Mareggiate, evacuazioni e danni lungo la costa reggina da Bova Marina a Scilla. Sui social si intrecciano messaggi di vicinanza, rabbia e memoria collettiva
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La furia del mare che in queste ore si è abbattuta sulla costa reggina ha lasciato dietro di sé immagini difficili da dimenticare: lungomari sommersi, strade divelte, abitazioni evacuate nella notte, comunità costrette a fare i conti con una paura improvvisa e concreta. Da Bova Marina alla Locride, fino ad altri tratti della costa ionica e tirrenica del reggino, l’allerta meteo ha trasformato l’inverno in una lunga notte di apprensione.
Accanto alla cronaca, però, si è aperto subito un altro racconto. Quello fatto di messaggi di solidarietà, parole semplici e reazioni istintive che hanno invaso i social sotto i post di Il Reggino e delle emittenti locali. Un flusso continuo che restituisce il volto umano dell’emergenza, fatto prima di tutto di persone.
C’è chi esprime sgomento davanti a uno scenario definito «mai visto prima», chi ricorda quel tratto di lungomare frequentato solo pochi anni fa, chi si limita a un «che disastro» accompagnato da un’emoji, ma anche chi, da lontano, manda un pensiero di vicinanza alla Calabria ferita. Messaggi brevi, diretti, spesso ripetuti, che raccontano una comunità colpita ma non indifferente.
In molti, prima ancora dei danni materiali, hanno rivolto il pensiero all’incolumità delle persone costrette a lasciare le proprie case nella notte. «L’importante è che tutti stiano bene» è una frase che ritorna spesso, a sottolineare come la paura per la vita superi ogni altra preoccupazione. Accanto a questo, non manca l’incoraggiamento: «forza», «coraggio», «non mollate». Parole che cercano di tenere insieme ciò che il mare ha messo a dura prova.
A questa catena di vicinanza si sono aggiunti anche i messaggi arrivati ieri da Scilla, altro territorio duramente colpito dalle mareggiate. In particolare ha colpito la presa di posizione del proprietario di Casa Vela,struttura ricettiva nel borgo di Chianalea, che ha pubblicamente manifestato la propria disponibilità ad ospitare gratuitamente le famiglie evacuate, mettendo la struttura a disposizione delle istituzioni e della Protezione civile.
Un gesto concreto, lontano dai riflettori, che ha raccolto numerosi attestati di stima e condivisione, diventando simbolo di una solidarietà che va oltre le parole.
Un segnale importante, perché racconta come, di fronte all’emergenza, la risposta non arrivi solo dai commenti carichi di emotività, ma anche da atti di responsabilità civile, capaci di trasformare una struttura privata in un presidio di aiuto.
Tra i commenti emerge anche una riflessione più profonda sul rapporto tra uomo e ambiente. Il mare viene descritto come una forza che «si riprende ciò che è suo», una presenza che non fa sconti e che impone di fare i conti con scelte urbanistiche e interventi spesso giudicati fragili o insufficienti. Non è solo rabbia: è una consapevolezza diffusa che, di fronte a eventi così intensi, non basti più ricostruire com’era prima.
Non mancano, infatti, le voci critiche. C’è chi parla di lavori ripetuti e mai risolutivi, chi chiede interventi strutturali e una visione di lungo periodo, chi denuncia l’assenza di prevenzione e la sensazione di trovarsi sempre impreparati davanti all’emergenza. Accanto a queste posizioni, affiora anche il dolore di chi vede colpiti luoghi che fanno parte della propria storia personale e familiare, case vissute non come semplici immobili ma come radici.
In questo coro di reazioni trova spazio anche il ringraziamento a chi è in prima linea e a chi sta raccontando minuto per minuto quanto accade. L’informazione locale viene riconosciuta come punto di riferimento indispensabile in ore in cui l’incertezza è alta e la necessità di capire cosa stia succedendo diventa urgente.
Sul piano istituzionale, nelle stesse ore, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha annunciato di aver richiesto al Governo il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale, sottolineando la gravità dei danni e la necessità di interventi straordinari per la messa in sicurezza della costa.
Il racconto che emerge dai messaggi non è uniforme, ma proprio per questo è autentico. Dentro ci sono paura, rabbia, affetto, memoria e una domanda che resta sospesa: come affrontare il futuro di una costa sempre più esposta, senza limitarsi a rincorrere l’emergenza?
Di fronte a un evento così pesante, la solidarietà diventa allora il primo argine. Non ferma il mare, ma tiene unite le persone. Ed è da qui, dalle parole condivise e dai gesti concreti di queste ore difficili, che la costa reggina prova a ripartire.

