La garante regionale delle persone detenute Giovanna Russo torna a puntare il faro sull’emergenza sicurezza tra le mura
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In relazione alla vicenda sul presunto traffico illecito di telefoni cellulari nella Casa circondariale di Cosenza, per la quale è stato disposto il rinvio a giudizio, il Garante regionale delle persone detenute Giovanna Russo richiama il rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Nonostante questa premessa, però, rimane abbastanza chiara e ferma, sul fatto che il punto è un altro: questa vicenda riporta al centro una criticità ormai strutturale del sistema penitenziario. Un ambito sul quale la Garante è impegnata in prima linea, con forte senso del dovere istituzionale, per tutelare i diritti dei detenuti – soprattutto i più fragili – e garantire legalità e dignità nelle carceri.
Un’emergenza che riguarda lo Stato
Il “business dei cellulari in carcere” non è più episodico: è una minaccia concreta alla sicurezza, alla funzione rieducativa della pena e alla credibilità dello Stato. In Calabria, questo rischio è ancora più evidente: i dispositivi illegali possono mantenere attivi circuiti criminali anche dall’interno degli istituti.
«Se il carcere perde il controllo, lo Stato arretra»
Serve una risposta forte e unita. Il Garante ribadisce la necessità di una strategia interregionale prima e nazionale poi fondata su: controlli e tecnologie efficaci, intelligence interna, coordinamento tra istituzioni, sostegno reale agli operatori. La questione sarà riportata con urgenza all’attenzione della Commissione antindrangheta. «Non bastano interventi episodici. Serve una risposta strutturale e continua dello Stato».
Istituzioni compatte e riconoscimento agli operatori
È in atto un lavoro sinergico e concreto con il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria, guidato dalla Provveditrice Lucia Castellano, con cui si sta operando in piena collaborazione istituzionale. Il Garante rivolge inoltre un sentito ringraziamento al Nucleo Regionale e ai reparti e gruppi speciali impegnati nelle attività di controllo e sicurezza, il cui contributo è fondamentale.
Un riconoscimento particolare va alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria: «Lavorano ogni giorno con dedizione, professionalità e spirito di servizio. Non possono essere lasciati soli».
La Calabria può diventare un modello nazionale nella gestione della legalità penitenziaria. «Le carceri sono il banco di prova dello Stato. Difendere la legalità dentro significa difendere la democrazia fuori».
Impegno costante
Il Garante continuerà a monitorare con la massima attenzione la situazione. «Non è solo una questione penitenziaria. È una questione di Stato, di diritti e di tutela della dignità dei più fragili».

