Una gara che si annuncia carica di insidie, anche alla luce del profondo rinnovamento operato dalla formazione campana rispetto alla partita d’andata disputata al Granillo. A fare il punto della situazione, alla vigilia del match, è stato mister Torrisi, intervenuto in conferenza stampa.

Dalla gestione del primo tempo contro la Vibonese alle conferme arrivate nella ripresa, il tecnico amaranto ha voluto sottolineare soprattutto l’aspetto mentale: «Nel primo tempo abbiamo sbagliato la gestione di alcuni momenti, abbassando l’intensità mentale dopo l’1-0. È stato un errore, ma è servito da lezione.

A fine primo tempo ho chiesto alla squadra di dimostrare a se stessa di poter mantenere per altri cinquanta minuti un baricentro alto e una pressione costante, nonostante il 3-0. Il secondo tempo è stato un banco di prova importante e, considerando che eravamo tre gol avanti, è stato ancora più significativo».

Guardando alla trasferta di Castelnuovo Cilento, Torrisi non ha dubbi sul grado di difficoltà della gara: «La prossima è sempre la partita più complicata. La Gelbison è una squadra di categoria, con un’identità chiara, giocatori di esperienza e un fattore campo molto importante. Le attenzioni dovranno essere moltiplicate e triplicate». Senza dimenticare quanto accaduto all’andata: «Abbiamo ancora ben presente quella sconfitta al Granillo, in una serata di grande delusione per il popolo amaranto. È un motivo in più per cercare di fare bene, attraverso la prestazione».

Ampio spazio anche al punto sugli indisponibili. Torrisi ha confermato il rientro di Barillà a pieno regime, mentre Bevilacqua sarà costretto allo stop per un problema alla schiena. Fuori anche Raggi, per una scelta precauzionale dopo un fastidio riemerso in allenamento, oltre a Verduci e Porcino. «Non possiamo permetterci rischi inutili – ha spiegato – soprattutto quando c’è di mezzo la gestione fisica e mentale dei giocatori».

Tra i temi toccati, la crescita di Ferraro, protagonista nelle ultime settimane. Torrisi ha chiarito come il merito sia soprattutto del calciatore: «C’è solo Ferraro nella sua crescita. Ha avuto la disponibilità di entrare nelle richieste tattiche dello staff e ha capito cosa serviva per esaltare le sue caratteristiche. È un attaccante che ha bisogno di attaccare la profondità con fame e ferocia. In questa categoria è difficile trovare difensori in grado di fermarlo».

Parole di grande stima anche per Macrì, nonostante il mancato ingresso in campo nell’ultima gara: «È uno dei centrocampisti più forti che abbiamo, fa parte integrante del progetto tecnico e del progetto futuro della Reggina. La sua esclusione è stata una scelta legata al contesto, non certo una bocciatura».

Sulle corsie esterne, nonostante le assenze, il tecnico si è mostrato sereno: «Abbiamo una rosa importante, sia qualitativamente che numericamente. Possiamo ruotare senza problemi. Palumbo, ad esempio, ha caratteristiche che si vedono solo nelle categorie superiori: è ambidestro, imprevedibile, forte nell’uno contro uno».

Infine, uno sguardo più ampio sul campionato e sulla corsa ai vertici: «Non esistono partite da dentro o fuori a gennaio. Dobbiamo continuare il nostro percorso con serenità e costanza. Noi abbiamo tutto nelle nostre mani e dobbiamo pensare solo al nostro modello, mentale e tattico. Sento che forse gli altri iniziano a pensare a noi, ma noi dobbiamo concentrarci sul nostro miglioramento quotidiano».

Un concetto ribadito anche nel confronto sul valore del risultato rispetto al gioco: «In ogni campionato esistono due campionati: quello di chi deve vincere e quello di chi deve partecipare. Quando sei obbligato a vincere, la gestione delle emozioni fa la differenza. Giocare sempre per vincere non è come alternare vittorie, pareggi e sconfitte».

La Reggina riparte da qui, dalla consapevolezza del proprio percorso e dalla volontà di continuare a crescere, anche in una trasferta che si preannuncia tra le più delicate della stagione.