«Non voglio essere il guastafeste, quello che spegne la musica e accende la luce, quello che ferma il ballo e manda tutti a casa, la sveglia che interrompe i sogni e porta tutti alla realtà, ma i tanti sacrifici sopportati dalla mia comunità negli ultimi trent’anni mi impongono di frenare l’immotivato entusiasmo di quanti credono che liberare l’imboccatura del porto di Saline Joniche sia la soluzione di ogni problema piuttosto che la causa, sia una conquista piuttosto che una sconfitta, rappresenti un passo in avanti piuttosto che mille indietro».

Esordisce così Giovanni Verduci, sindaco di Motta San Giovanni, che nei giorni scorsi ha inviato una nota a Francesco Rizzo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, manifestando preoccupazione a seguito delle dichiarazioni rilasciate da rappresentanti delle istituzioni in merito all’affidamento dell’incarico per la progettazione esecutiva, con previsione di imminenti interventi, per il dragaggio, il rifacimento dei cassoni cellulari e la riapertura dell’imboccatura del porto di Saline.

«Da Melito Porto Salvo a Reggio Calabria – continua il sindaco – passando soprattutto per le località Riace Capo, Lazzaro e Bocale, non c’è tratto di costa che non porti i segni di una scelta, compiuta tanti anni fa, rivelatasi nel tempo scellerata, dettata dalla fretta di dover pacare il malcontento e il disagio sociale con la promessa di uno sviluppo industriale che già allora appariva impossibile. Se oggi, ai più, appare errata la decisione di allora di realizzare una struttura portuale con quelle caratteristiche e in quel luogo, allora è da irresponsabili pensare di realizzare oggi a Saline interventi per mantenere lo stesso stato di fatto senza, contestualmente, mettere in sicurezza l’intera unità fisiografica da Melito Porto Salvo a Villa San Giovanni. E questa non è una considerazione di parte, ma è la conclusione di ogni studio, ogni convegno, ogni ricerca portata avanti negli ultimi trent’anni. Era il 6 maggio del 2000 quando, in occasione di un importante convegno studi organizzato proprio a Saline, autorevoli relatori come il rettore Alessandro Bianchi, i professori universitari Giuseppe Albanese, Edoardo Mollica, Giuseppe Mandaglio e soprattutto il luminare e indiscusso protagonista del mondo accademico Paolo Boccotti, giunsero alle stesse conclusioni poi ribadite in un successivo incontro pubblico tenutosi presso la Provincia nel dicembre dello stesso anno. Anche in una sentenza del Tribunale di Reggio Calabria – ricorda Verduci – è accertato che la presenza del porto ha avuto un peso notevole nelle variazioni della linea della riva e nella distribuzione dei sedimenti, determinando forti erosioni e innescando un nuovo processo erosivo con variazioni degli effetti dei moti ondosi e nella distribuzione dei sedimenti stessi».

«Negli ultimi due anni – aggiunge il primo cittadino – si è riscontrato l’avanzamento della linea di costa con il naturale ripascimento di alcuni tratti di spiaggia di Saline, Riace e Lazzaro. Questo, insieme alle opere di difesa realizzate, è la conseguenza della chiusura dell'imboccatura del porto e della modifica della morfologia del fondale che ha consentito alle correnti di ripristinare il trasporto dei sedimenti da sud verso nord».

«L’infrastruttura portuale – conclude Giovanni Verduci – può rappresentare davvero un volano di sviluppo per l’intera area metropolitana, ma il prezzo di tutto questo non può essere pagato, ancora una volta, da una comunità, quella di Lazzaro, che sul mare e sul litorale ha investito e continua ad investire. Per questo motivo ho chiesto un incontro urgente al presidente Francesco Rizzo anticipando che ci opporremo, in tutte le sedi, a qualsiasi intervento che non preveda, insieme all’apertura dell’imboccatura del porto, interventi per la protezione della costa e per il ripascimento naturale da Riace Capo a Bocale».