Se è vero che nessuno muore davvero finché continua a vivere nel cuore di chi resta, allora Francesco Talia continua a essere straordinariamente vivo. Forse la sua luce non si è mai spenta. Si è semplicemente spezzata in migliaia di piccoli frammenti, ognuno custodito nel cuore di qualcuno. Di Luana, della sua famiglia, dei suoi figli, dei suoi fratelli – di sangue e “non di sangue ma di anima” -, degli amici che hanno raccolto il suo testimone. E anche di chi, come il sottoscritto, non ha avuto la fortuna di condividere con lui la quotidianità, ma lo ha conosciuto abbastanza da capire che certe persone entrano nella tua vita in punta di piedi e finiscono per lasciarci un segno indelebile.

La luce di Ciccio Talìa continua ad accendere Villa San Giovanni. Presentata la nuova edizione della Festa della Luce. Quest’anno saranno due le giornate in programma tra musica, cultura e raccolta fondi per la Scuola dei Mestieri in Costa d’Avorio

È questo il pensiero che mi ha accompagnato durante la seconda e conclusiva giornata della Festa della Luce. Guardavo quella piazza e provavo a trovare una spiegazione a ciò che stavo vedendo. Famiglie, bambini, giovani, amici. Persone arrivate da ogni parte per condividere due giorni di musica, riflessione e incontri. Una piazza ancora più piena della sera precedente. E, soprattutto, decine di volontari che correvano da una parte all'altra con un sorriso che raccontava tutto: il peso di un'assenza che continua a fare male e, allo stesso tempo, la forza di un'eredità che continua a mettere in cammino tante persone.

Foto Sarah Morabito

È probabilmente questa la magia della Festa della Luce. Francesco non è il ricordo attorno al quale è stata costruita una manifestazione. Francesco è la ragione per cui questa manifestazione continua a vivere. Continua a crescere. Continua a richiamare persone che, magari, non lo hanno neppure conosciuto, ma finiscono inevitabilmente per conoscere gli ideali che hanno guidato la sua vita.

Lo racconta con una semplicità disarmante anche sua moglie Luana, quando racconta che i loro figli stanno già imparando chi fosse il loro padre semplicemente osservando ciò che accade intorno a loro: una comunità che continua a volergli bene e a trasformare quell'affetto in gesti concreti.

La seconda giornata della Festa della Luce, 7 ore di musica e di idee, ha confermato tutto questo. Nel pomeriggio il talk «Stretto centro del Mediterraneo» ha aperto uno spazio di confronto sul presente e sul futuro del territorio, richiamando quei valori di dialogo e partecipazione che hanno sempre accompagnato il percorso di Francesco Talia. Poi la piazza ha lasciato ancora una volta spazio alla musica. Sul palco si sono alternati Antonio Freno, Alabama Tree, Mousikarche, Ligth Chili, Swamp and Dirty Water, Mattanza, Kento & Mad Simon con la partecipazione di Mczara, Sicula Afro Family ed i dj set di Alex Perdido. Generi diversi, storie diverse, un unico filo conduttore: stare insieme.

Foto Pietro Morello

L'immagine più bella, però, è arrivata quasi alla fine, quando sul palco sono saliti uno dopo l'altro i volontari dell'associazione Ensemble. Le donne e gli uomini che, per mesi, hanno lavorato lontano dai riflettori perché la Festa della Luce potesse diventare ancora una volta realtà. Volti stanchi, sorridenti, attraversati da un'emozione che era impossibile nascondere.

A nome di tutti ha preso la parola Totò Oppedisano. Ha ringraziato chi ha creduto in questo progetto, chi ha dato una mano, chi ha dedicato tempo, energie e cuore. Poi si è rivolto alla piazza con una frase semplice, di quelle che non hanno bisogno di essere spiegate: «Anche voi, se siete qui questa sera, fate parte di questa grande famiglia».

Ed è forse proprio qui che si nasconde il senso più profondo della Festa della Luce.

Perché una famiglia non è fatta soltanto da chi condivide lo stesso sangue. È fatta da chi sceglie di esserci. Di camminare insieme. Di custodire una luce e impedire che si spenga. Nonostante il tempo continui a trascorrere inesorabile, quella luce continua ancora a illuminare Villa San Giovanni. E porta ancora, con straordinaria naturalezza, il nome di Francesco Talia.