Dopo il passaggio dell’uragano, tra sanpietrini divelti e silenzi sospesi, la dea resta immobile a custodire il cuore ferito della città
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di Lorenzo Vazzana – C’è un silenzio che profuma di mare e tempesta nello scorcio dell’Arena dello Stretto. I sanpietrini sono volati via come foglie d’autunno, dispersi dalla furia del vento; tutto intorno la devastazione racconta la notte appena trascorsa. Eppure, nel centro di questo respiro spezzato, lei rimane. Athena si erge fiera, lo sguardo rivolto all’orizzonte inquieto, come se dalle sue pupille potesse ancora placarsi il mare.
La pietra bagnata riflette una luce nuova, fragile ma ostinata. È la luce della città che non si arrende, che riconosce nella sua dea non solo un simbolo, ma una promessa. Athena non arretra, non china il capo: custodisce, veglia, ama. E in quella postura eterna sembra sussurrare ai suoi figli che ogni tempesta, per quanto feroce, è solo un passaggio. Resterà la bellezza, resterà la forza. Resterà lei, a proteggere la sua città.

