A Saline Joniche prende forma un appuntamento culturale dal forte valore simbolico e sociale: sabato 11 e domenica 12 aprile la Delegazione municipale e la biblioteca comunale di via Nazionale ospiteranno “Come eri vestita?”: la Survivor art installation che affronta in modo diretto e coinvolgente il tema della violenza di genere e degli stereotipi legati alla colpevolizzazione delle vittime di stupro. L’iniziativa sarà inaugurata ufficialmente sabato 11 aprile alle ore 10.30 e resterà aperta al pubblico per due giornate, offrendo alla comunità uno spazio di riflessione, ascolto e consapevolezza.

L’installazione nasce da un’idea potente: mostrare abiti comuni accompagnati dalle testimonianze di donne sopravvissute alla violenza, per smontare uno dei pregiudizi più radicati, quello secondo cui l’abbigliamento possa in qualche modo giustificare un’aggressione. Il titolo stesso dell’evento richiama una domanda che troppo spesso viene rivolta alle vittime, spostando l’attenzione da chi commette il reato a chi lo subisce. Attraverso il linguaggio visivo e narrativo dell’arte, il percorso invita a interrogarsi su quanto ancora sia necessario lavorare culturalmente per contrastare stereotipi e responsabilizzare la società intera.

L’iniziativa è promossa dall’associazione “Quote Rosa”, presieduta da Anna Comi, con il coinvolgimento del Comune di Montebello Jonico, rappresentato dalla sindaca Maria Foti e il contributo dell’Istituto comprensivo Montebello-Motta San Giovanni, guidato dalla dirigente Margherita Sergi; del Consiglio comunale dei ragazzi, rappresentato dalla baby sindaca Matilde Foti; di realtà istituzionali e associative impegnate nella promozione dei diritti, dell’uguaglianza e della tutela delle donne. La scelta di ospitare l’evento a Saline Joniche rafforza il legame tra cultura e territorio, offrendo un’occasione concreta di partecipazione civile e sensibilizzazione aperta a cittadini, scuole, associazioni e famiglie.

«Come eri vestita? - dice Anna Comi, presidente dell’associazione Quote Rosa - non è soltanto una mostra, ma un’esperienza che mette al centro il racconto delle sopravvissute e il bisogno di costruire una nuova consapevolezza collettiva. In un momento storico in cui il contrasto alla violenza di genere richiede attenzione costante, iniziative come questa rappresentano uno strumento prezioso per educare, dialogare e promuovere una cultura del rispetto».