A suggellare la serata, l’organista Antonino Ripepi concede un bis molto apprezzato, ancora su musica di Johann Sebastian Bach
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«La serata si è presentata fin dalle prime battute come qualcosa di più di un semplice concerto: un vero itinerario interiore, concepito con lucidità e restituito con notevole coerenza.
Non una successione di brani – si legge nella nota stampa - ma un disegno unitario guidato con intelligenza dal narratore e maestro di coro Thomas Maria Marra, la cui formazione — segnata anche dallo studio con il M° Claudio Bagnato — si riflette in una visione solida e strutturata.
In sala, tra il pubblico, era presente anche il direttore del Conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria, M° Prof. Franco Romano. Protagonista l’ensemble Anima Christi, formazione nata nell’ottobre 2025, composta da Claudia Simona Andolfi (soprano), Antonella Azzarà (contralto), Alessandro Cama (baritono), Gianni Malacrinò (basso), Alessia Giardini (contralto), Davide Fazzari (tenore) e Lorenzo Fortugno (tenore).
L’apertura con lo Stabat Mater di Zoltán Kodály ha subito imposto un clima di ascolto raccolto e attentissimo. Il coro ha raggiunto qui uno dei vertici della serata, grazie a pianissimi di rara qualità: filati, sostenuti, mai svuotati, capaci di mantenere tensione anche ai limiti dell’udibile. Non semplice controllo dinamico, ma costruzione di un vero spazio sonoro, in cui il dolore resta trattenuto e, proprio per questo, più incisivo.
Con l’Atto di amore di Marco Frisina si passa con decisione a una nuova fase. Il tenore Davide Fazzari introduce una variazione virtuosistica ben calibrata, costruita con progressiva intensificazione e culminante in un acuto pieno, luminoso e perfettamente proiettato, capace di chiudere la frase con autorevolezza. L’organo di Antonino Ripepi si conferma presenza musicale di alto profilo: suono controllato, mai invasivo, fraseggio consapevole. Determinante anche il lavoro del registrante Alberto Orio, organista della Basilica Cattedrale di Reggio Calabria, che garantisce una gestione timbrica raffinata e continua.
Nel Preludio e Fuga in re minore BWV 538 di Johann Sebastian Bach emerge con chiarezza la statura di Ripepi: rigore architettonico, chiarezza del contrappunto e pieno controllo formale. L’ascolto si sposta qui su un piano più strutturale, senza perdere tensione.
La seconda parte introduce una diversa qualità timbrica. Nella Pavane di Maurice Ravel si distingue la flautista Sharon Crucitti, allieva del M° Antonino Barillà: suono pulito, fraseggio elegante, gestione del respiro che consente alla linea di distendersi con naturalezza.
Con Il canto del mare di Marco Frisina si torna alla dimensione dichiarativa, affidata alle voci del soprano Claudia Simona Andolfi, del contralto Alessia Giardini e del tenore Davide Fazzari. L’equilibrio tra le tre linee vocali risulta efficace e ben integrato nel tessuto corale.
Il cuore del programma emerge nel Cantico delle creature: Alessia Giardini offre una linea corposa e calda, mentre Lorenzo Fortugno, tenore leggero e ben proiettato, introduce slancio e luminosità. Lo stesso Fortugno si distingue nelle Lodi all’Altissimo, arricchite dai raffinati interventi virtuosistici della flautista Sharon Crucitti.
Dolce sentire di Riz Ortolani segna un momento di sospensione, mentre le Lodi all’Altissimo costruiscono progressivamente tensione attraverso la ripetizione.
Particolarmente significativa l’esecuzione dell’Ave Maria di Franz Biebl: brano complesso, a sette voci, caratterizzato da frequenti dissonanze e da un equilibrio interno delicato. Il coro affronta la scrittura con sicurezza e compattezza, risultato tutt’altro che scontato per un ensemble di recente formazione.
Nella sezione finale, l’Aria di Eugène Bozza offre un momento di raffinata intimità: la linea del flauto di Sharon Crucitti si intreccia con l’accompagnamento sensibile e misurato dell’organo di Antonino Ripepi.
Con Ombra mai fu di Georg Friedrich Händel, il soprano Claudia Simona Andolfi propone una lettura sobria ed elegante, sostenuta con finezza dall’organo di Antonino Ripepi.
Nel Ballo del Granduca di Jan Pieterszoon Sweelinck, Ripepi mette in luce chiarezza tecnica e brillantezza, evidenziando con precisione la progressione delle variazioni.
La chiusura con Adiemus di Karl Jenkins coinvolge pienamente il pubblico: una resa energica ma controllata, in cui la tensione espressiva viene dominata e trasformata in un flusso sonoro compatto e trascinante.
A suggellare la serata, l’organista Antonino Ripepi concede un bis molto apprezzato, ancora su musica di Johann Sebastian Bach, accolto con entusiasmo.
Il concerto si è svolto presso il Santuario di San Paolo alla Rotonda, sotto la guida pastorale di Antonino Pangallo.
Un progetto convincente, costruito con chiarezza e portato a compimento con una maturità sorprendente».

