Il consigliere comunale di minoranza interviene sul caso del debito per energia elettrica: «Gestione carente e dibattito spostato su altro». Critiche anche al ruolo del presidente del Consiglio.
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La nota del consigliere comunale di minoranza e presidente della Commissione Bilancio Daniele Siclari, che interviene sul recente Consiglio comunale di Villa San Giovanni.
Al centro della vicenda, il riconoscimento di un debito fuori bilancio relativo alla fornitura di energia elettrica per le annualità 2021–2022. «Una spesa certa, prevedibile, programmabile – sottolinea – eppure una parte delle fatture è rimasta senza copertura, generando un debito riconosciuto ai sensi dell’articolo 194 del TUEL».
Siclari elenca i passaggi: fatture non pagate per mancanza di fondi, decreto ingiuntivo, atto di precetto per oltre 600 mila euro e infine una transazione per evitare ulteriori conseguenze. «Questi sono i fatti – afferma – e avrebbero meritato una discussione seria in Consiglio».
Secondo il consigliere, il confronto sarebbe stato evitato spostando il dibattito su altri temi. «Si è parlato di una consigliera in gravidanza e di un episodio personale che ha coinvolto un consigliere. Situazioni che meritano rispetto, umano e istituzionale, ma che non possono sostituire il merito della discussione».
Da qui la domanda: «Perché non si è scelto di rinviare il Consiglio? Perché si è deciso di proseguire fino al punto finale, salvo poi attribuire alla minoranza la responsabilità della mancanza del numero legale?».
Per Siclari, la questione è politica: «La minoranza ha esercitato un diritto previsto dal regolamento. La maggioranza non ha garantito i numeri».
Nel mirino anche quanto avvenuto dopo la seduta: «Una diretta lasciata attiva è stata utilizzata per attaccare personalmente il sottoscritto, entrando nel merito di valutazioni politiche che non competono al ruolo istituzionale».
Un passaggio che apre un ulteriore fronte: «Il presidente del Consiglio è il garante dell’aula. Quando sceglie di entrare nel confronto politico, viene meno la funzione stessa che è chiamato a svolgere».
Infine, la sintesi politica della vicenda: «Un debito fuori bilancio generato da carenze gestionali, un confronto evitato, una narrazione costruita per spostare l’attenzione e un ruolo istituzionale utilizzato per attacchi politici diretti».
«Il Consiglio comunale deve tornare a essere il luogo del confronto sui problemi reali – conclude – perché i cittadini non hanno bisogno di racconti, ma di risposte».

