Progetto promosso da Attendiamoci, non un calendario fitto di appuntamenti, ma tempi e spazi capaci di favorire l'incontro tra i ragazzi, la scoperta della città attraverso le persone che l'abitano
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Si è conclusa al Villaggio dei Giovani di Reggio Calabria la terza esperienza di “Un Ponte, Tre Storie”, il progetto promosso da Attendiamoci OdV ets nel solco della collaborazione con il Patriarcato Latino di Gerusalemme.
Protagonista di quest'ultimo capitolo è stato un gruppo di giovani della Parrocchia San Salvatore di Gerusalemme, arrivato a Reggio Calabria per vivere alcuni giorni di attività, conoscenza del territorio e condivisione della quotidianità associativa.
L'esperienza è stata organizzata direttamente da Attendiamoci e costruita attorno a un programma volutamente semplice: non un calendario fitto di appuntamenti, ma tempi e spazi capaci di favorire l'incontro tra i ragazzi, la partecipazione alla vita del Villaggio e la scoperta della città attraverso la sua storia e le persone che l'abitano.
La quotidianità come spazio educativo
Dopo l'arrivo, la sistemazione e il necessario riposo, il gruppo ha partecipato fin dalla prima sera a un momento comunitario con Attendiamoci.
Nei giorni successivi, i ragazzi hanno condiviso pasti, attività, momenti di relax e serate con i giovani ei volontari dell'associazione. Anche una mattinata al mare è diventata parte di un'esperienza più ampia, nella quale il tempo libero e la normalità delle giornate hanno assunto un valore educativo.
Uno dei momenti centrali è stato l'incontro con i giovani di Attendiamoci. Dopo uno spazio iniziale di presentazione e confronto, la serata è proseguita attorno alla stessa tavola, tra musica, festa e conversazioni.
La relazione non è stata affidata soltanto alle attività programmate, ma anche ai gesti più ordinari: preparare la cena, condividere gli spazi, organizzare insieme la giornata e fermarsi ad ascoltare le storie degli altri.
Reggio Calabria raccontata attraverso la sua storia
Una parte importante del soggiorno è stata dedicata alla conoscenza di Reggio Calabria.
La città è stata raccontata seguendo le tracce delle diverse epoche che ne hanno costruito l'identità. La visita alle Mura Greche, alle Terme Romane, al Castello Aragonese e al Duomo ha permesso al gruppo di attraversare idealmente secoli di storia e di conoscere un territorio segnato da incontri, passaggi e trasformazioni.
Il percorso culturale è proseguito al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dove i ragazzi hanno potuto ammirare i Bronzi di Riace e le collezioni dedicate alla Magna Grecia.
La visita ha offerto l'occasione per avvicinarsi alle radici mediterranee della città ea un patrimonio capace ancora oggi di raccontare il rapporto tra popoli, cultura e territori.
La successiva passeggiata sul lungomare ha completato il percorso, offrendo uno sguardo sullo Stretto e su un mare che, nella storia, è stato contemporaneamente confine, via di comunicazione e luogo di incontro.
Il confronto con il Meic
Tra gli appuntamenti conclusivi si è svolto anche l'incontro con il Meic – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, realtà di laici cattolici impegnata a mettere in dialogo la fede con la cultura, la vita professionale e la responsabilità civile.
Il confronto ha aperto uno spazio di ascolto e riflessione sui temi della pace, della convivenza, dell'impegno personale e del ruolo dei giovani nella costruzione delle proprie comunità.
Non una semplice presentazione delle rispettive esperienze, ma un'occasione per condividere domande, punti di vista e speranze, partendo da contesti differenti ma dalla stessa esigenza di costruire capacità relazioni di superare e divisioni.
La Messa comunitaria e i saluti
L'ultima giornata si è conclusa con una Messa comunitaria, vissuta insieme ai giovani, ai soci e ai volontari di Attendiamoci.
La celebrazione ha raccolto il significato dei giorni trascorsi al Villaggio e ha preceduto il momento dei saluti finali. Fotografie, abbracci e parole di gratitudine hanno accompagnato la partenza del gruppo.
A testimoniare l'esperienza è rimasta anche una lavagna riempita dai ragazzi con firme, dediche e messaggi in lingue diverse: un segno semplice, ma capace di restituire la spontaneità delle relazioni nate durante il soggiorno.
Un'esperienza costruita dalla comunità
La realizzazione dell'iniziativa è stata possibile grazie alla partecipazione di soci, giovani, volontari, famiglie e amici di Attendiamoci.
C'è chi ha preparato o portato i pasti, chi ha accompagnato il gruppo durante le visite, chi ha sostenuto le attività quotidiane del Villaggio e chi ha scelto semplicemente di esserci, condividendo una serata o un momento comunitario.
Contributi differenti che hanno attivato un piccolo ma concreto circolo virtuoso di bene, nel quale ogni disponibilità ha reso possibile quella successiva.
La terza esperienza di “One Bridge, Three Stories” si è così sviluppata non soltanto attraverso il programma realizzato, ma soprattutto attraverso la partecipazione di una comunità capace di mettere in comune tempo, spazi e responsabilità.
Ciò che rimane
Con la partenza dei giovani della Parrocchia San Salvatore si conclude l'ultimo capitolo del progetto.
Il valore dell'esperienza non si misura soltanto nei luoghi visitati o nelle attività svolte. Si ritrova soprattutto nella possibilità offerta ai ragazzi di vivere per alcuni giorni una quotidianità condivisa, incontrando coetanei, famiglie e realtà del territorio.
Pochi giorni possono sembrare un tempo breve. Possono però essere sufficienti per trasformare volti sconosciuti in presenza familiare e per lasciare, da entrambe le parti, il desiderio di continuare una relazione appena iniziata.
È questa la traccia che resta al Villaggio dei Giovani: non soltanto una lavagna piena di firme, ma la memoria concreta di un'esperienza costruita insieme.

