« Non si trasporta la Vara ma si accompagna. Non si sente alcuna fatica perché a muovere il passo è la devozione, la volontà di esserci per la nostra Protettrice. Quel peso passa in secondo piano, perché è davvero insignificante rispetto a Colei che accompagniamo  . Ciascuno di noi si sente legato nell'intimo del suo cuore, e al contempo insieme agli altri portatori, alla Madonna. Difficile descrivere con le parole questo legame, che io ho stretto ancora di più pensando a mio fratello e scegliendo di portare la Vara anche per lui. Posso, però, dire di  sentimi onorato ed emozionato per questa prima processione da portatore ufficiale ».

Domenico Ferro con i suoi 18 anni oggi è il più giovane sotto la Vara. Proprio quest'anno esordisce come portatore ufficiale durante la solenne e attesa processione odierna . Giovane e già molto consapevole del credo e dello stile dei portatori che « mi hanno accolto subito - racconta - facendomi sentire uno di famiglia perché questo sono i portatori una famiglia che rassicura, sciogliendo ogni ansia, anche la mia rispetto a questa prima processione. Sono orgoglioso di questa nuova appartenenza.

Fin da piccolo i portatori mi hanno sempre affascinato la loro devozione e la loro abnegazione . Sono cresciuto sentendo quel grido “Evviva Maria” e mi ha sempre molto colpito vedere sul loro volto mai il peso di quella fatica ma la gioia della devozione e quel loro passo che si muoveva nella stessa direzione.

Lo scorso anno, a 17 anni, ho vissuto l'esperienza di un breve tratto sotto la Vara all'inizio del corso Garibaldi. Quest'anno da maggiorenne, sarò con gli altri sotto la Vara dall'Eremo al Duomo. Il momento che aspettavo . Mentre l'ansia si dilegua grazie alla vicinanza della famiglia dei portatori, resta fortissima l'emozione di questa prima volta », racconta ancora Domenico Ferro, appena diplomatosi come Geometra e studente di Ingegneria civile alla Mediterranea , con il desiderio di servire il suo territorio . Con gli altri portatori ieri sera ha vegliato all'Eremo, preparandosi alla discesa verso la Città e con la Città della Sacra Effigie.



Una preghiera intima e una devozione collettiva
 


Tra quelle stanghe i portatori incedono, ognuno con la propria storia. Ognuno immerso in quel raccoglimento di cui si nutre una devozione profonda che, se puro confluisce in un sentimento popolare intensamente condiviso da chi cammina accanto a loro pregando, da chi aspetta il loro passaggio , resta il frutto di una scelta intimamente personale.

Se la Madonna della Consolazione è il fulcro religioso ed emotivo di questo momento tanto atteso dell'anno per la città di Reggio Calabria , i portatori della Vara che offrono le loro braccia e le loro gambe per la processione della sacra Effigie in mezzo al popolo devoto , divengono  cuore pulsante di questa esperienza solenne.

« Ogni anno è sempre una prima volta per ciascuno di noi che porta Maria nel cuore, ogni giorno non solo in questo. Si tratta, dunque, di  un'emozione grandissima che custodiamo dentro di noi e che riusciamo anche a condividere con gli altri portatori e con il popolo di Reggio che ci segue, ci circonda, ci sostiene », sottolinea Gaetano Surace, portatore da quasi 45 anni e da oltre 15 anni è presidente dell'associazione dei Portatori della Vara delle Madonna della Consolazione.
 

La veglia e la preparazione


La Vara, recentemente restaurata, è “vestita” dagli stessi portatori al termine della veglia, prima dell'uscita dall'Eremo. Un altro gesto di amore per la Madonna. Il dipinto commissionato dal nobile Camillo Diano e realizzato su legno di noce dal pittore Niccolò Andrea Capriolo nel 1547 nella maestosa pala d'altare, realizzato dallo scultore taurianovese Alessandro Monteleone, sostenuta da sette angeli , trova nuova dimora nella cornice in lamina argento risalente all'Ottocento.


Alle ore 8 dall'Eremo la processione verso la Cattedrale, alle 9.30 in piazza della Consegna l'Effigie affidata all'arcivescovo di Reggio-Bova, monsignor Fortunato Morrone, e verso le 11.30 l'arrivo in Basilica Cattedrale . E riguardano proprio l'ingresso in cattedrale alcune indicazioni rese note dall'Arcidiocesi di Reggio-Bova. Quest'anno «non sarà possibile entrare in Duomo prima dell'arrivo del Quadro della Madonna della Consolazione, una volta entrata la Vara in Cattedrale, seguendo le indicazioni delle Forze dell'Ordine e degli altri operatori della sicurezza, tutti potranno accedere gradualmente e con ordine per assistere alla collocazione della Venerata Effigie sull'Altare Maggiore».


Le peste e l'affidamento


Risale al 1636 la prima processione anche se la devozione dei reggini è più antica. Una terribile pestilenza colpì Reggio nel 1567, flagellando la popolazione per dieci anni . Si narra che al frate Antonino Tripodi in preghiera apparve la Madonna che annunciava la fine dell'epidemia. Iniziò allora un intenso cammino di affidamento, fede e devozione, di pellegrinaggi all'Eremo giunti fino ai giorni nostri. Un cammino che nel 1752 è stato anche consacrato con il decreto della Santa Sede che ha dichiarato la Madonna della Consolazione avvocata del Popolo reggino e compatrona con San Giorgio della città di Reggio Calabria.


L'antica e venerata effigie



La Madonna in trono col Bambino in braccio, in alto due angeli tengono con la destra la corona della Madre di Dio e con la sinistra una palma. A destra della Madonna, San Francesco d'Assisi con il libro della Genesi nella mano destra e con la croce latina e in evidenza le stimmate sulla sinistra, ea sinistra Sant'Antonio di Padova con in mano il libro rosso chiuso e il giglio. Pregiata la passamaneria di tipo rinascimentale del mantello di Maria. La rappresentazione della Madonna ricalca la scuola veneto-cretese, ispirata all'arte bizantina, con la Madre regge il bambino con la mano destra e lo indica con la sinistra e le loro teste hanno inclinazione opposta.
Il quadro fu donato da Camillo Diano ai frati Cappuccini che già nel 1532, si erano trasferiti all'Eremo, su terreno donato dal nobile Giovan Bernardo Mileto ai Minori Cappuccini. Tante le storie e le leggende che si intrecciano e che lo vedono protagonista.


La leggenda e la devozione


Si tramanda di un ritrovamento prodigioso del quadro da parte dei contadini nelle pieghe della terra, sulle alture della Città di Reggio . Si narra che da allora il quadro era stato sollevato e trasportato da pescatori, in più occasioni, nel Duomo della città, come oggi accade ogni secondo sabato di settembre. Nonostante questo trasferimento, ogni volta però esso riappariva lì in collina, dove era stato rinvenuto. Così si intreccia quella storia antica che oggi chiama i fedeli reggini a seguire il Quadro nei suoi pellegrinaggi, dalle sue alture silenziose e raccolte dell'Eremo verso il mare al quale è rivolta la Cattedrale.