Un approfondimento sulla straordinaria figura della filosofa e scienziata di Alessandria, tra cultura classica, scienza e trasformazioni religiose dell’antichità
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Nell’ambito del ciclo di incontri: I Grandi personaggi della storia, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, in sinergia con la Chiesa degli Artisti di Reggio Calabria, nella Sala San Giorgio della stessa chiesa, hanno promosso l’incontro “Ipazia, una scienziata greca tra illuminismo pagano e cristiano”. Sono intervenuti don Antonio Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso, e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, con il contributo di video proiezione ha relazionato Paola Radici Colace, già Ordinario di Filologia classica dell’Università di Messina, Presidente Onorario, Direttore Scientifico e Presidente della Sezione Antichistica del CIS della Calabria. Ipazia (circa 355–415 d.C.) straordinaria figura femminile dell’antichità. Visse ad Alessandria d'Egitto, importante centro culturale del mondo mediterraneo, in un’epoca di profonde trasformazioni religiose e politiche, segnata dal passaggio dal paganesimo greco-romano al cristianesimo.
Figlia del matematico Teone di Alessandria, Ipazia fu educata nelle discipline scientifiche e filosofiche. All’epoca in cui visse Ipazia, ha sottolineato Paola Radici Colace, Alessandria era una città multietnica, abitata da elleni, egizi, ebrei, costellata da vari edifici religiosi: sinagoghe, templi alle divinità greche ed egizie, chiese cristiane. Il gruppo dominante era costituito dagli elleni (gli abitanti di origine greca). Alessandria d’Egitto sta volgendo al declino, assiste a frequenti ed efferati atti e gesti di violenza, riflesso della crisi morale e civile nella quale versa l’Impero Romano ormai in decadenza, quella ‘città di dio’ che Agostino sta prefigurando proprio negli stessi anni in cui si stanno svolgendo i fatti.
Su uno scenario in cui scienza e filosofia non devono considerarsi discipline separate, nel breve tempo in cui visse, a Lei viene attribuito un Canone astronomico, probabilmente un commento a un'opera di Tolomeo, redatto insieme al padre Teone, che cita la figlia Ipazia come commentatrice. A Ipazia e a suo padre Teone si debbono le edizioni delle opere di -Euclide (367-283 a.C.), autore degli Elementi, la più importante opera di geometria dell'antichità. I famosi teoremi di Euclide sui triangoli sono ancora oggi parte dei programmi scolastici.
Ipazia, giunse ad un tale grado di cultura, che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, partecipava alle riunioni dei capi della città e non era motivo di vergogna per una donna stare in mezzo agli uomini, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale.
Con la morte di Ipazia, si poté considerare distrutta una delle più esemplari comunità scientifiche di ogni epoca. Quello che è strano però, è che nessuno, poi, si sia proclamato suo allievo. Probabilmente, i motivi vanno ricercati nel fatto che Cirillo, considerato dalle fonti principali il responsabile del suo assassinio, detenne la carica di vescovo della città per i successivi 29 anni (morì nel 444), nel corso dei quali era diventato l'episcopo più potente e temuto di tutto l'impero d'Oriente".

