Il Tribunale di Reggio Calabria ha assolto con formula piena il Consigliere Comunale: «Accolgo questa sentenza con gioia e gratitudine»
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Massimo Ripepi non ha mai detto “figlia di satana” alla giornalista Caterina Tripodi. Il Tribunale di Reggio Calabria ha assolto con formula piena il Consigliere Comunale di Reggio Calabria ingiustamente imputato di diffamazione nei confronti della giornalista Caterina Tripodi.
La sentenza, pronunciata in data 26/02/2026 ha disposto l’assoluzione ai sensi dell’art. 530, comma 1, c.p.p., con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
Il Giudice Monocratico ha dunque accolto la linea difensiva sostenuta dagli Avvocati Domenico Diano e Antonio M. Marino, che nel corso del dibattimento hanno dimostrato come il Dr. Ripepi non abbia invero mai pronunciato espressioni diffamatorie nei confronti della suddetta giornalista.
Le dichiarazioni a lui attribuibili, è stato evidenziato in aula, rientravano nell’esercizio del diritto di critica, costituzionalmente garantito, e si collocavano nel contesto di una vicenda che lo ha visto oggetto di accuse particolarmente gravi.
In particolare, in alcuni articoli di stampa venivano attribuite a Ripepi parole rivolte alla Tripodi, tra cui l’espressione “figlia di satana” e altre formule analoghe, rappresentandolo come autore di presunti sermoni e attacchi religiosi contro il mondo dell’informazione.
Nel corso del processo è stato invece accertato che quelle frasi non sono mai state pronunciate da Massimo Ripepi, bensì da un soggetto terzo, estraneo alla comunità cristiana frequentata dal consigliere, con il quale Ripepi era già in aperto contrasto e che egli stesso aveva denunciato.
Una verità processuale che smentisce in modo netto le ricostruzioni giornalistiche diffuse in questi anni.
Le accuse alla base di quelle pubblicazioni si inseriscono per altro in una vicenda ancora più ampia dalla quale Ripepi è stato assolto in secondo grado dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, con una sentenza che non solo ha affermato che egli “non ha commesso il fatto”, ma che è stato a sua volta vittima di una vera e propria calunnia.
La decisione rappresenta un ulteriore passaggio giudiziario che chiude una fase complessa, segnata, secondo quanto sostenuto dallo stesso Consigliere, da una campagna mediatica ostile, rilanciata anche a livello nazionale.
La dichiarazione di Massimo Ripepi: «Accolgo questa sentenza con gioia e gratitudine. Dopo anni difficili, la verità è stata ristabilita. Non ho mai pronunciato le frasi che mi sono state attribuite e che hanno fatto il giro d’Italia. Ho semplicemente esercitato il mio diritto di difendermi da accuse che hanno leso profondamente la mia immagine personale e politica.
La gogna mediatica che ne è seguita ha segnato me, la mia famiglia e la mia comunità cristiana. Oggi la magistratura ha chiarito ciò che sostenevo fin dall’inizio. Ringrazio i miei avvocati, Avv. Antonio Maria Maurizio Marino e Avv. Domenico Diano, per aver condotto con fermezza e competenza una difesa che ha smontato punto per punto anni di pregiudizi, restituendo il giusto onore alla mia persona».

