Il Presidente della regione potrà nominarne fino a due sottosegretari, anche estranei al Consiglio regionale, con la facoltà di partecipare alle sedute di Giunta, ma senza diritto di voto con l’ulteriore differenza, rispetto agli assessori, che la loro nomina non comporta la sospensione dalla carica di Consigliere regionale.

Ai Sottosegretari spetta un'indennità mensile composta dal 70% dell'indennità di carica e dall'80% dell'indennità di funzione prevista per gli assessori, e potranno avvalersi di strutture di diretta collaborazione (composte 1 unità ciascuna) per compiti di supporto tecnico. L'onere complessivo per le indennità è quantificato in 347.280,00 € a regime, mentre per le strutture di supporto – la cui spesa massima prevista era di 625.269,00 € annui – è stato presentato un emendamento che a detta di Angelo Brutto decurta del 90% quella spesa prevista. Per ciò che riguarda gli assessori non consiglieri, si è pensato di uniformare la disciplina esistente equiparando il loro trattamento a quello dei consiglieri nominati assessori.

All’esposizione del capogruppo della Lega Giuseppe Mattiani ha replicato subito Enzo Bruno (Tridico presidente) che parla di «fantasia spiccata» per aver chiamato il progetto di legge “manutenzione normativa”: «bastava dire finanziamento di nuove figure di sottosegretari aboliti quindici anni fa, mi sembra più trasparente, per dire che state reintroducendo i sottosegretari, che non sono altro che collaboratori che in questa operazione costano 1 milione di euro. È una operazione politica di potere per sistemare gli equilibri della giunta regionale».

Ma Bruno non si ferma a questa considerazione, ricordando al presidente Occhiuto di aver già allargato la giunta con altri due assessori che costeranno altri 1,6 milioni di euro: «Ci sono tante emergenze nella nostra regione, i calabresi hanno diritto a sanità e istruzione. Utilizziamo il milione di euro per incentivare le borse di studio».

Per lui si tratta di operazione forzata e per Elisa Scutellà (M5S) si tratta di «due figure mitologiche» che non hanno alcuna funzione in seno alla giunta, ma costeranno caro ai calabresi. Anche la capogruppo pentastellata, condannando gli emolumenti previsti, parla di ben altre emergenze da attenzionare: «Con quale faccia venite qui a proporci questa norma? Il presidente Occhiuto è famoso per essere un grande comunicatore, e allora perché non l’ha detto in campagna elettorale? Non saremo complici di questa pagina tristissima della politica calabrese. Abbiamo rinunciato agli emendamenti, la responsabilità ve l’assumete voi». Concetto a cui si rifà anche la collega Elisabetta Barbuto.

Angelo Brutto (FdI) parla di mistificazione: questa è l’applicazione di una norma di uno Statuto riformato e giudicato costituzionale. I sottosegretari prenderanno lo stipendio di un consigliere». Poi il capogruppo di Fratelli d’Italia ha stoppato le polemiche sui costi annunciando l’emendamento messo nero su bianco dalla maggioranza che vede tagliare i costi del provvedimento per circa seicentomila euro, che taglia la struttura prevista originariamente a supporto del sottosegretario «a cui riteniamo che basti una sola persona per portare avanti il suo lavoro».

A dare manforte a Brutto ci pensa Marco Polimeni (FI) che restituisce dignità alla figura del sottosegretario, trovando sponda nel fatto che già in diverse regioni, anche governate dal centrosinistra, prevedono l’istituzione di questa figura.

«La ratio è quella di dare un supporto all’attività dell’esecutivo» ripete Polimeni, a cui segue Orlandino Greco (Lega) secondo cui dall’opposizione si è scelto di fare populismo. Situazione quella tra l’Emilia e la Calabria, non certo sovrapponibile per Giuseppe Ranuccio (Pd). Il vicepresidente del Consiglio ricorda le modifiche all’architettura istituzionale regionale che ha contraddistinto i primi sei mesi dell’Occhiuto bis, con una certezza personale: «Apprendiamo con favore l’elaborazione dell’emendamento, ma siamo sicuri che è frutto dell’indignazione manifestata dai calabresi».

Giuseppe Falcomatà (Pd) invece si rifà alla solita metafora cinematografica, ripescando dagli archivi natalizi il celeberrimo “Una poltrona per due”, dove a Murphy e Aykroyd si sostituisce la coppia Occhiuto-Mattiani: «il film produsse nei soli Usa almeno 90 milioni di incassi, invece questa norma costa un milione per i calabresi».

L’ex sindaco di Reggio punta l’indice sul milione che verrebbe sottratto dalla Missione 20: «la Regione cofinanzia gli interventi sulla programmazione comunitaria. La domanda è, se noi utilizziamo le risorse per cofinanziare le risorse del Fse come lo finanziamo l’Fse?». Poi Falcomatà si sofferma sulle funzioni attribuite al sottosegretario definendolo «un portaborse che ce l’ha fatta» e la norma «di natura assistenziale, la 104 della politica».

Mattiani prova a difendere il provvedimento replicando a Falcomatà: «Il sottosegretario va a coadiuvare l’azione del presidente, perché governare una regione come la Calabria non è affatto semplice. Pensin a quello che ha fatto lei un anno prima della campagna elettorale che ha nominato trenta persone nel suo faraonico staff a spese dei reggini».

Di proposta anacronistica ha invece parlato Rosellina Madeo (Pd), dopo l’ennesimo affondo di Filomena Greco (Casa riformista IV), trovando uno strenuo difensore del provvedimento in Riccardo Rosa (Noi Moderati) che accusa: «utilizzate la povertà della gente per giustificare ogni vostra accusa politica, strumentalizzando tutto e dimenticando che la Calabria va amministrata, ed abbiamo bisogno di persone in più, per questo l’allargamento della giunta e l’adozione dei sottosegretari. Il problema è che voi inseguite il titolo sui giornali».

Il capogruppo del Pd Alecci ha ricordato che l’introduzione dei sottosegretari in Toscana è stata compensata con la riduzione degli emolumenti di tutti i consiglieri: «Fate un emendamento in questa direzione e lo voteremo sicuramente», dice ricordando che lo Statuto prevede anche la figura del consigliere delegato e conclude: «Questo è un atto di tradimento per chi vi ha votato».

L’opposizione decide di abbandonare l’aula: «Votatevelo da soli», dice ancora Alecci che così fa decadere anche gli oltre venti emendamenti preparati prima della seduta.