Le radici storiche e spirituali della doppia devozione della città negli studi del professore reggino Pasquale Amato e nel racconto del sacerdote Antonio Concetto Cannizzaro, parroco di San Giorgio - Tempio della Vittoria. Più fervido è il più recente (e secolare) culto mariano
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Nell’VIII secolo A.C. due popoli fondatori dell’antica Rhegion, i calcidesi da Eubea e un gruppo di Messeni. Nel 61 d.C. l’arrivo a Reggio di Paolo di Tarso attraverso il quale, sulla riva dello Stretto e per la prima volta in Europa, fece breccia il messaggio Cristiano. Eventi chiave nella storia della Città, secondo gli studi dello storico reggino Pasquale Amato che spiegherebbero l’unicum che Reggio incarna: il culto millenario del patrono San Giorgio e la devozione secolare alla Madonna della Consolazione.
Due popoli fondatori di Rhegion
«L'utilizzo della parola "colonizzazione" - spiega il professore Pasquale Amato - ha erroneamente equiparato la diffusione delle Città-Stato elleniche alle conquiste militari di Alessandro Magno e di Roma e di altri Imperi della storia e a quelle dei grandi Stati europei nelle epoche moderna e contemporanea.
Le cause dei movimenti migratori di origine economica o di persone che andavano via in seguito a contrasti politici interni alla propria polis o a guerre, dunque per nulla ascrivibili a spedizioni militari programmate e guidate dagli Stati per conquistare nuovi territori, furono molteplici. Tra i tanti casi possiamo annoverare quelle che portarono alla nascita di Reggio, l'antica Rhegion, l'unica polis che ebbe come fondatori due popoli: i calcidesi, che venivano dalla piccola polis Calcide (in greco antico Xaixis, Chalkís) nell'isola di Eubea, e un minuscolo nucleo di esuli messeni, in fuga dalla prima guerra messenica con Sparta e si erano aggregati alla spedizione durante la sosta presso il Tempio di Delfi.
La causa principale dell'emigrazione euboica – spiega ancora il professore Pasquale Amato – fu una tremenda carestia che investi l'isola. Non fu quindi un caso che durante l'VIII secolo A.C. Calcide fu la polis che fondò più città-stato – addirittura più di Atene - in Italia meridionale e in Sicilia. Tra queste anche Zancle (l'odierna Messina) nel 734 A.C. e Reghion nel 730 A.C., sulla sponda opposta dello Stretto.
I calcidesi di Zancle avevano avvertito, tramite i marinai delle navi commerciali, i loro amici e parenti che sulla sponda opposta dello Stretto vi era una località con insenatura naturale adatta ad un nuovo insediamento. Una nuova spedizione in cui i protagonisti, come avvenuti per le altre fondazioni, portarono con sé le riproduzioni della propria Dea Patrona (o Dio Patrono) cui avrebbero dedicato il Tempio nell'Acropoli.
Ciò spiegherebbe le motivazioni remote (poi incorporate dall’avvento del Cristianesimo) dell'anomalia di Rhegion rispetto alle altre città di origine ellenica. Essa è l'unica che ha non un solo Patrono ma due: San Giorgio e la Madonna della Consolazione. Questa peculiarità ha una sola possibile origine: la fondazione della polis da parte di due popoli diversi», sottolinea il professore Pasquale Amato.
Venerato come megalomartire cristiano, San Giorgio è celebrato nel calendario gregoriano il 23 aprile, giorno della sua morte avvenuta nel 303. San Giorgio è, infatti, il patrono di Reggio Calabria, come di altre città in Italia. La sua protezione è invocata anche in diversi paesi europei come la Catalogna, il Portogallo, l’Inghilterra, la Germania, la Russia.
La doppia devozione
Dunque, per il popolo di Reggio due devozioni, una millenaria e una secolare. Un legame profondo due figure spirituali che incarnano l'identità religiosa e storica ricca e peculiare del popolo reggino: la Madonna della Consolazione, che resta il culto più fervido anche se più recente (per quanto secolare) rispetto a quello millenario di San Giorgio Megalomartire che resta il patrono storico e istituzionale.
Due affidamenti che tuttavia nel corso del tempo hanno subito influenze l’uno dell’altra.
«Il culto di San Giorgio – racconta don Antonio Concetto Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso e Tempio della Vittoria di Reggio - è già presente nella Chiesa dal IV secolo all’epoca dell’ultima persecuzione dell’imperatore Diocleziano e la più antica versione del martirio del santo è stata rinvenuta in un frammento egiziano che risale ad un periodo tra il 350 e 500 circa. Qui San Giorgio è presentato come un cristiano di Cappadocia che militava nell’esercito imperiale romano, martirizzato nella città di Diospoli in Palestina, poi chiamata Lydda. Il culto con varie modalità fu portato anche in Europa e a Reggio, già a partire dal secolo VI.
Le prime tracce nelle contrade reggine del culto del santo, che non appartiene solo Giorgio alla tradizione cristiana, risalgono al IX-X secolo. Probabilmente - prosegue don Antonio Concetto Cannizzaro - il santo fu riconosciuto santo tutelare della città in seguito alla dominazione dei Normanni, popolo che possedeva una forte venerazione verso il santo, in quanto composto da guerrieri al soldo dell’imperatore d’Oriente che assieme alle tradizioni cavalleresche hanno anche trasmesso il culto del santo che era stato innalzato al ruolo di protettore delle loro milizie».
Al Santo Patrono, la scelta del nuovo Sindaco
Nel corso della storia più recente, il radicamento della tradizione reggina si è caratterizzato, vista la sua data nel calendario, anche per la prossimità al rinnovo delle cariche delle città. Dimensione che si ripropone anche nell’attuale frangente che attraversa la città chiamata al voto nel prossimo maggio.
«La festa del Santo veniva celebrata con grande solennità. Il 23 aprile a Reggio – racconta don Antonio Concetto Cannizzaro - si concludevano le elezioni municipali, si insediavano i nuovi sindaci e si rinnovavano le cariche amministrative e proprio sull’altare della chiesa di San Giorgio, dentro una teca, si depositavano i nomi dei candidati Sindaci e si lasciava al sorteggio, ossia al Santo Patrono, la scelta del nuovo Sindaco. La festa del Santo durava una quindicina di giorni con celebrazioni liturgiche, fiere, mercati e bancherelle. Verso la fine del XVII secolo, con la crescita di importanza della festa della Madonna della Consolazione, questa tradizione aveva cominciato a decadere lentamente e il culto ad affievolirsi, ponendo il Santo ai margini della vita civile e religiosa della città».
Prosegue, ancora, don Antonio Concetto Cannizzaro, parroco di San Giorgio al Corso - Tempio della Vittoria di Reggio, al quale si deve anche la rivitalizzazione della tradizione della processione di San Giorgio, la cui statua restaurata è tornata da qualche anno a sfilare in questo momento dell’anno per le vie della città.
«In questi anni, abbiamo lavorato molto per riprendere le antiche tradizioni e il culto al nostro Patrono la cui festa è anche segno di un nuovo senso di appartenenza e identità del popolo reggino». Quest’anno la processione di San Giorgio avrà luogo sabato 25 aprile, al termine della solenne messa delle ore 18.
San Giorgio e il drago
Il legame tra San Giorgio e il drago - del Santo l’iconografia più nota - è da ricondursi alla leggenda Aurea del XIII secolo, secondo la quale la lotta intrapresa per salvare una principessa nella città libica di Salem lo vide vittorioso e trionfante.
Nel Medioevo la lotta tra San Giorgio ed il drago assurge a simbolo della lotta tra il bene e il male, e la leggenda del cavaliere che sconfigge il drago attribuisce a San Giorgio l’epiteto di grande trionfatore in Occidente nell’Oriente Bizantino, permeando di sé vari ordini cavallereschi. La storia e anche la leggenda si intrecciano con la letteratura e le tradizioni religiose e vengono esaltate dall’universale allegoria della lettura e della cultura che salvano dall’ignoranza.
San Giorgio e la Giornata mondiale del Libro
Tale immagine, per altro prediletta da storici e appassionati, ha ispirato l'Unesco (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) che nel 1996, nel giorno del 23 aprile, ha proclamato la giornata mondiale del Libro e del Diritto di Autore.
Un intreccio di storie, più o meno misteriose, è al centro di questa giornata in cui nel 1616 si fermò la penna, ma non l’eco di versi e parole di Miguel de Cervantes, William Shakespeare e dello scrittore catalano Josep Pla, deceduto il 23 aprile del 1981. Una curiosa coincidenza che assurge a invito alla lettura e alla valorizzazione dei libri, bussole che orientano le vele della curiosità e del progresso nei mari della conoscenza.




