C’è un istante, sul lungomare, in cui il giorno smette di appartenere al rumore e si consegna al respiro. La panchina resta immobile, custode silenziosa di attese e confessioni sussurrate al vento. La ringhiera disegna un confine gentile tra la terra e l’infinito, mentre il mare accoglie il sole come un segreto ardente. Un uomo passeggia piano, con le mani forse in tasca e il cuore altrove, seguendo il ritmo lieve delle onde.

Non ha fretta: sembra ascoltare ciò che il tramonto racconta a chi sa fermarsi. I passi si fanno più leggeri, come se ogni pensiero trovasse finalmente una casa tra i colori che sfumano dal rame al rosa. In quell’ora sospesa, tutto parla d’amore: quello perduto, quello sognato, quello che deve ancora arrivare. E il mare, paziente, trattiene l’ultimo raggio di sole come una promessa che non vuole finire.