Una chiesa gremita, raccolta in un silenzio capace di raccontare più di qualsiasi parola. Questa mattina il Duomo di Reggio Calabria ha accolto familiari, amici e quanti hanno voluto accompagnare Anthea Ranieri nel suo ultimo viaggio. Una comunità intera si è stretta intorno alla sua famiglia, condividendo con rispetto un dolore troppo grande per essere spiegato.

Tra i banchi, lacrime, sguardi bassi e abbracci. All’esterno, al termine della celebrazione, i palloncini liberati in cielo al passaggio del feretro hanno accompagnato l’ultimo saluto alla giovane. Un gesto semplice, diventato l’immagine di un distacco che nessuno avrebbe voluto vivere. Presente in Duomo, in maniera discreta e rispettosa del dolore della famiglia, anche il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro.

L’omelia di monsignor Sarica

A celebrare le esequie è stato monsignor Demetrio Sarica, che nella sua omelia ha invitato i presenti a cercare nella fede la forza per attraversare un momento nel quale ogni certezza sembra venire meno. Ai piedi del quadro della Madre della Consolazione, il sacerdote ha affidato il dolore dei genitori, della sorella, dei familiari e degli amici di Anthea.

«La vita non è sempre luminosa, non è sempre facile. Quando è così, a che cosa dobbiamo aggrapparci? Qual è la roccia sulla quale poggiare i piedi quando sembrano cadere nel vuoto?», ha detto monsignor Sarica, indicando in Maria una madre capace di comprendere la sofferenza perché lei stessa ha conosciuto il dolore più profondo.

Il pensiero è andato al racconto evangelico della morte di Lazzaro e alle parole rivolte da Gesù a Marta: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà». Un invito a non considerare spezzati i legami con le persone amate, ma a guardarli con gli occhi della fede.

Monsignor Sarica ha quindi affidato Anthea «alla dimora di luce e di pace» e all’abbraccio di Maria: «Mi piace pensare che sulla porta del Paradiso abbia trovato anche l’abbraccio consolante della nostra Mamma del Cielo, Maria Madre della Consolazione».

Una preghiera rivolta anche a chi resta, chiamato ad affrontare il compito più difficile: continuare il proprio cammino portando dentro un’assenza destinata a cambiare ogni giornata. «Abbiamo bisogno di non sprecare nessun momento della nostra vita, di valorizzare ciò che siamo e di custodire nel cuore questo respiro di vita eterna».

Il saluto della sorella Alisya

Durante la celebrazione è stata la sorella Alisya a dare voce al dolore più intimo della famiglia. Poche parole, pronunciate con fatica e amore, per ricordare il legame che le univa e tutto ciò che Anthea continuerà a rappresentare nella sua vita.

Alisya ha ricordato la quotidianità condivisa, le telefonate, i consigli, le risate e quei gesti che sembrano normali fino a quando diventano ricordi preziosi. Ha promesso di prendersi cura dei genitori e di custodire la memoria della sorella, continuando a portarla con sé in ogni momento.

«Non permetterò che tu diventi soltanto una fotografia, una data, un nome su una lapide. Tu sei stata molto di più: una sorella, una figlia, un’amica. Sei stata amore». Infine, un saluto che non ha voluto essere un addio: «Vai tranquilla, io ti porterò sempre con me. Per me sarai sempre Anthea, la mia sorellona, la mia principessa bellissima».

All’uscita del feretro, mentre i palloncini salivano verso il cielo, Reggio si è fermata ancora una volta accanto ad Anthea e alla sua famiglia. Senza invadere quel dolore, ma facendolo sentire, almeno per un momento, un po’ meno solo.