Trovare un lavoro non basta, se per farlo una donna deve lasciare da parte studi ed esperienza. Per molte rifugiate ucraine in Italia, il mancato riconoscimento dei titoli conseguiti nel Paese d’origine rende difficile continuare la propria professione.

Nel 2024 il tasso di occupazione delle donne ucraine era del 58,8%, sopra la media delle donne provenienti da Paesi extra UE. Ma, secondo un’indagine dell’Osservatorio Balcani e Caucaso, il 53,4% ha avuto difficoltà a trovare un impiego stabile e il 71,2% ha incontrato ostacoli burocratici o linguistici. Le conseguenze si vedono nei percorsi individuali riscontrati da ActionAid a Bari, Napoli e Reggio Calabria dove lavora con le comunità straniere: donne con qualifiche ed esperienza finiscono nel lavoro domestico, nell’assistenza, nella ristorazione o nell’agricoltura stagionale. Una donna con due lauree, tra i tanti racconti, sul posto di lavoro "d'ufficio" ha subito derisioni e commenti sessisti; dopo le molestie si è dimessa e ha ricominciato con contratti brevi e lavori di pulizia.

«Il riconoscimento dei titoli non è una questione solo burocratica: mentre si attendono documenti e certificazioni, le donne devono mantenersi e prendersi cura dei figli. Così rischiano di accettare il primo impiego disponibile, anche quando non ha nulla a che fare con le loro competenze. Il mercato del lavoro nel quale entrano le donne è già fortemente segnato dalla segregazione di genere. Le ucraine sono state rapidamente indirizzate verso lavori considerati tradizionalmente femminili, spesso caratterizzati da bassi salari e scarse tutele. E la vulnerabilità può diventare anche un terreno per molestie e sfruttamento», afferma Grazia Moschetti di ActionAid.

Le procedure possono essere lunghe e difficili da comprendere. Nel frattempo, una professionista può dover rinunciare al proprio settore, ripartire da una posizione più bassa o frequentare corsi che non valorizzano ciò che sa già fare.

Nel progetto europeo Sweetie ha lavorato con donne e giovani ucraini in Puglia, Campania e Calabria, promuovendo l’accesso ai servizi e all'orientamento che parte dalla storia, dagli studi e dalle esperienze di ciascuna persona. A Napoli, con il CPIA Napoli Città 1, l’approccio biografico-narrativo ha permesso di far emergere competenze che i percorsi standard rischiano di non riconoscere. Il rapporto OECD Economic Surveys: Italy 2026 infatti segnala che le competenze delle persone migranti in Italia sono sottoutilizzate, anche a causa degli ostacoli al riconoscimento dei titoli esteri. Per alcune procedure di riconoscimento dei titoli universitari, l’OECD rileva tempi e costi elevati: tra traduzioni certificate e tariffe, la spesa può superare i mille euro.

«Servono procedure più semplici e percorsi che colleghino le competenze possedute alle opportunità di lavoro: valutazioni iniziali, corsi specialistici gratuiti, tirocini e strumenti per riconoscere anche le competenze acquisite fuori dai percorsi formali», aggiunge Moschetti.

La protezione temporanea europea per i rifugiati ucraini è stata prorogata fino al 4 marzo 2027. Molte donne hanno trovato casa, imparato l’italiano e iniziato a lavorare. La sfida è permettere loro di costruire autonomia senza dover sacrificare la propria vita professionale. Per garantire i loro diritti ActionAid ha stilato delle raccomandazioni indirizzate a Italia e Unione europea.

Il progetto SWEETIE è realizzato da ActionAid Italia, capofila, con KMOP – Social Action and Innovation Centre e Polish Migration Forum. È co-finanziato dall’Unione Europea – European Social Fund Agency, Social Innovation Initiative.