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Affacciato sullo Stretto di Messina, nel Grecale Garden del suggestivo resort di Altafiumara, Mario Venuti ha riportato la sua musica in Calabria con un live essenziale, elegante e vibrante. Un ritorno nel cuore del Sud che ha avuto il sapore della confidenza, del racconto condiviso, della sintonia. Il concerto, inserito nel cartellone dell’Altafiumara Fest, ha confermato ancora una volta la capacità del cantautore siciliano di muoversi con naturalezza tra generi diversi, dal pop alla bossa nova, senza mai perdere coerenza espressiva.
Davanti a un pubblico attento e partecipe, Venuti ha costruito un dialogo musicale fatto di dettagli, sfumature, piccoli slanci improvvisati. Ha portato sul palco una forma di spettacolo intima ma aperta, personale e allo stesso tempo collettiva. Ogni brano, dai grandi successi alle tracce del suo ultimo album, passando dalle cover, ha assunto una nuova dimensione, trasformandosi in racconto, in sguardo sul mondo e su di sé.
Ma è stata anche una dichiarazione d’amore per il Sud, per quella parte di Paese che resta ai margini delle narrazioni dominanti ma che custodisce una ricchezza umana e culturale straordinaria. Venuti l’ha raccontato senza retorica, attraverso il suono e la presenza. E Altafiumara, con il suo paesaggio sospeso tra cielo e mare, è sembrata il luogo perfetto per farlo.
Il ritorno in Calabria ha avuto per Mario Venuti il sapore di una consuetudine affettuosa. Non solo perché il pubblico dell’Altafiumara Fest lo ha accolto con calore e partecipazione, ma perché – come lui stesso ha raccontato ai nostri microfoni – quel tratto di mare che divide Sicilia e Calabria è, in fondo, un ponte familiare. «Vengo spesso e volentieri – ha detto – in Calabria c’è sempre un pubblico affettuoso che mi segue. Siamo proprio dirimpettai. Ho origini messinesi da parte di padre, Venuti è un cognome tipico di Messina. Conosco benissimo queste zone, anche Scilla, dove sono stato più volte. È un posto magico».
Un legame viscerale, mai interrotto, fatto di geografia, memoria e suoni condivisi. Un Sud che riconosce se stesso nelle voci che sanno raccontarlo con delicatezza, senza forzature, restituendogli la complessità e la grazia che spesso vengono dimenticate. Venuti lo fa con il suo stile inconfondibile, con quella cifra che unisce scrittura raffinata e apertura alla contaminazione, profondità e leggerezza. E il palco di Altafiumara è diventato per una notte spazio di riconoscimento e di casa.
Ad accompagnarlo in questo viaggio sonoro, un set acustico essenziale e pieno di colore: voce, chitarra e percussioni, in una formula che esalta l’intimità e lascia spazio all’improvvisazione. Al suo fianco il percussionista brasiliano Gabriel Prado, musicista con cui Venuti ha costruito un’intesa solida e creativa. «L’ho conosciuto poco più di un anno fa, fa parte anche della mia band elettrica, ma insieme abbiamo messo su questo set in duo che ci diverte molto. Ci permette di prenderci delle libertà musicali, di improvvisare, di giocare con il suono. E c’è una bella intesa, che nasce da una passione comune per la musica brasiliana».
Una passione coltivata nel tempo, con rispetto e profondità, che ha segnato interi momenti della sua produzione musicale, come l’album “Tropitalia”, dove la canzone d’autore italiana si veste di ritmo tropicale. E che torna prepotente anche in questo concerto, fatto di richiami al samba, ai canti delle scuole brasiliane, al canto black, alle sonorità calde e meticce che attraversano le strade di Bahia e Rio. «Non sono brasiliano – ha detto – ma ho una grande passione, un vissuto e una frequentazione della musica di quel meraviglioso Paese».
Il repertorio proposto alterna brani storici del suo percorso musicale a composizioni più recenti tratte dall’ultimo album “Tra la carne e il cielo”, passando per rivisitazioni in chiave tropicalista e momenti di libertà espressiva. Un equilibrio perfetto tra canzone, ritmo e ricerca, che rende ogni esibizione unica e ogni concerto un’esperienza irripetibile. «C’è qualche mia canzone tra le più conosciute, qualcuna nuova, qualche cover, e poi spazi di improvvisazione. Ogni serata è diversa».
In questo incastro di voci e strumenti, Mario Venuti trova la sua dimensione ideale: quella del narratore in musica, capace di attraversare il tempo senza smettere di cercare nuove strade. Un artista che si rinnova senza rinunciare a sé stesso, e che al pubblico del Sud regala ogni volta la sensazione che quella musica, in fondo, parli anche di loro.
Quello di Mario Venuti all’Altafiumara Fest è stato un live essenziale e diretto. Voce, chitarra e percussioni per una formula acustica che ha messo al centro la musica senza sovrastrutture. Un set calibrato, costruito sull’equilibrio tra repertorio, improvvisazione e ascolto.
La location ha fatto il resto. Il panorama sullo Stretto, l’atmosfera raccolta, il pubblico partecipe hanno reso la serata uno spazio ideale per una proposta musicale che non cerca effetti, ma contenuto. Venuti ha restituito al Sud uno sguardo vero, senza nostalgia né retorica. E in un cartellone che punta alla qualità, la sua presenza ha trovato piena coerenza.

