Le proposte di valorizzazione del docente universitario affinché rientri nell’ossatura di un sistema integrato
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«Si discute dell’eventuale utilizzo del porto di Saline Joniche come struttura logistica di supporto alla costruzione del Ponte sullo Stretto.
È una prospettiva concreta. Dopo decenni di inattività, il porto potrebbe tornare ad accogliere materiali, mezzi e componenti di una delle più importanti opere infrastrutturali europee». È quanto dichiara nel suo nuovo intervento il docente universitario Enzo Cuzzola.
«Sarebbe già un fatto significativo. Ma la vera domanda non è cosa farà Saline durante il cantiere. La vera domanda è: cosa farà Saline dopo il cantiere?
Se il porto verrà dragato, messo in sicurezza e reso operativo, non possiamo permetterci che, conclusi i lavori, torni al silenzio. La storia dell’area ex industriale — con lo stabilimento della Liquichimica Italiana mai realmente entrato in funzione — ci insegna che le infrastrutture senza funzione duratura diventano parentesi costose. Per questo l’eventuale utilizzo logistico deve essere un punto di partenza. Non un episodio.
Il Museo del Ponte
Nei capannoni dell’area ex industriale può nascere il Museo del Ponte, centro permanente dedicato alla storia progettuale, alla tecnologia ingegneristica e al significato culturale del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.
Non un luogo celebrativo
Un luogo scientifico e didattico, capace di ospitare modelli in scala, percorsi multimediali, laboratori su sismica e aerodinamica, archivi dei progetti che nel Novecento hanno immaginato l’unione delle due sponde. Un centro di formazione per università, scuole, professionisti. Un punto di incontro tra ingegneria e territorio. Un nodo dentro una rete
Il Museo non dovrà essere isolato. Dovrà essere parte di un sistema integrato che già esiste, ma che va valorizzato.
Saline è già collegata ferroviariamente lungo l’asse ionico e tirrenico: verso Reggio Calabria e Villa San Giovanni, e verso nord fino a Gioia Tauro. È una dorsale reale, operativa, che può trasformare il Museo in una meta facilmente raggiungibile senza congestionare la viabilità urbana.
A questa connessione ferroviaria si può affiancare una rete marittima veloce — una vera metro del mare — capace di collegare Taormina, Messina, Reggio, Villa San Giovanni e Saline in un unico corridoio mediterraneo.
Parallelamente, il futuro assetto della tangenziale metropolitana a monte potrà garantire un collegamento diretto tra il Ponte, il Museo e l’intero sistema territoriale, da Campo Calabro fino all’Area Grecanica.
Mare, ferro, strada
Il collegamento stabile non sarebbe soltanto un’opera di attraversamento. Diventerebbe l’ossatura di un sistema integrato.
Da margine a centro
Saline è stata a lungo simbolo di un’industrializzazione incompiuta.
Può diventare simbolo di una maturità nuova. Non più periferia logistica, ma cerniera tra Tirreno e Ionio. Non più area sospesa, ma luogo che racconta l’ingegneria, la visione, la capacità di un territorio di superare i propri limiti. Le grandi opere non devono lasciare soltanto strutture. Devono lasciare reti.
Se il Ponte unirà le sponde, il Museo potrà unire le funzioni. E lo Stretto, da confine, potrà finalmente diventare centro. Saline può essere il luogo in cui questa trasformazione prende forma. Perché quando un territorio integra mare, ferro e strada dentro una visione coerente, non costruisce solo infrastrutture. Costruisce destino».

