«Il 22 settembre ci svegliano i delfini, sono bellissimi, cinque o forse sei che sembrano salutarci. Il mare è calmo, immobile come non era da giorni. È il giorno della piazza. La mobilitazione è impressionante e commuovente (…). Siamo ancora lontani da Gaza. A partire dalla mezzanotte quelle che sembravano intenzioni inutilmente persecutorie ma pacifiche diventano una minaccia reale. Finora i droni si erano limitati a prendere le misure ma ormai, nei pressi di Creta, non c’è più nulla da studiare: devono passare all’azione e colpirci». Nel suo diario di bordo verso una nuova rotta, che è il libro “Flotilla. In viaggio per Gaza”, il deputato del partito Democratico Arturo Scotto ha descritto così uno dei momenti più critici della sua esperienza vissuta sulla nave Karma che lo scorso anno si è messa in viaggio per portare aiuti sulla Striscia in seno alla Global Sumud Flotilla.

«A un certo punto cominciano a cadere queste bombe sonore, questi flash bag e colpiscono 11 navi, alcune battenti bandiera italiana vengono danneggiati e una si ferma non si muove più dal porto di Creta. Un attacco in piena regola. Un attacco ingiustificato, senza alcuna condanna della comunità internazionale, invece assertiva. Nessun richiamo. Questo è stato». Questo il racconto dalla sua viva voce a Taurianova in una gremita sala Francesco Sofia Alessio della biblioteca Antonio Renda. L’occasione è stata la presentazione del suo libro, pubblicato quest’anno con i caratteri di Giunti editore. L’incontro è stato promosso dalla libreria Accardi, con il patrocinio del Comune e la collaborazione dell'Anpi di Taurianova, per conto dei quali hanno portato i saluti rispettivamente la titolare Caterina Accardi, l’assessora alla Cultura Maria Concetta Valotta e il presidente Giuseppe Falleti.

Il mare Mediterraneo del multiverso di questi tempi 

Un racconto ambientato tra le onde il mar Mediterraneo «tutt'altro che una frontiera senza posti di blocco. Navigando verso Gaza, abbiamo attraversato il multiverso di questi nostri tempi. Abbiamo incrociato di tutto. I droni, diabolici oggetti del perverso videogioco di spionaggio e guerra che ormai i telegiornali hanno reso familiari a tutti. I cargo che, incuranti della nostra missione, delle sorti di chicchessia, alimentano i nostri porti e i nostri supermercati, o la nostra inflazione. E poi i barconi di migranti, carichi di persone che tentano la fortuna di un approdo disperato a una nuova vita. Sopra di noi, intanto, il traffico dei cieli raccontava altri spostamenti, più agevoli, di esseri umani spesso semplicemente più fortunati. Stessi cieli, stessi mari, diritti radicalmente diversi. Dal mare, la tragedia dell'umanità si presenta molteplice e continua, con o senza i riflettori, ma più reale di quanto possiamo immaginare nelle nostre relative tranquillità: connessioni eterogenee, materiali e immateriali, di mondi collegati ma non necessariamente in relazione diretta tra loro. Violenza, affari, fame passano di lì: abbiamo incrociato vittime e carnefici, sfruttati e sfruttatori. Era plastico che le merci non avessero confini, mentre gli esseri umani quei confini li hanno tatuati sui corpi senza nome e senza teste. Un Cimitero liquido: così il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, aveva definito il Mediterraneo», ha riportato nel suo libro Arturo Scotto.

Ritorno nella terra dell’indimenticato Walter Schepis

Per Arturo Scotto quello a Taurianova è un gradito ritorno. La formazione di sinistra che ha richiamato anche nel suo diario di bordo si lega anche all’indimenticato Walter Schepis, appassionato dirigente nazionale della Sinistra Giovanile taurianovese prematuramente e tragicamente scomparso nel 2004 e il cui fervido impegno politico e sociale è ancora oggi un faro e un esempio. A lui Arturo Scotto ha dedicato l’incontro, ripercorrendo i legami personali e gli anni della comune militanza anche con Giovanni Accardi.

«Credo che Walter, al quale mi sento di dedicare questa serata, avrebbe fatto esattamente quello che abbiamo fatto noi. Avrebbe continuato a tenere viva l’attenzione su quello che continua ad accadere a Gaza e sulla tragedia del genocidio del popolo palestinese. Per la nostra generazione, il conflitto Israelo - palestinese è sempre stato l'oggetto di una mobilitazione, di una passione politica, di un approfondimento, di una speranza. E molto spesso, soprattutto di grandi delusioni. Io credo che quella generazione, impegnatasi per un altro mondo possibile, oggi sarebbe stata a fianco dell’esperienza che è stata la Global Sumud Flotilla», ha voluto sottolineare Artuso Scotto.

Presentazione libro Arturo Scotto Flotilla Taurianova 2026

Dalla disobbedienza civile alla rivoluzione per la legalità

La sua è stata una testimonianza preziosa per ricordare quanto la generazione di oggi, contrariamente all’epoca della disobbedienza civile e della consapevole violazione di una legge considerata ingiusta, debba invece esporsi per rivendicare il rispetto delle leggi e dei trattati internazionali e per ripristinare una legalità calpestata dai forti della Terra e dai Governi che, non prendendo posizioni nette, esplicite e contrarie, ne diventano complici. E per questo che è stata necessaria è urgente questa mobilitazione per ricordare ai Governi che le leggi esistono e impegnano e per denunciare nelle piazze quanto dentro i palazzi viene negato e manipolato.

«Era prima di tutto una missione umanitaria. Eppure, a un certo punto, persino i governi più distanti hanno dovuto farci i conti, riconoscendo la Flotilla come una soggettività politica, non come una galassia confusa. Il potere dominante, però, lo contrasti solo se riesci a incidere nelle scelte. Un movimento deve misurarsi con questo nodo, se non vuole restare sospeso, senza peso reale. Non per aggiungere un partito a un altro. Ma per trasformare l'indignazione e i valori in una proposta di mondo, capace di governare i conflitti. Significa riabilitare l'idea di strumenti comuni, di un nuovo multilateralismo, di una riforma radicale delle Nazioni Unite (…). L'Occidente è stato molte cose: fascismo e colonialismo, ma anche movimento operaio, femminismo, libertà, costituzioni repubblicane. Uno spazio di conflitto e di possibilità, non un destino. E questa consapevolezza che può renderci di nuovo adulti. È la lezione che porto via dalla Flotilla. David Grossman scrive: "Sentivo che stavo finalmente facendo lo sbaglio giusto". Tutto qui».

Così chiosa Arturo Scotto nel suo libro scritto per testimoniare quanto occorra continuare a parlarne, a testimoniare, ad agire, specie adesso che, a dispetto di ogni “falsa” tregua, ancora «La popolazione è ancora in trappola. Decide tutto l'esercito, mentre le Ong vengono respinte, trattate come un intralcio. Tutto scivola via in un trafiletto di giornale. No, non è finita. Quella che chiamano tregua assomiglia piuttosto a una prosecuzione delle operazioni a bassa intensità. Hanno abbassato il volume, non cambiato la musica. Pensano basti per riaddormentare l'opinione pubblica, chiudere i rubinetti dei media, assolvere governi pronti a ritrattare i proclami di circostanza. E invece a Gaza l'80% di infrastrutture civili sono distrutte oltre 1200 civili sono morti. Anche bambini. Nessun villaggio – spiega Arturo Scotto - è immune dagli attacchi dei coloni, molto spesso accompagnati e sostenuti dall'esercito israeliano. Nel frattempo l'Europa è ferma, come l'Italia. Nella nostra costituzione c'è scritto che l'Italia ripudia la guerra. Il termine ripudia è forte e è stato scelto a caso dai padri costituenti. Il ripudio è qualcosa di più profondo e radicale del rifiuto. E dunque l’Italia e l’Europa dovrebbero lavorare per la pace, per la diplomazia e per la giustizia internazionale. Invece a fronte di 22 pacchetti di sanzioni nei confronti di Putin per l'invasione criminale dell'Ucraina, zero pacchetti di sanzioni nei confronti di Israele che sta perpetrando un genocidio. Un quadro è testimonia una resa morale che peserà sulla coscienza e sulla credibilità delle classi dirigenti occidentali».

La profezia rimossa 

Eppure qualcuno aveva provato a mettere in guardia. È lo stesso Arturo Scotto a richiamare nel suo libro la lettera datata «2 dicembre 1948 firmata da un gruppo di autorevolissimi intellettuali ebrei, in primis Hannah Arendt e Albert Einstein. Mettevano in guardia sulle simpatie neofasciste ed etnocentriche del partito della Libertà di Begin, che poi diventerà leader e primo ministro del Likud, e sui rischi che questo potesse trasformare irreversibilmente Israele. La denuncia prendeva le mosse da un tragico episodio di pulizia etnica accaduto nel villaggio palestinese Deir Yassin, dove erano state trucidate 240 persone dai terroristi dell'Irgun e molte vittime trascinate come "trofei vivi" per le strade di Gerusalemme. Quella era stata una profezia rimossa».

La scorta democratica

Contraddizioni e ambiguità, zone d’ombra e realtà opache rispetto alle quali la mobilitazione delle piazze e quella della Flotilla, 500 attivisti di 44 nazionalità, manifesta disarmata e coraggiosa aperto dissenso, ritrovandosi a fronteggiare da sola «un singolare caso di sovranità asimmetrica. La dignità nazionale si difende ma non quando ha a che fare con potenze tecnologiche militari molto forti. Ci eravamo fermati a Creta. Poi abbiamo deciso di ripartire, pur avendo dei dubbi ma provando a tenere fede a un principio e a un impegno: eravamo la scorta democratica e la funzione nostra era quella di proteggere gli attivisti e le attiviste fino alla fine».

La testimonianza: «Attivisti trattati come terroristi»

L’arrivo a 35 miglia da Gaza, l’abbandono da parte della nave della Marina Militare italiana Alpino (impiegata per seguire e assistere a distanza la Global Sumud Flotilla) già alle 150 miglia, l’abbordaggio, l’arresto, la detenzione, gli interrogatori e l’onta di essere assimilati ai terroristi di Hamas, il rientro in Italia. Un’esperienza molto intensa e difficile che già così si preannunciava fin dalla proposta di imbarcarsi per sostenere anche con la presenza di parlamentare quel carico di aiuti fermi invece vitali per il popolo palestinese. Una scelta che, come poi accaduto, sarebbe diventata altro nell’agone della politica italiana. I dubbi e il lavorio interiore prima di accettare di fare quello che andava fatto e poi l’attesa della partenza. Tutto raccontato nel volume che ripercorre anche la sua visita in Israele all'indomani degli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023, quando visitò i kibbutz colpiti dai massacri di Hamas, con il collega di partito Roberto Speranza e il figlio Enrico.

Destare le coscienze

Significativi anche gli interventi seguiti alla presentazione. Enzo Infantino, in rappresentanza dell’associazione Per non dimenticare Sabra e Chatila, con la sua lunga esperienza nelle missioni umanitarie non solo a Gaza ma anche nei paesi, come il Libano e la Cisgiordania, dove la popolazione palestinese nei decenni è stata costretta ad andare in esilio e a vivere nei campi profughi. Il suo è un accorato appello a non smettere di tenere alta l’attenzione. «Dobbiamo continuare. La Flotilla è stata ed è tra le esperienze necessari per sollecitare le coscienze e renderle vigili e consapevoli».

La pace secondo Angelo Frammartino

Toccante poi il momento di memoria che è stata la testimonianza del vicesindaco di Caulonia, Giovanni Maiolo, che ha ricordato l’amico e cooperante pacifista Angelo Frammartino ucciso nel 2006 a Gerusalemme dopo essere stato scambiato per un israeliano. «Dobbiamo imparare a fare l’amore con la non violenza per partorire la pace nel grembo della società». Questa celebre riflessione di Angelo è stata richiamata dall’amico e dal giovane amministratore del comune della Locride per sottolineare quanto «dinanzi all’imbarbarimento della politica, la Flotilla ci stia restituendo l’orgoglio di alzare la testa e di non arrenderci. Oggi più che mai occorrono gesti rivoluzionari come quello della Flotilla che chiede di ristabilire una legalità violata dai potenti e che ricorda come quel compito di Pace di cui parlava Angelo vent’anni fa è ancora tutto da compiere».

Difendere chi deve difendere i diritti

E infine anche la riflessione di llario Nasso, giovane magistrato e consigliere della Corte d'Appello che ha invocato una maggiore consapevolezza dell’opinione pubblica sulla necessità di preservare l’autonomia e l’azione delle istituzioni giudiziarie internazionali, pilastro fondamentale della giustizia della tutela dei diritti umani a livello globale. La Corte penale internazionale è stata recentemente duramente “attaccata” da Trump, dopo l’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, già giudice della CPI e più recentemente, presidente della commissione d’inchiesta dell’Onu che ha accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza. Il giudice Nasso ha richiamato quanto dichiarato dal giudice italiano della Corte, Rosario Aitala: «Proteggere la Corte è proteggere la sovranità degli Stati».