Una decisione che consente all’iter di approvazione dell’Indicazione Geografica Protetta di proseguire regolarmente anche a livello europeo, dove la procedura istruttoria è già in corso dallo scorso 6 febbraio a Bruxelles.

Al centro del contenzioso, la richiesta avanzata da Pizzi per il Consorzio della DOP olio essenziale di bergamotto e da Foti per la società agricola F.lli Foti, che puntava a bloccare l’iter. Il tribunale amministrativo ha però ritenuto di non accogliere l’istanza cautelare, di fatto rafforzando la posizione del Comitato promotore IGP e del Ministero dell’Agricoltura, difeso dall’Avvocatura dello Stato.

Per Rosario Previtera, presidente del Comitato promotore, «il dato più importante è la conferma della piena efficacia dei provvedimenti di riconoscimento dell’IGP Bergamotto di Reggio Calabria, che proseguiranno il loro iter davanti alle autorità dell’Unione Europea». Un passaggio che, sottolinea, «consolida la fiducia dei bergamotticoltori e delle centinaia di aziende aderenti», nonostante «un accanimento giudiziario che sta determinando danni a tutta la filiera».

Sulla dimensione europea interviene anche l’eurodeputato Denis Nesci, che ribadisce il proprio sostegno al progetto: «La Commissione europea tende sempre più a favorire le IGP di largo respiro rispetto alle DOP. Continuerò a impegnarmi per sostenere l’iter conclusivo a Bruxelles e recuperare il tempo perduto». Nesci annuncia inoltre per il 22 aprile, al Parlamento europeo, una conferenza dedicata al bergamotto tra «storia, nutraceutica, biodiversità e Indicazione Geografica Protetta», seguita da un evento con operatori del settore e buyer internazionali.

Dal mondo agricolo, Francesco Macrì (Copagri Calabria) evidenzia come «nonostante le difficoltà, l’iter va avanti» e auspica «tempi rapidi per non perdere un’altra campagna produttiva senza il marchio IGP», ritenuto strategico per aprire nuove prospettive economiche.

Sulla stessa linea Giuseppe Mangone (Anpa Calabria – Liberi Agricoltori), che parla di un progetto «giusto e necessario per dare dignità al bergamotto», denunciando ritardi legati a dinamiche politiche e interessi contrapposti. «L’IGP – sottolinea – consentirà ai produttori di affacciarsi al mercato del fresco con un valore aggiunto riconosciuto».

Toni ancora più netti arrivano dal fronte dei promotori storici. Giuseppe Falcone parla apertamente di tentativi di rinvio «per continuare a speculare sulla pelle dei bergamotticoltori», sostenendo che il marchio IGP ridurrebbe il peso delle grandi industrie dell’essenza, aprendo invece al mercato europeo del prodotto fresco.

A rafforzare questa posizione, anche Aurelio Monte, che contesta la rappresentatività del Consorzio della DOP sull’olio essenziale, citando dati produttivi che evidenzierebbero un divario significativo tra aziende aderenti e non aderenti. «Si tratta di due mercati distinti – osserva – e l’IGP non danneggia la DOP, ma valorizza un altro segmento».

In attesa dell’udienza di merito di settembre, dunque, il percorso dell’IGP prosegue senza ostacoli immediati. Il prossimo passaggio decisivo resta quello europeo, mentre sul piano interno si avvicina l’ultima tappa giudiziaria di una vicenda che, tra ricorsi e contrapposizioni, dura ormai da oltre cinque anni.