«Atto che paralizza le istituzioni e mette a rischio la responsabilità democratica dei consiglieri»
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«Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale si è consumato un episodio che non può essere ridotto a una semplice dinamica procedurale, ma che assume un chiaro e rilevante significato politico.
Per due volte e’ stato chiesto di verificare il numero legale, e subito dopo alcuni consiglieri hanno abbandonato l’aula, determinando la seconda volta, consapevolmente la mancanza del numero necessario per proseguire i lavori e rendendo di fatto deserta la seduta.
Non si è trattato di un incidente, ma di una scelta. È bene dirlo con chiarezza: quando le regole vengono utilizzate per impedire il prosieguo dei lavori senza che i lavori stessi siano oggetto e motivo di tale decisione non e’ altro che paralizzare le istituzioni, non siamo più nel campo della fisiologica dialettica democratica, né tanto meno della politica
La politica è confronto, presenza, responsabilità. L’antipolitica è sottrazione, e’ ambiguità, compromesso interruzione, rinvio.
La seduta si è svolta in un contesto già segnato da assenze motivate, preventivamente comunicate e legate a circostanze persona: l’assenza connessa a un grave episodio di furto verificatosi presso l’abitazione di un consigliere, e quella di un assessore impossibilitato a partecipare a causa di un intervento chirurgico.
In questo quadro, la decisione di chiedere la verifica del numero legale e, contestualmente, abbandonare l’aula appare non solo come una scelta politica, ma come un atto che ha deliberatamente fatto leva su una situazione di oggettiva difficolta con motivazioni non legate ai lavori di quest’aula consiliare
Non è solo una questione regolamentare non attiene a norme o procedure
È una questione di etica pubblica.
La democrazia vive della responsabilità di chi la rappresenta. (Calamandrei)
Ed è proprio nei momenti più delicati che questa responsabilità dovrebbe emergere con maggiore forza, non venir meno.
È qui che si misura la differenza tra chi “utilizza” le regole per interrompere e chi le interpreta per garantire il funzionamento delle istituzioni, nel rispetto della comunità.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento concreto e non secondario: la necessità di riconvocare il Consiglio in seconda seduta per la trattazione di un unico punto all’ordine del giorno, con il conseguente aggravio organizzativo e personale per i consiglieri, chiamati nuovamente ad assentarsi dai rispettivi luoghi di lavoro per garantire lo svolgimento dell’attività istituzionale.
Anche questo ha un peso. Anche questo ha un costo. E anche di questo qualcuno deve assumersi la responsabilità.
Ogni seduta resa impossibile è una decisione sottratta alla città.
Ogni uscita dall’aula è una scelta che produce conseguenze concrete rispetto al mandato ricevuto
Di quanto accaduto non rispondono le regole che lo consentono, ma chi ha deciso di utilizzarle in questo modo.
Il Consiglio comunale deve essere il luogo del confronto e delle decisioni.
I cittadini non chiedono tattiche, ma responsabilità, poter partecipare ed entrare in questi confronti maturando personali convincimenti
E su questa responsabilità, oggi, si apre una linea di distinzione netta.
Da una parte la politica. Dall’altra, l’antipolitica. O falsa politica
Amaro è’ stato assistere in quest’aula ad un’immagine che ricorda la Fata Morgana nella sua più cruda e cupa rappresentazione “quando (c'è il bel tempo) si vede tutto capovolto e, allora, i tetti si vedono sotto e le fondamenta si vedono sopra”
L’auspicio e’ che tali circostanze non si verifichino più in una sempre rinnovata e condivisa partecipazione responsabile e fiera di ciascuno ad una democrazia che non impone uniformità ma sano pluralismo». Così in una nota Caterina Trecroci, presidente del consiglio comunale di Villa San Giovanni.

