Simona Scarcella torna sulle intimidazioni e annuncia la pubblicazione degli atti che, a suo dire, documentano le decisioni che l’hanno messa sulla graticola: «Ho scelto di non tollerare e ne sto pagando le conseguenze. Qui si viene isolati, infangati e poi si muore»
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Quando un sindaco ha il coraggio di denunciare e di creare una frattura con un sistema radicato, fondato su una storia costruita ad arte, comodo a tanta gente, scatta una procedura simile a quella che ha coinvolto tante vittime della criminalità organizzata: prima l'isolamento, poi il tentativo di delegittimazione, poi le palate di fango lanciate con il ventilatore.
Infine si muore.
In una conferenza stampa tenuta lo scorso 16 settembre, tenendo fede ad un vincolo di lealtà che mi lega ai cittadini che mi hanno conferito il mandato di sindaco, ho esplicitato quelle che ritengo siano le motivazioni che stanno alla base delle intimidazioni subite da me e dalla mia famiglia.
Ho ricollegato in maniera specifica queste intimidazioni ad alcuni atti amministrativi, nello specifico destinati a sradicare un sistema di connivenze portato avanti da chi mi aveva preceduto.
Nella stessa giornata avevo messo a disposizione dei giornalisti gli atti che comprovavano le mie dichiarazioni.
Gli stessi giornalisti non hanno voluto visionarli.
Il giorno dopo qualcuno di essi mi ha definito " bugiarda", e l'ex sindaco ha pubblicato un post nel quale smentisce chiaramente le mie dichiarazioni.
È arrivato il momento che gli atti vengano resi pubblici.
Un po' per volta.
Per consentire ai cittadini di Gioia Tauro di assimilare la delusione di una truffa morale che è andata avanti per troppo tempo.
Il mio predecessore ha dichiarato di non aver mai avuto un ufficio di staff, né di avere integrato dipendenti o fiduciari in tale ufficio.
Eppure è pubblico un documento ufficiale nel quale viene destinato, con regolare protocollo dell'ente e firma del dirigente del personale pro tempore, un dipendente all'ufficio di staff del sindaco nell'anno 2020.
Non un dipendente qualsiasi.
Un dipendente affine ad un personaggio gioiese attualmente in regime di detenzione carceraria con l'imputazione di 416 bis.
Arresto questo eseguito durante la vigenza del mandato elettorale di chi mi ha preceduto.
Questo non significa che il dipendente sia colluso o che il suo affine sia già condannato.
Però mi sia consentito un ragionamento.
Mi è stata inviato una commissione di accesso per verificare eventuali infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata.
Il fatto che io abbia rimosso immediatamente questo dipendente da un incarico molto delicato, che presuppone contatti diretti e accessi alla stanza del sindaco, dimostra non soltanto un contrasto immediato al semplice sospetto di connivenza.
Significa molto di più.
Oggi apprendevo dei giornali che un provvedimento di sequestro di un'attività balneare, revocato e annullato dal giudice per le indagini preliminari, parlava di una "tolleranza" dell'amministrazione.
Tolleranza evidentemente non riconosciuta dall'organo giudicante.
Ebbene nel caso dello staff del sindaco io non ho tollerato.
Ho preso una decisione.
L'ho portata avanti con coraggio.
Mi è costato l'essere additata come bugiarda.
E probabilmente mi è costata qualcosa in più.
La pace e la serenità dei miei figli e della mia famiglia.
Chissà se verrà preso in considerazione questa mia mancata tolleranza e tante altre mancate tolleranze che andrò ad esplicitare di qui in avanti.
Io ho fatto una scelta. Una scelta di onestà, una scelta di libertà, una scelta di coraggio, una scelta di aderenza piena e totale ad una normativa che, anche se non pienamente condivisa, deve essere rispettata.
Ho fiducia nelle istituzioni e sono certa che le mie "non tolleranze" produrranno buoni frutti. Per intanto mi chiedo perché il sindaco di Bologna debba avere un trattamento diverso dal mio.... Mi chiedo come mai la commissione di accesso sia stata inviata proprio a me. E intanto continuo a svolgere il mio ruolo di sindaco che orgogliosamente dimostra con atti e documenti di non essere bugiarda.
Non nascondo però una grande preoccupazione.
Se si sconfessa pubblicamente, in maniera spregiudicata, nel disprezzo totale di atti e di documenti amministrativi protocollati e ufficialmente assunti agli atti di un ente.
Se si riesce a tenere questo atteggiamento con noncuranza, cosa potrebbe succedere a me e alla mia famiglia?
*Sindaco di Gioia Tauro, presidente Anci Calabria



