«Come hanno dato ampia informazione i giornali nelle scorse settimane, il Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro (Reggio Calabria) ha interrotto il servizio a causa della mancata concessione dell'accreditamento definitivo da parte della Regione Calabria; interruzione che ha messo sulla strada circa 40 pazienti cronici rimasti senza assistenza di prossimità.

Ora, questa – ennesima – cattiva notizia  – dichiarano Massimo Canale e Lorenzo Fascì del partito Comunista Unità popolare Calabria – dà il segno tangibile di una sanità calabrese che presenta gravi lacune.

Da mesi abbiamo avviato un percorso di denuncia delle carenze che contrassegnano la nostra sanità pubblica; non a caso abbiamo intitolato l'iniziativa “Viaggio nella sanità calabrese che non funziona”.

Vista con gli occhi del cittadino notiamo la mancanza di un piano sanitario complessivo; un piano che guarda l'oggi ed il domani e ci proponiamo di dare un contributo politico per un'offerta sanitaria pubblica e di qualità.

E questo della dialisi è l'emblema dell'approssimazione che contraddistingue l'azione della politica sanitaria della Regione e, nello specifico, della nostra ASP.

Intanto e preliminarmente (al quale i mass media sono aspetto stati poco attenti): perché il servizio di dialisi è stato esternalizzato ed affidato a privati?

A privati ​​convenzionati; appunto. Cioè tradotto in termini di macro politica sanitaria, la nostra ASP invece di gestire all'interno un così delicato servizio, lo ha affidato a dei privati.

Scelta, di per sé non condivisibile.

La presenza dei pazienti dializzati cronici è un fatto ben conosciuto e, pertanto, non si comprende come l'Assessorato alla Sanità Regionale non abbia compreso nell'atto aziendale la individuazione di un Reparto all'interno dell'ASP di Reggio Calabria dotando il servizio di struttura e competenze mediche ed infermieristiche.

Non si tratta di patologie impreviste ed emergenziali, ma di pazienti cronici.

Perché non ha predisposto ed organizzato il servizio all'interno delle proprie mura?

La domanda la rivolgiamo direttamente al Presidente della Giunta Regionale ed aspettiamo risposta, pubblica, concreta e precisa perché a quei 40 pazienti dializzati cronici va data una risposta; un chiarimento.

Per altro, si scopre ancora che il Centro privato di dialisi di Pellaro è stato avviato, con procedura di accreditamento provvisorio se è vero come è vero che il Centro ha chiuso per mancanza dell'accreditamento definitivo regionale. Cioè procedura di accreditamento che doveva portare a termine la Giunta Regionale ed in particolare l'assessorato Regionale alla sanità.

Come è possibile essere così irresponsabili affidando un servizio sanitario così delicato che riguarda pazienti cronici in situazioni di gravità con procedura provvisoria che quindi avrebbero potuto, da un momento all'altro, essere interrotti?

E, soprattutto, perché non è stato trasformato il provvisorio in definitivo?

E poi altra domanda che desta ancora maggiore perplessità: l'Assessorato alla Sanità Regionale e l'ASP non sapevano che il Centro dialisi di Pellaro stava per chiudere?

Perché non sono andati misure idonee a trovare una soluzione alternativa lasciando i 40 dializzati in balia di sè stessi tanto che sono a finire al pronto soccorso per poter praticare la dialisi?

Di fronte al blocco delle attività, l'Azienda Sanitaria Provinciale ha proposto il trasferimento dei pazienti presso i centri di Melito di Porto Salvo e Scilla, ma gli assistiti hanno fermamente rifiutato lo spostamento, ritenendo imprescindibile ricevere le terapie vicino al proprio domicilio. Le drammatiche testimonianze raccolte tra i malati ei loro familiari dipingono un quadro di profonda fragilità clinica, incompatibile con qualsiasi forma di pendolarismo.

Per far fronte all'immediata situazione di urgenza e garantire i trattamenti salvavita, la direzione dell'ospedale ha offerto in via straordinaria la disponibilità ad attivare un turno di dialisi notturna compreso tra le ore 21:00 e l'1:00.

Tuttavia, la dialisi non si può eseguire di notte. I pazienti dializzati non sono autosufficienti, devono essere accompagnati da parenti i quali, quindi dovrebbero rimanere tutta la notte in ospedale e, comunque si creerebbe uno schizofrenico squilibrio biologico di pazienti spesso in condizioni di gravità e non autosufficienti.

Emerge insomma un'approssimazione grave ed inaccettabile; la mancanza di un piano alternativo e, questo, per una direzione strategica appare alquanto incredibile.

Vorremmo a questo punto fissare l'attenzione su un punto: i pazienti dializzati cronici non sono ammalati di raffreddore ma sono portatori di una grave patologia che crea una fragilità complessiva del corpo e della mente. La dialisi è una procedura salvavita. Basti pensare che, se per necessità si devono spostare dalla città, devono verificare se nel luogo in cui si spostano c'è un centro dialisi perché non possono permettersi – a rischio della vita – di non sottoporsi a dialisi per più di un giorno.

Ecco perché il caso manifesta un gravissimo deficit organizzativo, la mancanza di un master plan strategico.

È pur vero che la nostra Regione è da 15 anni in regime di Commissariamento e cioè di risorse ridotte da parte dello Stato e con capacità di spesa limitata (e qui appare in tutta evidenza l'errore della Regionalizzazione della Sanità Pubblica che ha danneggiato prioritariamente i territori meridionali, nonché la trasformazione della sanità territoriale in azienda), ma questi limiti non giustificano la mancanza di una visione strategica.

Pertanto, chiediamo che la Regione e l'ASL diano spiegazioni chiare del perché è potuto accadere tutto questo disastro sanitario che, di fatto, ha comportato – e continua a comportare - per queste decine di pazienti violazione del diritto alla salute costituzionalmente garantito e quindi la Regione Calabria e l'ASP ha violato la Costituzione», concludono Massimo Canale e Lorenzo Fascì del partito Comunista Unità popolare Calabria.