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IL RICORDO | L’Italia celebra in una fiction le note di libertà Di Califano: nel 2006 il regalo ai detenuti del carcere di “San Pietro”

Leo Gassmann ha tratteggiato la vita del paroliere ribelle. Quasi 20 anni fa, con la sua musica, accese le luci dentro la casa circondariale reggina

IL RICORDO | L’Italia celebra in una fiction le note di libertà Di Califano: nel 2006 il regalo ai detenuti del carcere di “San Pietro”

«Spero che domani sia il vostro tempo migliore». Questo l’augurio che aveva rivolto alle persone detenute nella casa circondariale di Reggio Calabria durante un suggestivo concerto tenuto dentro il carcere di Reggio Calabria. All’epoca il carcere Giuseppe Panzera, noto anche come San Pietro, era l’unico nel comune di Reggio Calabria. Nel 2013 sarebbe stato inaugurato quello di Arghillà.

Franco Califano, cantautore romano di adozione che il carcere lo conobbe due volte, salvo poi essere assolto in entrambe le occasioni con la formula del fatto che non sussiste, cantò sul palco allestito dalle persone detenute. Esso si ergeva sul campo abitualmente utilizzato per giocare a calcio dentro la casa circondariale di Reggio Calabria in una calda sera estiva del 2006.

La musica per oltrepassare il confine tra il dentro e il fuori

Portò un vento di musica e “normalità” in quello spazio delimitato da alte reti metalliche che recludono e segnano un confine invalicabile tra il dentro, dove si trascorre una pena dopo aver commesso un reato, e il fuori al quale si guarda con speranza e con il desiderio di ritorno. Un confine che la musica sfida e oltrepassa, come ha fatto quella sera di luglio di quasi vent’anni fa.

Le note di Franco Califano e il suo amore per la vita e la libertà risuonarono anche “dentro”. Travalicando ogni confine, il Califfo cantò per tutte le persone detenute, per i loro familiari, per tutto il personale impegnato nell’istituto penitenziario. Una serata a tratti anche magica. Lui che si definiva un «sopravvissuto» riuscì a «accendere dentro il carcere tante luci». «La musica è indispensabile», raccontava Franco Califano, sottolineando «l’importanza di essere sostenuto nella risalita».

La ricerca di libertà e le tante prigioni della vita

Al cantautore, nato a Tripoli nel 1938 e scomparso a Roma nel 2013 all’età di 74 anni, Franco Califano, la Rai ha dedicato la fiction Rai andata in onda ieri in prima serata. Ispirato al libro “Senza manette”, scritto da Franco Califano insieme a Pierluigi Diaco (edito da Mondadori), il film per la tv “Califano” è una produzione Greenboo Production, in collaborazione con Rai Fiction. Sceneggiato da Isabella Aguilar e Guido Iuculano, è diretto da Roberto Angelini.

Califano

Dalla Dolce Vita alla metà degli anni ‘80, si è snodato il biopic interpretato da Leo Gassmann. Ripercorsa la storia umana e artistica di Franco Califano. Due le anime del califfo: il ragazzo di strada “affamato di vita” e lo spirito malinconico graffiato da affetti negati, infanzia nei collegi, solitudine e una ricerca spasmodica di libertà che spesso lo ha condotto, anche immeritatamente, dentro altre prigioni: la famiglia, l’amore, il lavoro. Invece un uomo libero, avrebbe voluto diventare, come da giovanissimo aveva promesso al padre ritrovato, anche se per poco. Forse lo diventò, grazie alla sua musica.

«Canto e suono la mia libertà»

Una carriera scandita da 32 album e oltre mille scritti. Oltre 20 milioni di dischi venduti. Prestigiose collaborazioni con numerosi artisti come Mia Martini, Patty Pravo, Mina, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni. E ancora Edoardo Vianello, Peppino di Capri, Ricchi e Poveri, Renato Zero, Loretta Goggi e Toto Cutugno. Cantò le donne e le borgate, ma anche l’anelito di libertà che aveva sempre attraversato la sua vita artistica, i suoi eccessi e la sua eccentricità.

«Ho una chitarra per amica e con voce malandata, canto e suono la mia libertà. Se sono triste canto piano, se sono in forma suono forte, così affronto la mia sorte». Questa la prima strofa della canzone “La mia libertà”, anno 1981. Con “Tutto il resto è noia”, anno 1976, un milione di copie vendute e 7 settimane in classifica, ess fu tra i 100 dischi italiani più belli secondo Rolling Stone Italia.

La sua esperienza di vita, anche segnata dalla detenzione, è stata messa in più occasioni al servizio delle carceri italiane. Si esibiva davanti alla popolazione detenuta. Così fece quasi 20 anni fa anche a Reggio Calabria.

Erano i tempi del progetto Athena, ispirato al lavoro, all’istruzione scolastica, alla formazione professionale, ad attività culturali, sportive e ricreative.

Il progetto era promosso dalla lungimirante amministrazione regionale delle carceri calabresi guidata dal compianto Paolo Quattrone. Quella sera, lui era presente con i detenuti insieme all’allora direttrice della casa circondariale reggina Maria Carmela Longo. Una serata in cui le note, come ali, ebbero la capacità di portare fuori da quelle mura, al di là di quelle sbarre. Una sera in cui «il cuore ingenuo ci casca ancora/ col lungo abbraccio l’illusione dura/ rifiuti di pensare a un’avventura», aveva cantato, intonando “Tutto il resto è noia”.

In occasione di quella parentesi a Reggio Calabria, Franco Califano partecipò anche al Premio Mia Martini. Si recò, dunque, a Bagnara, nel comune natio dell’artista per la quale con Dario Baldan Bembo aveva composto l’indimenticabile Minuetto. Il più grande successo dell’estate 1973, il brano restò in classifica per 22 settimane consecutive. Nel medesimo anno scrisse Un grande amore e niente più per Peppino di Capri, insieme a Claudio Mattone, Ernest John Wright e Giuseppe Faiella, che vinse il Festival di Sanremo 1973. Per la grande Mia Martini, scrisse a più mani anche la struggente La nevicata del ’56. Per Ornella Vanoni, su musica di Umberto Bindi, con Nisa compose La musica è finita e con il cantautore reggino Mino Reitano, Una ragione di più.

Sulla sua tomba l’epitaffio è il titolo della canzone presentata nel 2005 al Festival di Sanremo: Non escludo il ritorno. Anche il film dedicatogli nel 2014 dall’amico regista Daniele Calvagna reca questo titolo.

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