All’Università Mediterranea di Reggio Calabria il tema della sicurezza delle infrastrutture si intreccia con quello, sempre più urgente, della fragilità del territorio. Nell’Aula Magna “Falcomatà” è stato presentato il Libro Bianco sul dissesto idrogeologico e le infrastrutture di trasporto, uno studio promosso da ANSFISA, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, che punta a rafforzare il sistema di prevenzione e gestione dei rischi legati alla vulnerabilità del territorio italiano.

Il dato da cui parte l’analisi restituisce la dimensione del problema: il 94% dei Comuni italiani è classificato a rischio idrogeologico. Una percentuale che racconta la fragilità di un Paese caratterizzato da un equilibrio delicato tra conformazione geografica, assetto idrogeologico e cambiamenti climatici sempre più evidenti. Frane, alluvioni e fenomeni erosivi mettono sotto pressione infrastrutture e comunità, imponendo una riflessione profonda su prevenzione, pianificazione e gestione del territorio.

Proprio questo è il cuore del Libro Bianco, un lavoro multidisciplinare che analizza il rapporto tra dissesto idrogeologico e reti di trasporto, proponendo strumenti per rafforzare la governance del rischio. Lo studio mira a migliorare l’intero processo che va dalla conoscenza dei fenomeni alla pianificazione degli interventi, dalla progettazione alla realizzazione delle opere di prevenzione, fino al monitoraggio e alla rendicontazione delle attività svolte. L’obiettivo è promuovere un approccio sistemico alla sicurezza delle infrastrutture e alla tutela del territorio che esse attraversano, aumentando la capacità complessiva di resilienza del Paese.

Nel corso del convegno il direttore di ANSFISA Domenico Capomolla ha sottolineato come il passaggio decisivo sia proprio quello dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione. «Il nostro compito è anticipare i fenomeni», ha spiegato, ricordando la collaborazione avviata con FS Engineering proprio per migliorare la capacità di previsione degli eventi estremi e intervenire prima che le criticità diventino emergenze. Una sfida particolarmente evidente in territori complessi come la Calabria, dove la geomorfologia e la fragilità del suolo amplificano gli effetti dei fenomeni meteorologici intensi.

Il tema della sicurezza infrastrutturale è stato affrontato anche dal punto di vista tecnico e scientifico. Silvia Paparella, general manager di RemTech Expo Hub Tecnologico Ambientale, ha evidenziato come il Libro Bianco rappresenti il risultato dell’integrazione tra competenze infrastrutturali e competenze tecnico-scientifiche. Il documento individua alcune priorità: rafforzare la prevenzione, migliorare la comunicazione tra i diversi livelli istituzionali, armonizzare la governance e definire linee guida operative capaci di orientare le politiche pubbliche.

A ribadire la centralità del monitoraggio è stato anche Francesco Foti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Reggio Calabria, che ha richiamato il ruolo fondamentale dell’ingegneria nella lettura dei fenomeni territoriali. I sistemi di monitoraggio e l’analisi dei dati consentono di costruire modelli utili per comprendere il comportamento del territorio e orientare le scelte politiche, migliorando la qualità della spesa pubblica e l’efficacia degli interventi infrastrutturali.

La giornata ha avuto anche un forte peso istituzionale con la presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, che ha collegato il tema della sicurezza delle infrastrutture alle strategie di sviluppo del Mezzogiorno. Nel suo intervento ha ribadito la posizione del Governo sul Ponte sullo Stretto, definendolo una grande opportunità di crescita per il Sud. «Il ponte sullo Stretto non è una bandiera. Dal punto di vista del governo è una grande opportunità di sviluppo della Calabria e della Sicilia, ma anche di rilancio di tutto il Sud», ha affermato, spiegando che l’esecutivo punta a realizzare l’opera con il supporto delle migliori competenze ingegneristiche e industriali. Secondo Morelli l’infrastruttura potrà rappresentare «la primavera del Sud», contribuendo a rafforzare il sistema dei collegamenti e lo sviluppo economico dell’area.

In collegamento da Bruxelles è intervenuto anche il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, che ha posto l’attenzione su un nodo strutturale: la complessità delle procedure amministrative che rallenta gli interventi di mitigazione del rischio. «Per fare delle opere servono decine di autorizzazioni e permessi. Serve riformare il sistema di intervento sulla mitigazione del rischio, altrimenti non ne usciremo e le risposte non saranno sufficienti a risolvere i problemi che abbiamo il dovere di affrontare».

Il quadro che emerge dal confronto tra tecnici, istituzioni e mondo accademico è chiaro: la sicurezza delle infrastrutture e la tutela del territorio rappresentano una delle grandi sfide del presente. La crescita della frequenza degli eventi meteorologici estremi, l’esposizione delle reti di trasporto e la fragilità geomorfologica di molte aree del Paese rendono sempre più urgente un cambio di paradigma.

Il Libro Bianco sul dissesto idrogeologico si inserisce proprio in questa prospettiva: offrire strumenti di analisi e indirizzo per costruire una strategia fondata su prevenzione, monitoraggio e cooperazione tra istituzioni, gestori delle infrastrutture e comunità scientifica. Un percorso che parte dalla conoscenza del territorio e che punta a trasformare la gestione del rischio in una politica strutturale, capace di proteggere infrastrutture, comunità e sviluppo economico.