Questa è una storia che abbiamo già raccontato. Ma anche se è nota, le rivendicazioni inascoltate e le ingiustizie che la flagellano ancora oggi , dopo dieci anni di denunce, scioperi della fame e proteste , cadono del vuoto . E allora il minimo che si ha il dovere di fare, rispetto a tali coraggio, perseveranza e resistenza civile, è tornare a raccontare ea dare voce.

Quello dei signori Giuseppe e Anna Maria Crucitti è un autentico calvario rispetto al quale sorde e inerti stanno rimanendo tutte le istituzioni, investite della questione da tempo. La città di Reggio si racconta anche e soprattutto, purtroppo, attraverso questa storia.

Nonostante le promesse e gli impegni, nessun intervento risolutivo è stato posto in essere a loro tutela, spingendo i signori anche a pensare di vendere quella casa nella quale non si sentono sereni e al sicuro come invece avrebbe dovuto essere. La parola esasperazione non è sufficiente per descrivere lo stato d'animo ormai perenne di Giuseppe Crucitti, che dallo scorso primo settembre è tornato in piazza Italia per una nuova protesta , questa volta a oltranza .

Con la moglie Anna Maria, vive dal 1989 nel rione Marconi, quartiere di edilizia popolare nel cuore della zona sud di Reggio Calabria. Oltre un decennio fa i signori Crucitti hanno riscattato la casa e con prestiti in banca l'hanno ammodernata, pensando che quella sarebbe stata la casa dove avrebbero trascorso tutta la loro vita . Non avremmo potuto immaginare che, invece, quel palazzo sarebbe diventato per loro il luogo più insicuro e invivibile, perché lasciato in balia di chi occupa con arroganza e protervia appartamenti e spazi comuni.

Protesta a oltranza

« Se per vedere riconosciuti i miei diritti e poter vivere in casa mia senza subire quotidianamente angherie e minacce da chi abita, senza titolo, nel mio palazzo, dovrò restare qui a oltranza, lo farò. Questa volta la mia protesta non si fermerà senza un reale risoluzione della questione, cioè fino a quando il palazzo non sarà liberato da chi è abusivo .

Denuncio tutto da dieci anni. Sono stato anche aggredito e ci sono processi in corso. Tutti sanno, questura, prefettura e Comune ma nessuno interviene. Dovrei forse abbandonare io la mia casa, dopo i sacrifici fatti con mia moglie per riscattarla e ammodernarla, lasciandola alla mercé di chi occupa abusivamente e lucra su beni pubblici, restando impunito ? Non lo farò e non smetterò di chiedere giustizia e legalità finché non avrò respiro.

Questa volta – dichiara con fermezza il signor Crucitti –  non mi fermerò fino a quando le cose non cambieranno perché ormai so che, altrimenti, tutto resterebbe uguale . Se nessuno interverrà, a Natale mi troveranno qui. Adesso basta. Chiederò un nuovo incontro con il questore, con la perfetta, che già sanno . Intanto abbiamo investito della questione direttamente il ministero dell'Interno ».

Cittadini perbene abbandonati e abusivi indisturbati

Il rione Marconi nel corso degli ultimi decenni ha subito una profonda trasformazione con il sopravvento del fenomeno dell'occupazione e della gestione abusiva degli alloggi popolari da parte di famiglie prevalentemente rom. È diventato anche luogo di spaccio di droga e centro di illegalità diffusa .

Fino a qualche anno fa anche scarica a cielo aperto. Questa una piaga adesso risanata, anche grazie alle costanti denunce dei signori Crucitti,  ma restano tante altre gravi criticità.

Quella trasformazione ha stravolto la vita di questa coppia di coniugi, entrambi di 76 anni e con i figli fuori, che legittimamente avrebbe voluto vivere serenamente nella propria casa . Ma questo diritto in questo quartiere di Reggio (in realtà non solo in questo) è negato, con buona pace di tutte le Istituzioni.

Una quotidianità di angherie

«Ogni giorno da anni - racconta il signor Crucitti - non possiamo fruire degli spazi comuni senza dover discutere e litigare. Il condominio non ha un amministratore regolarmente nominato ma ha una persona che “comanda”. Non ci sono i servizi che ci dovrebbero essere. Il portone di ingresso è stato preso a calci e rotto. Addirittura lo troviamo a volte sprangato per impedirci di entrare. Questo è solo uno dei tanti dispetti. Eppure quella è casa nostra. Sono loro a non avere diritto alcuno a stare e invece sì impongono con arroganza e violenza. E nessuno interviene per ristabilire ordine e legalità .

Io ho subito anche un'aggressione per aver protestato contro queste angherie. Non si contano più le minacce di morte e le ingiurie. Mia moglie Anna Maria nei mesi scorsi è stata pesantemente offesa. E questo mi turba ancora profondamente.

È tutto documentato e consegnato alle forze dell'ordine perché a spese nostre abbiamo istallato un impianto di video sorveglianza sperando di sentici più al sicuro. Non è servito . La situazione – rimarca il signor Crucitti – è ormai intollerabile e insostenibile .

Abbiamo incontrato la prefetta lo scorso anno. In questura abbiamo depositato decine e decine di denuncia ma dicono di non poter intervenire perché gli alloggi sono di proprietà del Comune . La vecchia Amministrazione sapeva ma non ha risolto. Qualche giorno fa ho incontrato in piazza anche il nuovo sindaco Cannizzaro. Non mi ha potuto ricevere e mi ha indirizzato all'assessore Massimo Ripepi che ho già incontrato e informato. Attendo risposte e prima di averle non lascerò questa piazza.

Questa volta la mia protesta andrà avanti a oltrenza. Non mi accontenterò di promessa. Siamo stati lasciati a vivere in un inferno e adesso devono ristabilire le regole nel mio palazzo . Ho diritto a vivere senza subire ogni giorno tutto questo .

Mi accompagna a ogni passo l' amarezza di avere denunciato e di essermi rivolto a tutte le istituzioni , esponendomi ulteriormente, e invece di essere tutelato e protetto, di essere stato abbandonato. 

Anche se sono l'unico a protestare, non mi arrenderò. In questo modo io e mia moglie non possiamo e non vogliamo più vivere», racconta ancora il signor Crucitti.

Serenità rubata

Una situazione che si ripercuote sulla salute . « Non conosciamo più la parola serenità. Non dormiamo bene. Io ho anche problemi respiratori e lo stato di ansia permanente in cui viviamo non è di aiuto. Abbiamo anche per questo avevamo deciso di vendere. Ma anche questo è stato motivo di malessere e così abbiamo fermato l'agenzia alla quale ci eravamo rivolti.

Quando le persone venivano a vedere la casa, gli altri inquilini del palazzo si affacciavano dal balcone per allontanarli. Una volta ho reagito chiedendo di non intromettersi. Il giorno dopo mi sono state lanciate delle scarpe addosso e sono stata offesa.

Non siamo liberi neppure di vendere la nostra casa. Noi che siamo tra i pochi in questo palazzo ad avere diritto di parlare e di agire siamo invece sotto scacco di chi viola oggi regola di convivenza civile e indisturbato abusa continuamente . Questa è la nostra quotidianità e non è vita », conclude con rammarico la signora Anna Maria .

Perché, allora, lamentare?

C'è davvero da chiedersi che paese civile e quali istituzioni davvero responsabili possano tollerare questa situazione, divenuta ancora più insostenibile proprio perché di fronte alle angherie due cittadini hanno denunciato, esponendosi per poi essere lasciati sempre soli ma ancora più a esposti ad abusi e arroganza .

Una storia che potrebbe nasconderne tante altre , di altri cittadini, di altre famiglie che per evitare tutto questo, al quale non corrisponde alcuna doverosa tutela, alcuna attenzione o soluzione, si ritrovano a tacere ea subito. Eppure non si invitano forse i cittadini a denunciare ea collaborare per ristabilire la legalità quando questa viene violata?