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«È un fulmine a ciel sereno per la politica calabrese. Chiaramente espone un elemento importante, che la politica nel suo percorso è forte ma anche debole, quando si evidenziano alcune criticità che appartengono al mondo politico ma anche non. È chiaro che il governatore Occhiuto ha preso una scelta importantissima non solo per la parte politica di appartenenza, ma credo anche per tutti i calabresi. E se questo annuncio, perché di fatti è ancora un annuncio, sarà confermato, da qui a poco la Calabria sarà di nuovo richiamata ad esprimere un governatore e nella fattispecie Occhiuto ha già anticipato la sua ricandidatura. È un elemento di forza importante questo, perché ritengo che ha dato un contributo importante per la nostra Calabria lungo il suo percorso, e Reggio Calabria è testimone di questo suo lavoro. È chiaro che poi un’elezione ha tutte le insidie che appartengono al mondo delle elezioni».

Demetrio Marino, capogruppo di FdI a Palazzo San Giorgio, ospite dell’odierno appuntamento di “A tu per tu”, la videorubrica di approfondimento de ilreggino.it.

Ovviamente con le dimissioni si apre uno scenario nuovo. La Lega ad esempio con Durigon si è detta “informata” di questa intenzione di Occhiuto sottolineando di essere pronta alla campagna elettorale, ma qui ci giocheremo due campagne elettorali, perché se si voterà a ottobre per le Regionali, nella primavera poi si voterà per il Comune. Voi siete pronti?
«Innanzitutto bisogna scindere le due cose, chiaramente se l’ipotesi di annuncio del Presidente sarà confermata con le sue dimissioni, la Calabria farà parte di quel gruppo di regioni che andranno al voto nell’autunno del 2025 e che anticipa quello che può essere uno scenario politico che si potrà riprodurre nel panorama comunale, che sono le elezioni amministrative di maggio-giugno 2026. Ci sono tante ipotesi, come quella che parecchi amministratori potrebbero partecipare anche all’esperienza regionale, concludendo in maniera anticipata anche la fase del Comune di Reggio Calabria; ma io non ritengo che non sia così. Se casomai come tutti già anticipano, il Sindaco dovesse partecipare a questa eventuale competizione, c’è un vicesindaco che può portare avanti il Comune di Reggio Calabria. Pertanto ritengo che sia soltanto un elemento che può dare un’indicazione concreta su quelli che sono i giochi di forza della politica tra il centrodestra e il centrosinistra e credo anche che ci potrebbero essere delle novità nel panorama del civismo che potrebbe dare una percentuale in grado di aprire degli scenari un po’ diversi rispetto al passato».

Anche lei ci farà un pensiero a Palazzo Campanella?
«Intanto faccio parte di un partito che ha sempre dato l’opportunità ai suoi candidati di esprimersi, chiedendo “vuoi partecipare o non vuoi partecipare” proprio perché ha fiducia nei suoi amministratori, ma anche nei suoi consiglieri, che siano regionali, provinciali, metropolitani o comunali. Questo è un valore aggiunto, perché catapultarsi in un’elezione senza avere la fiducia di un partito è difficile oggi, soprattutto a queste latitudini. E’ chiaro che oggi mi aspetto soltanto che il partito faccia delle scelte e poi alla fine io sono sempre un militante che accetta le indicazioni dal partito, qualunque esse siano, e sarò sempre disponibile alle scelte del partito».

Lei è stato consigliere metropolitano tra il 2017 e il 2019, proprio nei primissimi anni del nuovo ente… da capogruppo di FdI a palazzo San Giorgio, le chiedo quanto è fondata la polemica sull’attribuzione delle funzioni a palazzo Alvaro, e soprattutto come se ne esce…
«Le funzioni stravolgono notevolmente l’azione amministrativa ma c’è un elemento, e l’abbiamo già verificato con quelle che sono state le funzioni delegate negli anni passati alla Provincia: c’è un trasferimento non solo di risorse che sono economiche, ma anche umane e di uffici che di fatto ancora oggi penalizza un pò la gestione della Città Metropolitana, basta guardare cosa succede nei settori della formazione e del turismo. Io ritengo che questo completamento delle funzioni rafforzi notevolmente la Città Metropolitana portandola in equilibrio con tutte le altre città sorelle che chiaramente da tempo hanno le funzioni e hanno sviluppato un’azione non soltanto organizzativa ma anche di sviluppo territoriale importante».

Parliamo di cambi di casacca… in questa consiliatura a palazzo San Giorgio se ne sono visti diversi e anche clamorosi. Lei, da sempre negli ambienti di centrodestra, ha avuto una parentesi che l’ha vista avvicinarsi a Falcomatà, per poi prendere le redini di fratelli d’Italia in consiglio comunale. Cosa spinge veramente un politico a cambiare collocazione?
«La difficoltà dei partiti ad assumere una propria posizione in alcune città importanti, ma soprattutto alle nostre latitudini, dove chiaramente il problema viene tra virgolette scaricato dal basso verso l’alto e pertanto ci deve essere una capacità di sintesi, di azione politica e poi, se non si è supportati, alla fine ti ritrovi a capire qual è il tuo percorso, se sei isolato e sostanzialmente se sei utile alla causa di quel partito e di quel percorso. Talune persone che fanno queste scelte perché non si rivedono più in quel percorso che li aveva visti protagonisti, forse forzatamente o anche illusi di quel percorso che poteva essere importante, e allora ritengono di avviare un’azione amministrativa che possa beneficiare non soltanto loro ma anche tutto il territorio, i loro concittadini e i loro elettori».

Crede che Fratelli d’Italia sia politicamente la sua collocazione definitiva? Glielo chiedo perché negli ultimi tempi in più di un documento fuoriuscito dal centrodestra comunale non c’era la sua firma (in alcuni casi anche di altri)…
«Io credo di avere un po’ di esperienza in più dei miei colleghi che siedono a Palazzo San Giorgio. Sono 27 anni che faccio attività politica e ritengo che quando si deve discutere un’azione deve essere interessato tutto il panorama dei consiglieri e poi decidere insieme cosa fare. Le cose precostruite non appartengono alla mia azione politica, nè al mio modo di fare politica. Ritengo che la discussione all’interno di una collocazione ci debba essere, e solo dopo si debba scegliere qual è l’indirizzo da portare avanti. Se queste cose mancano è una volontà singola di ogni partito, non parlo singola persona perché le persone devono poi anche decidere qual è la linea di un partito, e sviluppare un’attività insieme oppure no. Non è mai esistito che ogni comunicato stampa lo facciano tutti insieme, c’è anche l’indipendenza di un partito che può gestire il suo comunicato stampa, la sua azione politica in base alle proprie vedute, alle proprie azioni e rispetto alle tipologie che viene espressa nei confronti di un problema o nei confronti della cittadinanza».

La provoco, può essere che questo succede anche quando c’è un problema di leadership all’interno di un raggruppamento?
«È chiaro che noi abbiamo avuto una debolezza importante nel centrodestra e lo dico in maniera aperta, che parte da quando ci sono state le dimissioni annunciate al Comune di Reggio Calabria, che a mio avviso devono essere sviluppate in maniera diversa e che comunque accettando la linea dei partiti l’abbiamo condivisa. Ma se ricorda bene non eravamo tutti d’accordo su quella che era la procedura da seguire, e soprattutto all’occhio della gente. Le istituzioni devono lavorare da istituzioni, quando c’è un problema l’organo supremo è il Consiglio Comunale dove si deve decidere, alzare la mano in Consiglio Comunale, creare una mozione costruttiva nei confronti di chi è indirizzata e ognuno si prende la responsabilità e lì metti in difficoltà non solo l’opposizione, ma anche la maggioranza che si deve esprimere nei confronti di una mozione costruttiva».

L’intervista con Marino è proseguita parlando di centrodestra e di campagna elettorale, ma anche di amministrazione comunale e degli errori che vengono imputati a Falcomatà. Ma non solo, perché col capogruppo meloniano si è parlato di teatro come scuola di vita e di radio come primo amore a cui lo stesso Marino vorrebbe dedicare una manifestazione ad hoc. Guarda la video intervista integrale.