Dai dati comunali alle vertenze territoriali: la cura delle alberature storiche e la pianificazione strategica contro la cementificazione a Reggio Calabria.
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«Il verde pubblico, al pari di strade ed edifici, è un vero e proprio patrimonio a disposizione dei cittadini, un patrimonio che eroga servizi legati alla funzionalità ecologica, alla biodiversità e alla resilienza naturale del territorio urbano.
Tra i principali benefici ecosistemici – spiega Pina Vitetta – si possono annoverare: salvaguardia della biodiversità attraverso la formazione di corridoi ecologici per flora e fauna all’interno della matrice urbana; difesa idraulica del territorio e miglioramento delle acque ottenuti attraverso la riduzione del ruscellamento superficiale e dell’impermeabilizzazione del suolo.
Il verde urbano contribuisce in maniera significativa a mitigare gli effetti del cambiamento climatico attraverso l’assorbimento della CO2, e grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione delle piante contribuisce ad attenuare le temperature e le isole di calore. Apprezzabili sono inoltre i benefici di carattere sociale che derivano dalla disponibilità di spazi a verde nei contesti urbani in cui si vive quotidianamente. Questi spazi verdi di prossimità aumentano la qualità della vita in quanto favoriscono la socializzazione e incrementano la sicurezza urbana.
Per dette ragioni il verde urbano è destinato a svolgere un ruolo significativo nella qualità di vita della città e l’impegno pubblico non può limitarsi alla manutenzione intesa come applicazione di protocolli e competenze tecniche. Un patrimonio così importante e prezioso merita cura ovvero attenzione costante e senso di responsabilità etica. La città registra (fonte comunale 2024) la presenza di 12.065 alberi sul tutto il territorio comunale (6,1 ogni 100 abitanti); di questi 7.700 si trovano lungo le strade e le piazze cittadine mentre 4365 sono gli alberi presenti nei giardini e nei parchi dell’intero territorio comunale. Dai suddetti dati si evince che la città è povera di alberature dato che la media nazionale di numero di alberi ogni cento abitanti è di 17-18. La città di Modena può beneficiare di 117 alberi ogni 100 abitanti.
Partendo dal presupposto che è auspicabile che ci sia un rapido incremento delle alberature e che ciò avvenga con le opportunità offerte dai programmi d’investimento comunitari, occorre attenzionare il patrimonio esistente evitando la perdita degli alberi perché non si verifichi che l’incremento venga assorbito dalle sostituzioni. Inoltre va osservato che abbattendo un albero adulto occorrono venti anni per recuperare i servizi ecosistemici garantiti dal medesimo albero. Per queste ragioni occorre prendersi cura delle alberature cittadine, molte delle quali rivestono valore storico e paesaggistico, per evitare l’insorgenza di criticità fitostatiche e/o fitosanitarie.
Il Comune – prosegue Pina VItetta – si è dotato di un Regolamento tecnico del verde che recepisce i principi della Legge n. 10/2013 ("Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani") e le Linee guida Mattm 2017 per il governo sostenibile del verde urbano. Ma è necessario che il regolamento, che altro non è che un pacchetto di regole e strumenti tecnici, si trasformi in uno strumento di politica proattiva di gestione del verde pubblico urbano. L'obiettivo esplicito non è solo di vietare o sanzionare le condotte lesive, ma di promuovere attivamente la tutela e la valorizzazione dell'ecosistema urbano comunale. Una politica proattiva non può prescindere dalla conoscenza puntuale e digitalizzata del patrimonio esistente attraverso schede analitiche di tutto il patrimonio arboreo comunale (specie, età, stato fitosanitario, classe di rischio Vta- Visual Tree Assessment).
Questa fase conoscitiva, se condotta con rigore, consente di quantificare i benefici ambientali generati dagli alberi (stoccaggio CO₂, abbattimento isole di calore, assorbimento PM10, gestione acque piovane) per prioritizzare gli interventi di cura o riforestazione nelle aree con maggiori criticità microclimatiche. Da questa fase conoscitiva scaturiranno le direttive strategiche della pianificazione degli interventi di riqualificazione e integrazione del verde urbano:
definizione di corridoi ecologici per connettere le aree verdi urbane con quelle periurbane, favorendo la biodiversità.
individuazione delle aree prioritarie per nuovi impianti in base agli indici di densità abitativa e di vulnerabilità climatica.
criteri di scelta delle piante orientati alla resilienza climatica (specie autoctone o adattate, a basso consumo idrico e ad alta resistenza a parassiti e periodi di siccità).
È proprio su questa visione strategica che si fonda la concreta azione politica del movimento civico La Strada. Nella seduta del Consiglio comunale di Reggio Calabria del 20 luglio 2026, il nostro consigliere Saverio Pazzano è intervenuto richiamando l'attenzione dell'Amministrazione sull'emergenza caldo e sulla inderogabile necessità di predisporre misure immediate a tutela della cittadinanza nelle giornate di temperature record. Portando il tema della cura del patrimonio arboreo al centro del dibattito istituzionale, Pazzano ha rimarcato come la protezione degli alberi, e l'incremento dell'ombra naturale, insieme alla realizzazione di rifugi climatici, siano presidi di salute pubblica non più rinviabili.
L'impegno costante del collettivo La Strada su questo tema si è rinnovato nel caso emblematico dei platani secolari di Pellaro (via Nazionale, Traversa D). Nelle scorse settimane, di fronte al previsto abbattimento di questi esemplari storici, La Strada è intervenuta pubblicamente chiedendo all'Amministrazione comunale di sospendere immediatamente ogni intervento irreversibile e di aprire un confronto trasparente con residenti e cittadini. Il taglio di alberi storici deve rappresentare una misura di extrema ratio, praticabile solo in assenza assoluta di alternative tecniche e previa verifica del completo iter autorizzativo, inclusi i pareri della Soprintendenza. La perdita di un'alberatura secolare, come avvenuto purtroppo in questo caso, impoverisce irrimediabilmente l'identità paesaggistica e la qualità ambientale del quartiere.
Attraverso il dossier diffuso nel luglio 2026, "Più alberi e meno cemento in città per il benessere di ognuno", La Strada ha ulteriormente evidenziato come le recenti ondate straordinarie di calore siano il risultato diretto di un modello di sviluppo urbano basato sulla cementificazione selvaggia. Per tale motivo proponiamo l'adozione stringente della regola di pianificazione 3-30-300 (almeno 3 alberi visibili da ogni casa, 30% di copertura arborea per quartiere, un'area verde a massimo 300 metri) e l'avvio di diffuse pratiche di “depaving” (de-pavimentazione), sostituendo asfalto e cemento con suolo permeabile. Un percorso che deve valorizzare le risorse scientifiche già avviate dalla Città Metropolitana con l'Università Mediterrane (l'Atlante dei Servizi Ecosistemici, l'Urban Lab BiodiverCity e il progetto Aspromonte in Città) per un coinvolgimento attivo di scuole, associazioni e cittadinanza.
La battaglia per la tutela del verde urbano condotta a Reggio Calabria si inserisce perfettamente nel quadro normativo e scientifico di livello nazionale ed europeo. Come autorevolmente illustrato da Paolo Pileri (ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano), il nuovo Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) – strumento d'attuazione del Regolamento europeo sul ripristino della natura – fissa vincoli stringenti per 2.761 Comuni italiani (incluso quello di Reggio Calabria), obbligati ad applicare il Pnr: dall'agosto 2024 fino al 2030 è fatto espresso divieto, in base all’articolo 8 del Piano nazionale di ripristino della natura, di ridurre le aree verdi e la chioma degli alberi senza compensare con interventi di depavimentazione e rinaturazione, imponendo dal 2031 un obbligo di incremento netto della dotazione arborea. Si tratta di un'occasione storica per dare concreta attuazione agli articoli 9 e 117 della nostra Costituzione, salvaguardando il paesaggio, l'ambiente e gli ecosistemi nell'interesse delle future generazioni.
Quanto sia urgente questo cambio di paradigma è dimostrato da molteplici vicende di rilievo nazionale. La rimozione di alberi secolari e identitari, spesso giustificata da perizie agronomiche che finiscono per avallare mere decisioni amministrative, è il sintomo di una prassi diffusa che impoverisce il patrimonio vegetale delle città italiane. Come richiamato in premessa, la gestione del verde non può essere delegata ad approcci burocratici o meramente tecnici: occorrono visione, trasparenza, costante cura preventivo-manutentiva e un profondo senso di responsabilità verso beni collettivi che impiegano decenni per ricostituirsi. Una particolare attenzione va posta anche alla formazione del personale cui è affidata la cura del verde urbano, che richiede alta professionalità e conoscenza del patrimonio arborei. Un aspetto fondamentale è inoltre la formazione delle giovani generazioni all'attenzione e alla cura verso l'ecosistema, partendo dall'importanza del verde nei contesti urbani sopraffatti dagli effetti delle crisi climatiche per finire all'insegnamento di buone pratiche cui ciascun cittadino dovrebbe accostarsi, in qualsiasi fase della vita.
La Strada rinnova il proprio appello alle istituzioni e chiama all’impegno l’intera cittadinanza: tutelare gli alberi significa difendere il futuro della nostra comunità, la salute dei cittadini e il diritto a una città vivibile, fresca e sostenibile», conclude Pina Vitetta.

