Doppio appuntamento per l'esponente del Partito Democratico in Calabria, tra il confronto sul futuro del territorio e la chiusura della Festa dell'Unità. «L'Europa offre opportunità, il tema è saperle cogliere e costruire uno sviluppo serio per la regione»
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Un'agenda fitta e densa quella che porterà Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo, in Calabria oggi 27 agosto. Una giornata che si snoda lungo il filo rosso dell'impegno politico e della visione prospettica, toccando due centri cruciali della piana di Gioia Tauro. Nel pomeriggio, Zingaretti sarà a Gioia Tauro, ospite dell'iniziativa “Un nuovo domani”, promossa dal circolo locale del Pd: un momento di confronto necessario per declinare le politiche europee sul territorio, indagando le reali occasioni di sviluppo e le potenzialità spesso inespresse di questa area strategica. In serata, il viaggio politico proseguirà a Taurianova, dove sarà chiamato a chiudere la Festa dell’Unità “2027, l’alternativa è possibile”.
In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche crescenti, conflitti alle porte dell’Europa e spinte sovraniste che rischiano di isolare l'Italia nel contesto internazionale, abbiamo voluto dialogare con Nicola Zingaretti proprio sull'urgenza di un’Europa più forte, coesa e protagonista, e sul ruolo che il nostro Paese è chiamato a giocare per non restare ai margini di questa complessa trasformazione globale.
L’Europa è attraversata da guerre, tensioni internazionali, crisi economica e una nuova ondata di nazionalismi. Che Europa serve oggi per tornare protagonista e capace di difendere i propri cittadini?
«Nessuno Paese europeo da solo può competere con giganti come la Cina, l'India o gli USA. Per dare un futuro all'Italia bisogna ancora di più essere uniti come europei. Allora si saremmo forti. La guerra, le tensioni sono cresciute perché sono tornati i nazionalismi. L'illusione che si possa affrontare il futuro da soli. Ma da sempre nella storia quando questa idea si è affermata l'esito è stato tragico. Si gioca con le paure delle persone indicando la nazione come un rifugio ma in realtà è una prigione. Il nazionalismo non è la soluzione è il problema».
Dall’Ucraina a Gaza, il mondo è segnato da guerre e conflitti. L’Europa appare spesso divisa e incapace di parlare con una voce sola: quale dovrebbe essere il suo ruolo per costruire la pace?
«Si dovrebbe parlare con una voce sola. Ma i governi attuali non ci credono e non vogliono. Tra i peggiori quello italiano che all'Europa preferisce la subalternità a Trump e ci ha isolato. II problema non è l'Unione Europea dunque ma gli attuali governi che non scommettono su questo progetto».
L’Italia deve fare i conti con il caro vita, salari bassi, precarietà e difficoltà crescenti per famiglie e imprese. Qual è oggi la sua lettura della situazione economica italiana e quali sarebbero le prime misure di un governo progressista?
«Ci vuole più uguaglianza e giustizia fiscale. Gli anni della destra al governo sono stati gli anni della bassa crescita economica e della crescita delle disuguaglianze. La crescita è stata quella sostenuta dagli investimenti europei che la destra non voleva».
Dopo quasi quattro anni di governo Meloni, qual è il suo giudizio sull’operato dell’esecutivo? E qual è, secondo lei, il principale fallimento di questa maggioranza?
«La Meloni ha pensato molto al suo partito e poco agli Italiani. Ci sono stati provvedimenti ideologici ma il risultato è un disastro: dalla benzina agli stipendi, dalla crescita del PIL alla sanità o le risorse per i servizi, possiamo dire che tutto, ma davvero tutto, è peggiorato».
Il titolo di questa Festa dell’Unità è “2027, l’alternativa è possibile”. Cosa deve fare il centrosinistra per costruire un’alternativa credibile alla destra e soprattutto per convincere gli elettori che oggi non si riconoscono in nessuno schieramento?
«Ripeto, in Italia ci sono troppe ingiustizie. E crescono. Troppi hanno perso la fiducia e la speranza. Ma non è vero che non ce la possiamo fare».
La Calabria continua a perdere giovani, popolazione e opportunità economiche. Dal suo punto di vista europeo, quali sono le scelte che la politica nazionale e l’Unione europea dovrebbero compiere subito per rilanciare la Calabria?
«Per ottenere risultati bisogna essere sempre in due. L'Europa le opportunità le offre. Pensiamo a Next generation eu, per l'Italia 270 miliardi investimenti per opere pubbliche, innovazione, sanità, università e produrre lavoro. Il tema è come li spendi e se quelle opportunità le cogli o no».
Da Gioia Tauro, nel cuore della Calabria, quale messaggio vuole rivolgere ai giovani che pensano di dover lasciare il Mezzogiorno per costruirsi un futuro e agli elettori che nel 2027 saranno chiamati a scegliere il futuro del Paese?
«A Gioia Tauro sono i giovani a dare un messaggio bello e forte alla politica. Presentano un manifesto per lo sviluppo, per il lavoro e per rimanere nella loro terra. È un modo per ricostruire il Pd intorno a un’idea di speranza. I calabresi dove vanno hanno successo e tengono in piedi una parte rilevante dell'economia italiana. Il messaggio che viene dall’evento per "un altro domani," è chiaro: bisogna riaccendere una speranza in Calabria intorno a un progetto di sviluppo serio e da costruire insieme».

