Un teatro pieno e un racconto che ha scelto la memoria al posto della retorica. Ieri, Domenica 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il Cineteatro Metropolitano ha ospitato lo spettacolo “Streghe! Quando uccidere le donne era legale. Storia infame dei roghi e di mille altre crudeltà”, terzo appuntamento della rassegna “Un palco per la città” 2026.

La serata ha trasformato il palcoscenico in un luogo di riflessione collettiva su una delle pagine più oscure della storia europea: la persecuzione delle donne accusate di stregoneria.
Un racconto teatrale che, attraverso storie vere, ha invitato il pubblico a guardare al passato per comprendere meglio le conquiste e le battaglie ancora aperte sui diritti delle donne.

Dopo il tono ironico dello spettacolo precedente “Sanremo siamo noi”, la rassegna ha proposto un lavoro più intenso e meditativo che «partendo dalla caccia alle streghe e dalle testimonianze riportate sul palco dai bravissimi attori dell’Amaca - ha spiegato il direttore artistico Antonio Calabrò – ha avvinto il pubblico, invitandolo a riflettere sull’importanza della lotta per i diritti delle donne».

Dal “Malleus Maleficarum” alle testimonianze italiane

Lo spettacolo ha preso spunto dal “Malleus Maleficarum” di Sprenger e Kramer, il manuale pubblicato nel 1487 che codificò la persecuzione delle presunte streghe e divenne per secoli uno dei principali strumenti ideologici della caccia alle streghe. Da quel testo ha preso avvio una narrazione teatrale costruita su vicende realmente accadute in Italia tra il Quattrocento e il Settecento. Il lavoro, con soggetto e testi di Antonio Calabrò, è stato condotto dalla narratrice Rita Nucera, mentre le scene sono state curate da Anna Rita Fadda.

Attraverso letture sceniche e interpretazioni intense, il pubblico ha ascoltato sei storie di donne accusate di stregoneria, processate e spesso condannate alla morte.
Vicende diverse tra loro ma unite da un filo comune: l’essere donne in una società che temeva l’autonomia femminile e cercava nel diverso il segno del demonio. Secondo le stime storiche ricordate dalla narratrice durante lo spettacolo, tra 300mila e 700mila donne furono vittime di torture, prigionia, emarginazione o roghi durante i secoli della persecuzione.

Le sei streghe: storie vere tra il Quattrocento e il Settecento

Sul palco si sono alternate le attrici che hanno dato voce alle protagoniste di sei vicende documentate.

Grazia Marrapodi Lamma ha interpretato Matteuccia da Todi, guaritrice che curava febbri e malattie con erbe e preghiere. Accusata di stregoneria, venne arsa viva il 20 marzo 1428.

Antonella Giordano ha portato in scena Caterina Medici, serva accusata di maleficio dopo aver respinto le avances di un uomo potente. Torturata in modo orribile, lungo il tragitto verso il patibolo, venne strangolata il 4 marzo 1617, con il corpo bruciato e le ceneri disperse.

La sua vicenda è stata raccontata da Leonardo Sciascia nel saggio La strega e il capitano.

Sonia Impalà ha interpretato Giovanna Monduro, donna accusata per presunte maledizioni e condannata al rogo il 17 agosto 1470, dopo essere stata sottoposta alla tortura della corda, senza mai confessare né accusare altre donne.

Antonia Tripodi ha dato voce a Benvegnuda detta la Pincinella, medichessa e ostetrica che curava malati e aiutava a nascere i bambini. Nonostante il bene fatto alla comunità, venne accusata di stregoneria e arsa viva il 15 luglio 1518.

Rosanna Palumbo ha interpretato Antonia Renata Spagnolini, giovane donna libera e ribelle la cui vicenda è ambientata in un villaggio del nord Italia. Arrestata dall’Inquisizione e piegata dalle torture, fu bruciata sul rogo l’11 settembre 1610. La sua storia è stata narrata da Sebastiano Vassalli nel romanzo La Chimera.

Infine Enza Marra ha interpretato Cecilia Faragò, nata nel 1712 a Zagarise. Accusata di stregoneria per vendetta dopo aver denunciato raggiri legati all’eredità del marito, fu difesa da un giovane avvocato, Giuseppe Raffaelli, che dimostrò l’infondatezza delle accuse. Cecilia venne assolta e quel processo contribuì alla progressiva abolizione delle leggi sulla stregoneria.

Inquisitore, narratrice e boia

Accanto alle figure femminili, lo spettacolo ha rappresentato anche i protagonisti della macchina persecutoria.

Nino Cervettini ha interpretato l’inquisitore, simbolo dell’autorità che giustificava torture e processi come strumenti per estirpare il male, in un costante “botta e risposta” con la narratrice Rita Nucera che ha guidato il racconto, accompagnando il pubblico tra documenti storici, testimonianze e riflessioni sul significato della persecuzione.

Fabrizio Macheda ha vestito i panni del boia, figura che dava esecuzione alle sentenze.

Il monologo finale: dai roghi alla battaglia per i diritti

Il finale dello spettacolo è stato affidato alla voce di Rita Nucera, che ha trasformato il racconto storico in una riflessione sul presente: “Le storie ascoltate sono solo una piccola parte di una persecuzione che ha segnato secoli di storia. Anche se la caccia alle streghe è terminata, la discriminazione non è scomparsa” ha detto dal palco la Nucera. Nel monologo conclusivo ha ricordato poi alcune tappe fondamentali dei diritti delle donne in Italia: il diritto di voto nel 1946, la legge sul divorzio del 1970, la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza del 1978, fino all’abolizione del cosiddetto delitto d’onore nel 1981.

Un percorso lungo e difficile che continua ancora oggi, mentre femminicidi, nuove forme di violenza e disuguaglianza dimostrano quanto la strada verso la parità sia ancora aperta.

Da qui l’invito a lottare sempre, per un 8 marzo che continui ad avere un senso quale giornata di lotta per i diritti delle donne”.

Tutti i protagonisti dello spettacolo

Lo spettacolo ha visto in scena:

Grazia Marrapodi Lamma – Matteuccia da Todi

Antonella Giordano – Caterina Medici

Sonia Impalà – Giovanna Monduro

Antonia Tripodi – Benvegnuda la Pincinella

Rosanna Palumbo – Antonia Spagnolini

Enza Marra – Cecilia Faragò

Fabrizio Macheda – il boia

Nino Cervettini – l’inquisitore

Rita Nucera – narratrice

Dietro le quinte:

Anna Rita Fadda, maestra di recitazione

Tonino Marra, scenografia

Marcello Alampi, fonico

Federica Giannini, microfonista

Davide Agostino, tecnico luci

Paola Esposito, tecnico del suono

Antonella Ierinò, suggeritrice

Mimmo Vazzana, assistente di palco

Renè Bruzzese e Cheren Surfaro Sartoria Bruzzese, costumi

Gianni Sorci, acconciature

Maria Idone, trucco

Stellario Rato, grafico

La rassegna “Un palco per la città”

La rassegna “Un palco per la città” 2026, dedicata alla memoria di Bruno Stancati, proseguirà fino a giugno 2026, trasformando il Cineteatro Metropolitano in uno spazio dedicato a teatro, musica e formazione.

Il progetto è promosso dal Dopolavoro Ferroviario di Reggio Calabria, presieduto da Nino Malara, insieme alle associazioni L’Amaca, Itaca e Sartoria Bruzzese e ai media partner: Radio Touring 104 e il quotidiano Cult (Cultandsocial.it).

Prossimo appuntamento con il “Rinascimento”

A chiusura della serata, il direttore artistico Antonio Calabrò ha chiamato sul palco tutti i protagonisti per i ringraziamenti finali e ha annunciato il prossimo spettacolo della rassegna.

Il quarto appuntamento sarà domenica 22 marzo, sempre al Cineteatro Metropolitano, con “Rinascimento”, uno spettacolo che proporrà un originale e divertente talent dedicato ai grandi artisti dell’epoca.

Per informazioni e contatti: 338 3477894 – 339 6132473.