Il candidato a sindaco: «Apparteniamo a una storia più grande, plurale, in un culto che attraversa culture diverse, cristiane e musulmane e non solo»
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«Buon San Giorgio a tutte e a tutti. Il culto di San Giorgio è millenario e dal Mediterraneo, dalla Palestina, si è diffuso in tutto il mondo. Ed è bello sapere che, anche oggi, mentre lo celebriamo a Reggio, tante altre città e comunità si ritrovano nello stesso segno. Sono tante, da non poterle contare, le chiese e gli spazi di devozione intitolati a San Giorgio in ogni parte del mondo. Questo ci ricorda che apparteniamo a una storia più grande, fatta di scambi, incontri, legami. Una storia plurale, in un culto che attraversa culture diverse, cristiane e musulmane e non solo. È un segno semplice ma importante: le differenze non impediscono l’incontro, e certe storie parlano a più mondi perché parlano all’umanità.
La storia di San Giorgio è semplice e potente. C’è un male che spaventa una comunità, fino a farla vivere nell’angoscia. E la paura, quando cresce, può diventare così forte da far sembrare inevitabile una cosa terribile: che qualcuno debba essere sacrificato perché gli altri si salvino.
San Giorgio spezza questo meccanismo. Non si arrende alla paura, affronta il drago e lo rende innocuo. E soprattutto, portando il drago al centro del paese e mostrando a tutti che è sconfitto e ammansito, restituisce alla comunità la possibilità di guardare in faccia ciò che la terrorizzava, senza esserne più schiava.
A Reggio serve proprio questo oggi: coraggio e generosità, ma anche senso di comunità, capacità di non escludere, di restare umani insieme.
Un messaggio semplice e concreto: scegliere la generosità, non cedere alla logica dell’esclusione, restare una comunità che si prende cura di sé intera, senza lasciare indietro nessuno».

