Una rivelazione destinata ad aprire un nuovo fronte nella campagna elettorale per le suppletive di Reggio Calabria. A lanciarla è stato il sindaco Francesco Cannizzaro, intervenuto nella sala Monteleone di Palazzo Campanella durante l’incontro organizzato da Fratelli d’Italia a sostegno del candidato del centrodestra Fabio Roscioli.

Sul palco anche il responsabile nazionale dell’Organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, tornato in città per accompagnare la coalizione nella fase conclusiva della campagna elettorale in vista del voto del 27 e 28 settembre.

Davanti ai rappresentanti nazionali, regionali e locali del centrodestra, Cannizzaro ha indicato apertamente in Nino Minicuci l’autore dell’operazione politica che avrebbe portato Domenico Giannetta, fino a quel momento capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, ad accettare la candidatura proposta da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Una candidatura nata in contrapposizione a quella unitaria di Roscioli per il seggio alla Camera lasciato libero dallo stesso Cannizzaro.

Il sindaco ha ricostruito i passaggi che avrebbero preceduto lo strappo di Giannetta da Forza Italia. Secondo quanto raccontato, il consigliere regionale sarebbe stato sollecitato ad accettare la candidatura facendo leva sul ruolo ricoperto nel partito e sulle sue prospettive politiche.
«Gli hanno detto: “Hai fatto il presidente di commissione, hai fatto il capogruppo di undici consiglieri regionali, devi andare a Roma”», ha riferito Cannizzaro.

Il sindaco ha poi parlato dell’esistenza di un «trait d’union», una figura che avrebbe messo in contatto Giannetta con il progetto politico di Vannacci. Quindi la rivelazione, pronunciata senza più lasciare spazio alle allusioni: «Lo dico per la prima volta, facendo nomi e cognomi: l’operazione l’ha fatta Nino Minicuci». Secondo la ricostruzione offerta dal primo cittadino, l’obiettivo sarebbe stato quello di mettere in difficoltà il nuovo corso del centrodestra reggino, costruendo una candidatura alternativa a quella di Roscioli.

Il riferimento è all’ex candidato sindaco del centrodestra alle elezioni comunali del 2020, sconfitto al ballottaggio da Giuseppe Falcomatà. Cannizzaro ha collegato direttamente quella stagione politica alla vicenda delle suppletive, aprendo una vera e propria resa dei conti.
«Secondo lui è un genio. Lo abbiamo visto cinque anni fa: ha riconsegnato la città a Falcomatà», ha affondato. «Io ero il primo a dire che non era adeguato a Reggio e che non era un degno rappresentante del centrodestra. Poi la politica è così: subii anch’io quella partita, ma partecipai lealmente, lavorai e organizzai le liste».

Cannizzaro ha sostenuto che già allora una parte dell’elettorato di centrodestra non riconobbe Minicuci come un candidato adeguato alla città: «I reggini, legittimamente, anche quelli di centrodestra, dissero di no». Parole durissime, pronunciate durante un appuntamento elettorale che riuniva la coalizione a sostegno di Roscioli e che trasformano la corsa alle suppletive anche in uno scontro aperto dentro il fronte conservatore.

Nel corso del suo intervento Cannizzaro ha insistito sull’unità della coalizione, respingendo l’idea che l’uscita di Giannetta possa indebolire il progetto politico costruito in città.
«Noi siamo un bellissimo albero, un albero che produce tanti frutti. Quando capita che ci siano dei frutti marci, è bene perdere quelle mele anche strada facendo, perché potrebbero danneggiare l’intero albero», ha dichiarato.
Il sindaco si è detto «orgoglioso» della squadra nata attorno alla sua amministrazione, composta da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Udc, Noi Moderati e dalle altre forze che sostengono il governo cittadino. Una coalizione che, secondo Cannizzaro, può contare sul rapporto con la Regione e con il Governo nazionale: «Le iniziative che abbiamo messo in campo non sono riconducibili soltanto al primo cittadino. Sono il risultato di una squadra che lavora per Reggio con il sostegno del governo regionale e di quello nazionale».
«Roscioli lo abbiamo scelto noi»

Cannizzaro ha quindi ricostruito la nascita della candidatura di Fabio Roscioli, respingendo le accuse di una scelta imposta da Roma e rivendicando la decisione assunta insieme al presidente della Regione Roberto Occhiuto.
«Quando io e Roberto siamo andati da Fabio per chiedergli di candidarsi, inizialmente si è messo a ridere. Gli abbiamo detto: “Tu sì, perché sei un uomo delle istituzioni e perché sei colui che crea il collegamento tra il Governo e il Parlamento”».
Roscioli è stato indicato come una figura capace di muoversi nelle dinamiche istituzionali nazionali e di mettere la propria esperienza al servizio della città nei mesi che separano le suppletive dalle prossime elezioni politiche.
«Mi sento onorato e privilegiato che abbia detto sì, rendendosi disponibile a essere funzionale al progetto del centrodestra reggino. Chi vota Fabio Roscioli non vota soltanto Fabio Roscioli: vota un centrodestra unito, una squadra e questo progetto di città».

Nel finale Cannizzaro ha tracciato una netta linea di separazione anche rispetto a Roberto Vannacci, contestandone le posizioni sui diritti delle persone con disabilità, sulla guerra in Ucraina e sull’Europa.
«All’inizio Vannacci mi stava anche simpatico, poi ho studiato bene il fenomeno. Se dice che le persone con disabilità non possono stare nella stessa stanza delle persone abili, io ho paura. Se un leader è a favore della Russia e contro l’Ucraina, io ho paura. Se ha determinate posizioni sull’Europa, allora è distante da me e ne prendo chiaramente le distanze».

Ma il passaggio politicamente più rilevante dell’incontro con Donzelli resta quello sulla candidatura di Giannetta. Cannizzaro ha scelto di fare il nome di Minicuci, indicandolo come il regista dell’operazione che ha spezzato il fronte azzurro. Un’accusa politica pesantissima che, a pochi giorni dal voto, accende ulteriormente la sfida per il collegio uninominale di Reggio Calabria.