sabato,Luglio 31 2021

Il “Venerdì nero” di Taurianova. Storia di una faida terribile

La faida di Taurianova, consumatasi a cavallo degli anni '80 e '90, vedeva contrapposti gli Zagari-Viola-Avignone e gli Asciutto-Neri-Grimaldi

Il “Venerdì nero” di Taurianova. Storia di una faida terribile

La faida di Taurianova, scatenatasi a cavallo degli anni ‘80 e ‘90, aveva visto contrapposte la ‘ndrina Zagari-Viola-Avignone detta comunemente “cosca di Jatrinoli” e la “cosca di Radicena”, all’interno della quale erano aggregati gli Asciutto-Neri-Grimaldi.

Il potere mafioso su Taurianova, durante gli anni ‘80, veniva esercitato in un regime di “monopolio” dalla famiglia Avignone, rappresentata dai fratelli Filippo cl. ‘29 (deceduto poi per cause naturali), Giuseppe cl. ‘38 ed Antonio cl. ‘31. Tuttavia una serie di eventi provocavano uno squarcio all’interno di tale consorteria, primi fra tutti gli arresti operati nei confronti di Giuseppe Avignone, cl. ‘38 ed altri, a seguito del processo, definito dalla Corte di Assise di Palmi il 21.7.1981, concernente anche la tristemente nota strage di Razzà del 10 aprile 1977.

Storico capo della cosca di Jatrinoli divenne Domenico Giovinazzo, cl. 45, espressione della famiglia Avignone, che scarcerato nel 1988, riusciva a mantenere il dominio della famiglia di origine, riorganizzando il clan e dando nuova linfa all’organizzazione criminale. Per la sua ferma e netta presa di posizione contraria all’ingresso della ‘ndrangheta nel mercato della droga fu ucciso dal gruppo mafioso di Radicena. L’assassinio di Domenico Giovinazzo, nel maggio del 1990, diede la stura ad un cruento conflitto tra il gruppo dominante, in cui primeggiava Rocco Zagari, e quello degli Asciutto della cosca di Radicena, in ascesa nei circuiti criminali e soprattutto nel traffico degli stupefacenti, alla cui affermazione si era opposto Giovinazzo Domenico. Nella faida fu ucciso nel giugno del 1990 anche Francesco Asciutto, padre di Santo, successivamente a capo della consorteria di Radicena nel periodo più acceso della faida.

Rocco Zagari (padre di Pasquale Zagari, cl. 64) veniva quindi ucciso il 2 maggio 1991 mentre si trovava in una sala da barbiere a Taurianova. Di qui il sanguinoso scontro, consumatosi il 3 maggio 1991, un “venerdì nero” appunto allorquando la furia vendicativa degli Zagari si concretizzò in molteplici attentati ai danni di esponenti della cosca rivale. In  quel triste venerdì 03.05.1991 (c.d. venerdì nero), in risposta all’uccisione di Rocco Zagari, cl. ’32, avvenuta nel primo pomeriggio del 2.5.1991, venne perpetrata la strage di quattro persone, colpevoli di avere legami parentali con accoscati del gruppo contrapposto, ovvero quello degli Asciutto – Neri – Grimaldi.

Nello specifico, il primo omicidio di quel 03.05.1991, si concretizza alle ore 12:30, quando Pasquale Sorrento, cl. ‘62 veniva raggiunto da diciannove colpi di arma da fuoco. Solamente quattro ore più tardi in via Grimaldi, nei pressi dell’Ufficio Postale, vengono assassinati i due fratelli Giuseppe, cl. ‘37 e Giovanni, cl. 32 Grimaldi; rispettivamente padre e zio dei due collaboratori di giustizia, Vincenzo Grimaldi, cl. ‘71 e Salvatore Roberto Grimaldi, cl. ‘68, uomini di fiducia di Santo Asciutto, cl. ‘64. Le due vittime, lontane da ogni ambiente delinquenziale, erano stati trucidate con numerosi colpi d’arma da fuoco, tanto che la testa di Giuseppe Grimaldi fu staccata dal tronco e ritrovata a circa otto metri di distanza dal corpo.

Gli accertamenti balistici effettuati dimostrarono che uno dei fucili utilizzati in questo duplice omicidio era stato anche usato per uccidere il Sorrento. Sempre nella stessa giornata, alle ore 20.30 viene eseguita l’uccisione anche di Rocco La Ficara, cl. ‘59. Alla mattanza del “Venerdì nero” di Taurianova seguì una forte mobilitazione sociale e mediatica, oltre che una vigorosa reazione delle autorità politiche centrali. Il 31 maggio 1991, il decreto legge 164 introduce le “Misure urgenti per lo scioglimento dei consigli comunali e provinciale e degli organi di altri enti locali, di tipo mafioso”. Il Prefetto di Reggio Calabria dispose la immediata sospensione del consiglio comunali di Taurianova, successivamente sciolto con dpr il 02 agosto del 1991. 

All’ampiezza dell’arco temporale di azione delle due cosche, è correlato il cospicuo numero dei fatti delittuosi (20 omicidi, 10 tentati omicidi, episodi di estorsioni tentati e consumati, porto e detenzione  di un rilevante numero di armi), realizzati con una successione cronologica a volte terrificante, in quanto ad un omicidio ai danni di un gruppo, seguiva immediatamente la risposta di sangue dell’altro che, volendo essere maggiormente “efficace” sul piano criminale, si caratterizzava per una violenza ed efferatezza inaudita. La faida si concluse con la prevalenza della cosca di Jatrinoli, però falcidiata da numerose operazioni giudiziarie. Dopo un periodo di detenzione e di sorveglianza speciale, Carmelo Zagari divenne l’esponente di maggiore rilievo.

Infatti Marcello Viola, classe 1959 (genero di Rocco Zagari per averne sposato la figlia Italia Zagari), Giuseppe Zagari e Pasquale Zagari (entrambi figli di Rocco Zagari e fratelli di Carmelo) erano stati condannati a lunghe pene detentive e Ernesto Fazzalari (ritenuto parte della famiglia Zagari perché fidanzato di Rosa Zagari, figlia di Rocco e sorella minore di Giuseppe, Pasquale e Carmelo Zagari) si era dato alla latitanza. Il primo accertamento giudiziale, in ordine temporale quindi, circa la sussistenza ed operatività a Taurianova e comuni limitrofi della cosca Viola-Fazzalari-Zagari si ha con la sentenza del procedimento “Venerdì Nero”, emessa dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria in data 10 febbraio 1999, divenuta definitiva in data 27 novembre 2002.

La successiva sentenza della Corte di Assise di Palmi del 22 settembre 1999, nell’ambito del procedimento “Taurus” a carico di Francesco Abramo, cl.79, invece verteva, come detto, su una serie di omicidi e tentati omicidi susseguitisi verso la fine degli anni ’70 a Taurianova, riconducibili alla faida che insanguinò quel centro urbano fino agli anni ’90, scoppiata dopo l’omicidio di Rocco Zagari, avvenuto il 2 maggio 1991. Secondo la ricostruzione fatta in sentenza, le organizzazioni che si sono fronteggiate aspramente sono state quelle facenti capo alle famiglie Asciutto-Neri-Grimaldi (legate al gruppo dominante sull’intera piana di Gioia Tauro delle famiglie mafiose dei Piromalli e dei Molè) e quelle facenti capo alle famiglie Avignone-Zagari-Fazzalari-Viola.

I due gruppi venivano indicati rispettivamente come “cosca Radicena” e “cosca Iatrinoli” in relazione alla denominazione del rione di provenienza all’interno del paese di Taurianova dei rispettivi accoliti. Nella sentenza venivano ripercorse:

  •  prima della guerra di mafia, le fasi del dominio incontrastato della famiglia mafiosa degli Avignone (rappresentata dai fratelli Filippo poi deceduto per cause naturali, Giuseppe ed Antonio, sino all’intervento dei provvedimenti di sorveglianza speciale dell’agosto 1990 che imponevano l’allontanamento dalla Calabria dei componenti più in auge);
  • il fenomeno dell’attività estorsiva che rappresentava la principale fonte di reddito delle cosche;
  •  la nascita del gruppo di Radicena, con a capo Santo Asciutto, insofferente alla supremazia degli Avignone; dal 1988 le tensioni creatisi che sfociarono nella guerra di mafia a “fini espansionistici” e di “monopolio criminale”, la cui caratteristica peculiare era stata proprio quella del passaggio di appartenenti di un gruppo criminale ad altro gruppo opposto nel corso del suo svolgimento;
  •  la scissione del gruppo di Iatrinoli sul finire della faida con un mutamento dei rapporti di forza in senso favorevole alla cosca Zagari-Viola-Fazzalari, detta anche “cosca Iatrinoli”.

Nel processo “Taurus” furono condannati alla pena dell’ergastolo i fratelli Giuseppe e Pasquale Zagari, nonchè Ernesto Fazzalari che veniva condannato:

  •  per la sua partecipazione ad associazione di stampo mafioso per avere fatto parte della cosca Avignone-Zagari-Viola-Fazzalari;
  • per l’omicidio di Vincenzo Maisano (avvenuto il 9 febbraio 1989), commesso in concorso con Giuseppe Zagari, fratello di Carmelo. Il movente dell’omicidio era costituito dal fatto che il Maisano, spacciatore di sostanza stupefacente, aveva rifornito di droga Felice Zagari, figlio di Zagari Rocco e fratello di Zagari Giuseppe, Zagari Pasquale e Zagari Carmelo, deceduto successivamente per overdose;
  • per il tentato omicidio di Antonio Sorrento, esponente del clan rivale, avvenuto in data 13 luglio 1991, commesso in concorso con Zagari Giuseppe e Viola Marcello (Zagari Pasquale, dopo una condanna in primo grado, veniva mandato assolto dalla Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria);
  •  per l’omicidio di Francesco Asciutto;
  • per il tentato omicidio (in concorso con Giuseppe Zagari e Guerino Avignone) avvenuto il 30 giugno 1990, di Santo Asciutto, considerato il capo della cosca di Radicena, contrapposta a quella di Iatrinoli

Nell’ambito del procedimento Taurus era emerso che: (…omissis…) gli Zagari prediligevano il settore tradizionale delle guardianie abusive e delle tangenti con inserimento diretto anche negli affari politici mediante rappresentanti di particolare rilievo come l’anziano Rocco Zagari ed il suo giovane genero, Marcello Viola, eletti nel consesso civico di Taurianova.

Arresto Ernesto Fazzalari

Ulteriore colpo inferto alla cosca Zagari è stato quello relativo all’arresto di Ernesto Fazzalari, all’epoca 46enne, avvenuto il 26 giugno 2016, a Molochio (RC), nella frazione Monte Trepitò, in esecuzione di un ordine di carcerazione a seguito di condanna all’ergastolo, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, porto e detenzione illegale di armi. L’operazione, eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, era giunta ad esito di articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia.

Il prevenuto, latitante di massima pericolosità, all’epoca secondo dei ricercati per importanza e pericolosità, era inserito nel programma speciale di ricerca, irreperibile dal giugno 1996 allorquando sottrattosi all’arresto nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata “Taurus”, era stato poi individuato all’interno di un’abitazione in complesso di caseggiati a ridosso di impervia area aspromontana. Fazzalari, ritenuto elemento di vertice dell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante prevalentemente a Taurianova, Amato e San Martino di Taurianova e con ramificazioni in tutta la provincia ed in altre in ambito nazionale, sorpreso nel cuore della notte, non aveva opposto resistenza e, subito dopo l’irruzione degli operatori del Gis, aveva fornito le proprie generalità lasciandosi ammanettare.

Nel corso delle successive operazioni di perquisizione era stata rinvenuta una pistola con il relativo munizionamento, nonché altro materiale ritenuto di interesse per ulteriori approfondimenti investigativi. All’interno dell’abitazione, al momento dell’irruzione, inoltre, era stata trovata anche una donna, di anni 41, tratta in arresto per i reati di procurata inosservanza di pena, concorso in detenzione di arma comune da sparo e ricettazione.

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