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Tragedia Cutro, Sea Watch: «Strage di Stato che doveva essere evitata». Una nave della ong ancora a Reggio

L'ong tedesca affida a twitter il commento su quanto avvenuto nel crotonese. Intanto l'imbarcazione dell'organizzazione, dallo scorso settembre, è ancora bloccata nel porto della città dello Stretto

Tragedia Cutro, Sea Watch: «Strage di Stato che doveva essere evitata». Una nave della ong ancora a Reggio

Una strage che avrebbe dovuto essere evitata. Così ha definito il naufragio di Cutro, l’ong tedesca Sea Watch, organizzazione no-profit impegnata nel Mediterraneo centrale. Con il supporto della società civile, essa conduce delle operazioni di soccorso e salvataggio di vite in mare.

«La politica di gestione dei casi di emergenza in mare in un’ottica securitaria di repressione e non di soccorso, inaugurata a partire dal 2019, ha portato alla più grave strage degli ultimi anni sulle coste italiane», ha tuonato su Twitter l’ong tedesca, ponendo poi delle domande.

In attesa di risposte

«Come è possibile che il Centro nazionale di coordinamento (Ncc) che ha sede presso il Ministero dell’Interno abbia classificato il caso di un’imbarcazione con circa 200 persone a bordo in mare con onde fino a 2,5 metri, come “operazione di polizia” e non come evento Sar quindi di “Ricerca e Soccorso”? La stessa Guardia Costiera nel 2017 agiva considerando “ogni imbarcazione sovraffollata un caso Sar di per sé”. Allora, chi da Roma non ha dato l’ordine alla Guardia Costiera di #Crotone di intervenire?

Secondo il Comandante della Capitaneria di porto di #Crotone, le loro “motovedette avrebbero potuto navigare anche con mare forza otto”. Perché lasciare quindi intervenire motovedette inadatte come quelle della Gdf costrette a rientrare lasciando il caicco in balia del mare?», chiede scrivendo su Twitter.

Imbarcazione ferma al porto di Reggio

Intanto l’imbarcazione della stessa ong, denominata Sea Watch 3, continua a sostare forzatamente sulla banchina di levante del porto di Reggio Calabria, dove è ormeggiata ormai da settembre. È la banchina opposta a quella dove aveva attraccato lo scorso settembre per fare scendere oltre 400 migranti soccorsi in mare. A quello sbarco, seguì un’approfondita ispezione, durata oltre tredici ore, eseguita dalla Capitaneria di porto e poi il fermo amministrativo. Erano state rilevate alcune deficiencies, ossia gravi carenze tecniche e la mancata osservanza di prescrizioni per la sicurezza, la salute e l’ambiente. Irregolarità che la Ong avrebbe dovuto sanare.

Ritenendo il provvedimento ingiusto, l’ong ha proposto ricorso avverso il blocco prolungato dell’imbarcazione. Ricorso che il tribunale amministrativo regionale ha respinto, definendo regolare l’attività della capitaneria di porto. Intanto sull’imbarcazione sventolano due striscioni. Si legge “Solidarity is not a crime” e “Free Geo Barents”, quest’ultimo riferito al fermo amministrativo nel porto di Augusta della nave di Medici senza Frontiere, accusata di aver violato le norme imposte dalla legge sulle ong.

Lo sbarco del 17 settembre 2022

L’ong ha sempre dichiarato di essere stata ingiustamente accusata di aver soccorso troppe persone quando lo scorso settembre si trovò a soccorrere 427 migranti di varia nazionalità (Ghana, Mali, Sudan, Sud Sudan, Costa d’Avorio, Marocco, Libia, Egitto, Siria), nel Mediterraneo. La nave era stata autorizzata a entrare in porto di Reggio il 17 settembre. Poi l’ispezione e il fermo. Da mesi l’ong attende di poter entrare nuovamente in possesso dell’imbarcazione per tornare in mare a soccorrere.

Un’esigenza che, alla luce di quanto accaduto a Cutro, si fa ancora più impellente. Al momento, però, la nave è ancora attraccata al porto. La misura adottata dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria aveva riacceso la querelle sulla considerazione di naufraghi come normali passeggeri e sui poteri di controllo esercitabili dallo Stato di approdo su una nave che compia soccorso in mare e che, dunque, salvi delle vite umane

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