Un carcere sovraffollato, un sistema sotto pressione, ma anche persone che ogni giorno, nonostante tutto, tengono in piedi la dignità. È con questi elementi sul tavolo che lunedì 4 agosto si è articolata la tappa reggina del percorso nazionale «La fine della pena – Visitare i carcerati 2025», promosso da Nessuno tocchi Caino e dalla Camera Penale di Reggio Calabria, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Calabria e la partecipazione attiva dei garanti dei diritti delle persone private della libertà personale.

La giornata si è aperta alle ore 11:00 con la visita alla Casa Circondariale di Arghillà, dove è stato affrontato direttamente il tema del sovraffollamento (oltre 350 presenze per 250 posti regolamentari), delle criticità nella sanità penitenziaria e della necessità di riforme urgenti. Un confronto a più voci che si è poi spostato nel pomeriggio, alle 17:00, nella Sala Monteleone del Consiglio Regionale, con una conferenza pubblica moderata dalla garante regionale Giovanna Francesca Russo.

«In carcere la sofferenza è costante – ha affermato Russo – anche quando si lavora bene e con impegno. Abbiamo riscontrato sì delle criticità, ma anche una volontà reale di riscatto da parte di operatori e detenuti. Chi vive la pena in modo costruttivo chiede strumenti per umanizzarla, e questi strumenti vanno garantiti. Dobbiamo continuare ad ascoltare e dare voce a chi è recluso, perché non può esserci pena senza rispetto della persona».

Presente anche il neo-garante comunale Giuseppe Aloisio, che ha raccolto numerose istanze da parte dei detenuti, in particolare sul fronte sanitario. «Sono garante da appena due giorni, e ho già ricevuto tantissime segnalazioni – ha spiegato – quasi tutte riguardano l’accesso alla salute. Mancano medici, mancano risorse, e anche chi lavora con serietà si scontra ogni giorno con la realtà dei numeri. Il nostro dovere è portare queste istanze fuori dalle mura del carcere e indicare una direzione concreta per affrontarle».

A tracciare il quadro più ampio è stato Sergio D’Elia, segretario dell’associazione Nessuno tocchi Caino, promotrice della campagna nazionale. «Il nostro metodo è semplice: non visitiamo solo i detenuti, ma l’intera comunità penitenziaria. Arghillà è una struttura in cui si resiste con professionalità, ma le condizioni materiali restano gravissime. Celle da sette persone, personale sotto organico, assistenza sanitaria ai minimi. È una situazione che viola la Convenzione europea dei diritti umani. La persona detenuta ha perso la libertà, non la dignità. Ecco perché serve un intervento deflattivo urgente, come la liberazione anticipata speciale. Non vogliamo illudere nessuno con l’idea di amnistia o indulto, ma questa battaglia la stiamo portando avanti e continueremo a farlo».

A portare i saluti istituzionali sono stati il presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso e il presidente della Camera Penale di Reggio Calabria Francesco Siclari, che ha richiamato il ruolo dell’avvocatura nella denuncia e nel controllo del sistema penitenziario: «Toccare con mano queste realtà deve essere uno stimolo per tutti noi. Dobbiamo essere presenti, attivi, vigili. Nessun detenuto deve sentirsi dimenticato».

L’iniziativa reggina si inserisce nel più ampio percorso promosso da Nessuno tocchi Caino per verificare le condizioni reali delle carceri italiane. Un progetto che intende trasformare la visita in presa di coscienza collettiva. Perché, come è stato ricordato più volte, la pena, se vuole essere giusta, deve poter finire.