«L'incontro con il Partito Democratico è arrivato tramite una persona, che è Maurizio Chiarolla, che mi ha chiesto la candidatura alla Quinta circoscrizione. Si è esposto con un'umiltà talmente forte che mi ha toccato il cuore. Quando sono tornata a casa ho detto a mia figlia: mi sa che la mia scelta è il popolo».

Così Maria Antonietta Rositani racconta di aver incontrato la politica, con la quale ha iniziato un nuovo percorso della sua travagliata vita fatta di sofferenza, coraggio e rinascita. In queste elezioni comunali occuperà la casella di capolista del Partito democratico che l’ha accolta a braccia aperte.

«Mi sono rivista in quelli che erano gli ideali che avrei dovuto trasmettere agli altri, ovvero dignità, uguaglianza e permettimi di dirlo, anche libertà di espressione che è un qualcosa che oggi nella politica credo sia molto importante, come il modo in cui ti esponi, pacato, calmo, cosa che secondo me fa la differenza. In questo percorso di rinascita voglio portare un rinnovamento socio-culturale proprio alla città e anche nel campo della politica. Il Partito Democratico per me rappresenta il popolo, la popolazione, i cittadini, l'amore grande che io ho ricevuto e che come sempre continuo a voler donare. Come lo posso donare? Basta ascoltare, ora ci vogliono certezze e concretezze, ho sempre detto che non mi piacciono le passerelle, bensì le lunghe e belle passeggiate, le prese per mano. Questo per me è l'inizio, assieme al PD, di un percorso amichevole, rispettoso verso una lotta contro la disuguaglianza, perché tutti oggi siamo uguali, tutti abbiamo il diritto di espressione e soprattutto dobbiamo abbattere i muri dei pregiudizi, perché il pregiudizio, ahimè, porta al giudizio e dal giudizio spesso scaturisce aggressione, quell'aggressione verbale che io voglio combattere, perché poi si arriva sempre a quella fisica».

Maria Antonietta si è prefissata un obiettivo specifico?

«È tutto un'unione di quelli che sono i concetti che io dico da quando ero ricoverata in ospedale, niente di più, niente di meno. Li sto portando sul campo, sto cercando di aiutare concretamente le famiglie con disabili e fragili, come le donne vittime di violenza. In che modo? In primis affermando il diritto all'affitto. Donne e persone fragili che vogliono affittare una casa, ma che ahimè il locatore non gliel'affitta per un semplice motivo, giusto: la paura di non poterle cacciare fuori un domani, e allora è da qua che arriva il mio percorso, non voglio più bussare alle porte assieme a queste donne, bensì voglio arrivare a una legge, a una legge che sia di lassù, questo sto facendo col Partito Democratico, creare una legge che in Italia e in Europa possa garantire la possibilità a donne e a persone fragili di poter affittare una casa e nello stesso tempo tutelare anche chi ha fatto sacrifici per acquistarla. Diritto alla dignità».

Ha parlato di rinnovamento socioculturale, un rinnovamento che ci vuole in questa città, se è vero come è vero che la sua candidatura ha stimolato delle reazioni e purtroppo ancora una volta negative...

«Purtroppo sì. Io quando ho fatto questa scelta ero consapevole, come giusto che sia che non tutti possono avere la stessa idea, anzi io lotto proprio per questo, per dare l’opportunità a tutti di potersi esprimersi, ma non avevo messo in conto l'arroganza, la violenza verbale che io ho dovuto leggere. Dire che io possa sfruttare la violenza subita, non so come lo si possa solamente pensare, visto e considerato che io lotto da ormai otto anni chiedendo i miei diritti, che non ho mai avuto. Oggi forse vorrei sfruttare la violenza affinché donne si uniscono a me per lottare contro la violenza, perché è da parole forti, da insulti che nasce la violenza. Io ho le spalle larghe, quindi l'ho saputo affrontare, ahimè, i miei figli ci sono rimasti male, non lo posso negare e a loro ho dovuto fare un discorso: non rispondete, se vi fanno attacchi sulla mamma non rispondete, perché io continuo a dire sempre la stessa cosa, alla violenza non si può rispondere con altra violenza».

Torniamo alla campagna elettorale: il dibattito in città in questo momento è polarizzato sui concetti della continuità amministrativa, e un deciso cambio di passo. Ecco, da cittadina, prima che da candidata, che idea si è fatta della città e di cosa avrebbe bisogno?

«Io voglio puntualizzare questo, prima di avere 48 anni ho vissuto la bella Reggio, ho vissuto le belle passeggiate, gli incontri tranquilli, la pulizia e il rispetto. Ho assistito anche però, ahimè, a un a Reggio commissariata, che poi si è dovuta riprendere da quel commissariamento. Di cose belle ne ho viste e, certo, ce n'è da lavorare e tantissimo, però credo che non si può rinnegare ciò che è stato fatto. Io leggevo i titoli di giornale quando il Comune aveva le persone che gli stavano pignorando i lampadari. Facciamoci questa domanda, perché il pignoramento di quei lampadari? è arrivato dalla destra o dalla sinistra? Ed è da qua che io punto sulla nostra campagna elettorale: ricordiamo il passato, il passato non si può cancellare, ma da quel passato noi possiamo lottare per creare il nostro futuro. Sono con Mimmo Battaglia, che rappresenta secondo me la figura di uomo pacato, che mi trasmette serenità e dato che io nella mia vita ne ho passate di tante, voglio accanto a me una persona serena e libera con cui parlare».

Perché votare Maria Antonietta Rositani, perché votare il Pd?

«Votare Maria Antonietta Rositani vuol dire votare il Pd, un rinnovamento socioculturale, l'unione di tantissime donne, ma anche uomini che finalmente uniti possono dare il meglio di se stessi. Votare il Pd per me vuol dire tanto, vuol dire votare chi mi ha dato l'opportunità di portare un rinnovamento».