«La vicenda della Global Sumud Flotilla diventa un caso politico e giudiziario anche in Italia. Anpi, Arci, Acli, Libera e Pax Christi chiedono l’intervento delle Corti internazionali e del governo italiano dopo l’attacco compiuto dalle forze armate israeliane contro la missione diretta verso Gaza. Secondo le associazioni. riferisce Ampa Venticinqueaprile in una nota - l’operazione avrebbe configurato una serie di atti illegali rilevanti per il diritto internazionale, marittimo, europeo e nazionale. Al centro dell’appello ci sono Thiago Avila, cittadino brasiliano, e Saif Abukeshek, cittadino spagnolo-svedese di origine palestinese, fermati dopo l’intercettazione della flottiglia. Un tribunale israeliano ha prorogato la loro detenzione fino al 5 maggio, mentre i legali contestano la giurisdizione di Israele e sostengono che l’azione sia avvenuta fuori dalle acque territoriali israeliane.

La richiesta alle Corti

Le associazioni sostengono le denunce e le iniziative legali già avviate dalla Global Sumud Flotilla, da reti internazionali e da governi come quelli di Spagna e Brasile. L’appello chiama in causa la Corte Internazionale di Giustizia, la Corte Penale Internazionale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il Tribunale Internazionale per il diritto del mare e la magistratura italiana. La tesi è che l’intercettazione della missione umanitaria non possa essere trattata come un semplice episodio di sicurezza marittima. Per le organizzazioni firmatarie, l’abbordaggio avrebbe inciso sulla libertà di navigazione, sulla protezione dei civili impegnati in attività umanitarie e sulle responsabilità degli Stati rispetto a imbarcazioni battenti bandiera nazionale. Già nei giorni scorsi Freedom Flotilla Italia aveva denunciato la violazione delle norme internazionali e chiesto risposte a Roma e all’Unione Europea.

Il nodo della bandiera italiana

Il passaggio più delicato riguarda le imbarcazioni battenti bandiera italiana. Secondo le associazioni, per il diritto marittimo le navi italiane in acque internazionali ricadono sotto la giurisdizione del Paese di bandiera. Da qui la richiesta al governo Meloni di intervenire con tutti gli strumenti diplomatici e giuridici disponibili per ottenere la liberazione di Avila e Abukeshek. Le associazioni parlano di “rapimento” e chiedono che Israele sia chiamata a rispondere dell’azione compiuta contro cittadini e cittadine italiani e contro imbarcazioni registrate in Italia. Il governo italiano, insieme a quello tedesco, aveva espresso forte preoccupazione per il sequestro della flottiglia al largo della Grecia, invitando al rispetto del diritto internazionale e a evitare iniziative irresponsabili», conclude Ampa Venticinqueaprile.