (12), stabilito nel 2003 e detenuto fino a fine carriera nel 2016.
Mentalità Mamba
Guardia atletica e mentalità vincente consacrata dopo un percorso travagliato. "The Mamba Mentality. Il mio basket" (che nel 2018 è diventato anche un libro ) ha sancito la sua rinascita dopo un periodo buio - conflitti familiari e coniugali con la moglie Vanessa, il processo per violenza carnale poi archiviato, burrascose vicende sportive, contrasti con l'altro gigante Karl Malone, gli innumerevoli e seri infortuni, la perduta e ritrovata Philadelphia che dopo i fischi iniziali a fine carriera lo ha salutato con una standing ovation.
Il soprannome Black Mamba (dal nome di uno dei s erpenti più letali e rapidi in natura e anche dal nome in codice del celebre personaggio interpretato da Uma Thurman nella saga Kill Bill diretta da Quentin Tarantino) fa il paio con lo storico cambio del numero di maglia che ha triplicato il precedente . « 24 erano le ore del giorno in cui pensavano la gioco e 24 erano i secondi per andare al tiro », ha stigmatizzato Buffa. Non poteva che essere quello il numero di maglia di un atleta per il quale il basket fu il sogno di bambino ma anche un amore ossessivo.
Un personaggio shakespeariano
«Un giovane appassionato e avanzato che parla fluentemente quattro lingue. Poi un uomo complesso. Un personaggio shakespeariano , arrivato ad essere un Otello impazzito, che ha conosciuto la solitudine, la crisi e la rinascita. Una soglia altissima del dolore. In lui hanno convissuto la follia ragionata e la volontà assoluta di immortalità». Ecco alcuni dei tratti salienti del profilo tracciato nell'articolato e dettagliato racconto al quale il grande Federico Buffa ci ha abituati, rendendo le sue interviste ei suoi monologhi, finestre spalancate sulla vita dei grandi campioni di sempre. Finestre dalle quali affacciarsi per esplorare con l'ascolto che "vede", perché le sue parole hanno l'immediatezza e la freschezza delle immagini, l'uomo dentro e oltre atleta. Luci e ombre comprese.
Un video con le gesta epiche dell'indimenticato eroe gialloviola hanno preceduto l'ingresso di Federico Buffa, che prima dello spettacolo si è intrattenuto con il pubblico nel foyer del teatro Cilea. Sul palcoscenico Buffa è stato accompagnato dal vivo al pianoforte da Alessandro Nidi, alle percussioni da Sebastiano Nidi e al da trombone Filippo Nidi. Uno spettacolo, con regia firmata da Maria Elisabetta Marelli e componente visiva, parte integrante come la musica dell'evento, curata da Francesco Poroli.
Per Kobe Bryant la vita è il basket
Una narrazione emozionante e appassionante con momenti anche teatrali di grande intensità. Federico Buffa, come da attese, emozionato. Molto . Oltre due ore di narrazione che non è stata semplice racconto, è stata interpretazione, visione, energia pura. Lui porta il pubblico nei luoghi di cui parla, ricrea le atmosfere, e “mostra” le persone di cui racconta le vicende epiche di vita e di sport. Così ha fatto anche con la moderna parabola sportiva del più grande giocatore dei Los Angeles Laker, Kobe Bean Bryant, appunto Best laker ever. Una storia in cui vita e sport non sono scindibili.
Un tour, quello di Federico Buffa con Otto Infinito, iniziato lo scorso anno proprio da Reggio Emilia , lu ogo dell'Italia che Bryant amò particolarmente. Lo spettacolo che aveva già fatto tappa anche a Pistoia, ieri ha toccato ed emozionato Reggio Calabria e tra qualche giorno sarà a Rieti per chiudere il cerchio delle città italiane dove di fatto Kobe, al seguito del padre Joe ingaggiato per giocare in Italia, imparò i fondamentali del basket europeo.
Momenti epici
Il racconto parte da momenti topici della sua carriera . « Il 17 giugno 2010 Kobe incontra la sua storia» . È il giorno della vittoria ai playoff dei Los Angeles Lakers, campioni della Western Conference) sugli avversari bianco-verdi di sempre, i Boston Celtics campioni della Eastern Conference . Una vittoria leggendaria ma occorre andare a ritroso per comprendere a pieno tutta la sua epicità, spingendosi fino a quell'esordio nel 1996, a soli 18 anni, nell'Nba con la maglia giallo-viola nel tempio indiscusso del grande basket, il Madison Square Garden di Manhattan, di cui aveva stabilito il record punti - 61 superando i 55 di Michael Jordan del 1995 - nel 2009 contro i New York Knicks . Ma tornando al 1996, fu un tiro libero il primo punto di una carriera imponente e travagliata. «Come un cerchio che si chiude, un altro tiro libero esattamente 20 anni dopo sarebbe stato il suo ultimo punto prima dell'addio al basket che aveva già celebrato durante la stagione 2015-2016 con una lettera poetica e un ringraziamento alla moglie Vanessa, rimastagli accanto, nonostante i trascorsi complicati», ha raccontato Buffa.
Il riferimento è alla prestazione leggendaria allo Staples Center, nel 2016 durante la quale Kobe insegnò 60 punti contro gli Utah Jazz. Una carriera intensa nei Los Angeles Lakers iniziata a 18 anni e terminata a 37 anni, lungo la quale determinante fu lo storico assistente allenatore di Phill Jackson, Tex Winter, ideatore del famoso "attacco a triangolo" e che fu fondamentale per lo s viluppo offensivo della squadra nell'era di Kobe Bryant.
L'infanzia in Italia, anche a Reggio Calabria
Quindi il racconto di Federico Buffa fa un balzo indietro, all'infanzia, a quel pallone di basket ricevuto in dono : «una palla la cui grana era così perfetta da non volerla sciupare ».
Il racconto si riferisce al periodo reggino. « Qui per Kobe - ha sottolineato Federico Buffa - inizia il percorso nelle giovanili. Qui a Reggio inizia a indossare la maglia numero 8 che lo avrebbe accompagnato a lungo nella sua carriera . Poi chiama un applauso perché in teatro c'è Rocco Romeo che fu di fatto il suo primo allenatore nel 1986 ». A Reggio, mentre l'indimenticato Joe Bryant con Kim Hughes, Mark Campanaro, Giovanni Spataro, Stefano Attruia, Donato Avenia e Gustavo Tolotti (anche lui prematuramente scomparso) e con il reggino Lucio Laganà, militava in A2 con la Viola di Puglisi e Gebbia , Kobe frequentava l'istituto di Maria Ausiliatrice, giocando nelle Polisportive giovanili salesiane.
Il ritorno a Philadelphia
Rientrato a Philadelphia dove era nato nel 1978 e dalla quale era stato lontano dal 1984 al 1991, dai sei ai tredici anni frequentando dunque la prima scuola in Italia , si iscrisse lì alla scuola superiore la Lower Merion High School. Essendo cresciuto come adolescente europeo, il luogo dove poté primeggiare negli Stati Uniti fu proprio il campo da Basket. E così fu.
Un talento e una promessa per passione e per quell'irresistibile richiamo che sentiva promanare da ogni campo di basket, specie quelli su strada.
L'arrivo a Los Angeles
«Quando Kobe arriva a Los Angeles, la città ancora sa di zolfo. Recente è la rivolta scoppiata in città dopo l'assoluzione di quattro agenti del dipartimento di polizia accusati del brutale pestaggio dell'afroamericano Rodney King. Un giorno vede un campo di basket all'aperto. Non sa e non vuole resistere . Anche da giocatore ormai dell'Nba si precipita a tirare e si infortuna. Per lui è una modalità di rivendicare la sua provenienza, la appartenenza al gioco di strada», ha raccontato Federico Buffa.
Gli eventi ei personaggi del grande basket che incontrano e si scontrano con Kobe Bryant sono tanti. Tra loro anche Manu Ginobili e Hugo Sconochini che pure avrebbero giocato, come il padre Joe, in Italia nella Viola Reggio Calabria dei tempi d'oro .
Il racconto di Buffa non ne tralascia alcuno. In fondo al suo racconto l'addio al Basket e l'eredità di una storia di grande resistenza e passione , di una grande tempra nel cercare sempre la vittoria . La sua mamba mentalità è questa: allenamento e disciplina, rigore e concentrazione suprema, la carica dopo ogni caduta e lo studio maniacale degli avversari perché, per Kobe, perdere non era mai stata un'opzione.
Il lungo addio
E in fondo a questo viaggio l'ultimo saluto: «Ovunque tu sei Kobe, noi siamo lì con te». Poi gli applausi per Federico Buffa che ha portato questo racconto dove non avrebbe potuto mancare.
Kobe è morto tragicamente e prematuramente con Gianna, che delle sue quattro figlie stava seguendo le sue orme cististiche , in un incidente in elicottero nel gennaio del 2020. Nel 2024 l'amministrazione comunale di Reggio Calabria ha restituito un'ampia area sul mare alla città come parco urbano Tempietto.
Un parco giochi di basket porta il nome di Kobe Bryant e della figlia Gianna. A terra un gigantesco otto che sa di infinito, contiene da un lato il numero 2 di Gianna e dall'altro il numero 24 di Kobe. Il numero della rinascita.







