Il nuovo Piano regionale dei trasporti, approvato dalla Regione Calabria nei giorni scorsi, riporta al centro del dibattito il tema della mobilità. Un documento che prevede investimenti complessivi per circa 33 miliardi di euro fino al 2045 e che punta, tra le altre cose, sul rafforzamento del sistema ferroviario attraverso un modello di “metropolitana regionale”, con corse frequenti, servizio continuo e integrazione tra i diversi mezzi.

Un impianto definito moderno ed efficiente, ma che secondo Aldo Polisena, portavoce del Comitato Ionio-Tirreno e componente del Coordinamento pro Taurensi, lascia scoperta un’area strategica del territorio calabrese: la Piana di Gioia Tauro.

«Il problema – afferma – è che le aree interne sembrano escluse dagli interventi. In particolare la Piana, un territorio omogeneo composto da 33 comuni e circa 170 mila abitanti, in gran parte montano, resta senza un vero collegamento con il sistema regionale del trasporto pubblico».

Il quadro che emerge è quello di una mobilità fortemente sbilanciata sul mezzo privato. Secondo i dati richiamati nel documento, il 91% dei calabresi si sposta in auto, mentre solo il 9% utilizza il trasporto pubblico. Una condizione che si accompagna a un diffuso livello di insoddisfazione per i servizi su gomma e su ferro e a un dato allarmante sulla sicurezza stradale.

Per Polisena, la questione non è nuova: «La Piana è senza trasporto pubblico locale da anni. Fino al 2011 esisteva una rete ferroviaria che invece di essere modernizzata è stata chiusa, costringendo studenti e lavoratori a ricorrere ai mezzi privati o a un sistema di autolinee insufficiente».

Da qui la proposta: recuperare e rigenerare le ex linee delle Ferrovie della Calabria, in particolare la Gioia Tauro–Cinquefrondi e la Gioia Tauro–Sinopoli. «Se il Piano punta sul ferro – sottolinea – perché non destinare risorse, circa 200 milioni di euro, per riattivare queste infrastrutture?».

L’obiettivo sarebbe quello di costruire un sistema di trasporto integrato per l’intera area, una sorta di metropolitana di superficie capace di garantire collegamenti efficienti e sostenibili. «Chiamatela come volete: metropolitana della Piana, treno della Piana. Il punto non è il nome, ma la volontà politica di restituire dignità a un territorio per troppo tempo marginalizzato».

Nel ragionamento del Comitato, il rilancio del trasporto pubblico rappresenterebbe anche un’opportunità di sviluppo, con ricadute sul turismo e sulla valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale.

«I calabresi – conclude Polisena – spesso non conoscono la propria Regione perché mancano collegamenti adeguati e infrastrutture sicure. Garantire il diritto alla mobilità significa anche permettere ai territori di crescere».