A Stilo, il maltempo ha strappato via un tratto di strada e frammenti di memoria, ma tra le ferite del paesaggio resiste una bellezza malinconica che racconta di ciò che è stato e di ciò che ancora vive
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C’è un silenzio diverso, oggi, tra le vie di Stilo. Uno di quelli che non si limitano a riempire l’aria, ma scendono piano tra le pietre e si posano sui ricordi. La frana ha portato via un pezzo di strada, è vero, ma con sé ha trascinato anche passi, voci, abitudini. Eppure, nello squarcio lasciato dalla terra che ha ceduto, si apre uno spazio inatteso: quello della memoria che resiste.
Le case restano a guardare, testimoni immobili di ciò che cambia. I muri, segnati dal tempo, sembrano sussurrare storie di chi lì ha amato, vissuto, sperato. La ferita è viva, ma non è vuota. È colma di ciò che non si vede più, ma ancora si sente.
Forse è proprio questo il mistero dei luoghi: anche quando qualcosa si spezza, non smette mai davvero di esistere. Rimane nell’aria, nei dettagli, negli occhi di chi ricorda. E così Stilo, ferita e bellissima, continua a raccontarsi, con una dolcezza fragile che sa di nostalgia e di eternità.

