Ancora una data, ancora un rinvio. E soprattutto, ancora una volta, nessuna certezza. Da Villa San Giovanni arriva una presa di posizione netta sul percorso legato al Ponte sullo Stretto, dopo che per la settima volta viene indicato un possibile avvio dei cantieri, ora spostato all’ultimo trimestre del 2026.

A parlare è il sindaco Giusy Caminiti, che mette in fila una sequenza di annunci che, nel tempo, hanno progressivamente alimentato sfiducia: «Estate 2024, estate 2025, settembre 2025, ottobre 2025, febbraio 2026. Adesso l’ultimo trimestre 2026. Anche la ragionevolezza del ministro Salvini nel non voler più dare date è durata davvero poco».

Un passaggio che segna il tono di un intervento politico chiaro, costruito su un elemento centrale: la distanza tra le decisioni nazionali e le ricadute concrete sul territorio.

«Tanto lontano da qui – afferma – a chi vuoi che importi di una comunità che si ritrova, suo malgrado, di fronte ad una incertezza perenne ed imminente?».

Nel mirino dell’amministrazione villese non c’è soltanto la questione delle tempistiche, ma soprattutto il metodo con cui si sta procedendo. Caminiti annuncia che ribadirà queste posizioni anche nel confronto con il dottor Pietro Ciucci, previsto prima della conferenza stampa del 27 marzo, riportando quanto già sostenuto nelle commissioni del Senato.

Il nodo centrale resta quello della valutazione ambientale. Il Comune chiede con forza un aggiornamento complessivo dello studio di impatto ambientale, ritenendo superato quello risalente a oltre vent’anni fa. «C’è una significativa modificazione dell’impatto globale del progetto sull’ambiente», sottolinea il sindaco, evidenziando come siano cambiati i fattori di riferimento su cui quel progetto era stato costruito.

Da qui la richiesta di superare quella che viene definita una “mini VIA”, per arrivare invece a una valutazione integrale e complessiva, che tenga conto di tutti gli elementi aggiornati e delle prescrizioni già evidenziate anche dalla giurisprudenza amministrativa.

Un passaggio che si intreccia con i rilievi della Corte dei Conti e del Tar Lazio, che – secondo l’amministrazione – avrebbero dovuto essere recepiti sin dall’inizio in maniera più strutturata, evitando scorciatoie procedurali e l’utilizzo della decretazione d’urgenza.

La posizione del Comune non è di chiusura rispetto all’opera. «È chiaro che indietro non si torna», precisa Caminiti, ma pone condizioni nette affinché il percorso sia credibile e conforme alle normative, anche europee.

In questo quadro assume un peso specifico il tema delle alternative progettuali. «Non si può prescindere dal fatto che esistano soluzioni alternative, già depositate al Ministero delle Infrastrutture, né si può ignorare l’alternativa zero», afferma, richiamando esplicitamente i criteri che devono guidare le valutazioni del CIPESS nel bilanciamento tra sviluppo economico e tutela ambientale.

Per l’amministrazione villese, l’inserimento nel disegno di legge del riferimento alle alternative, «inclusa quella di non intervento», rappresenta un primo risultato politico, frutto delle osservazioni portate avanti nelle sedi tecniche e istituzionali.

Resta però il tema più ampio dell’impatto sul territorio. Caminiti richiama lo stop alla pianificazione urbanistica dal 2023, la perdita di finanziamenti e le ricadute economiche sui cittadini, in particolare sui proprietari di immobili gravati da vincoli di esproprio.

«Non consentono ad alcuno – conclude – di continuare ad ingenerare ansie e preoccupazioni». E soprattutto fissano un punto fermo: «Non c’è una prossima data per l’apertura dei cantieri. Continuare a dirlo rende tutti noi assolutamente non credibili».

Una linea che segna un passaggio politico preciso: dal dibattito sulle date a quello sulla sostanza degli atti e delle procedure. Dove Villa San Giovanni chiede, prima di tutto, certezze.