Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare oggi, 6 agosto, la figura di Domenico Randò, ucciso brutalmente nel 1991 a Serrata, in provincia di Reggio Calabria, vittima innocente di una faida di potere e sangue che insanguinò per anni la Piana di Gioia Tauro. Quel giorno, mentre Antonio Albanese riuscì miracolosamente a salvarsi, la vita di Domenico fu stroncata da una violenza feroce, figlia di logiche criminali arcaiche e implacabili.

«Il nome di Domenico Randò – si legge nella nota diffusa dal prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU – rischia di essere inghiottito nella lunga lista di caduti di una guerra senza onore, la faida di Laureana di Borrello, che vide contrapporsi clan potenti e feroci, intrecciati a interessi di traffico internazionale di stupefacenti e al racket delle estorsioni. Una guerra che non ha risparmiato vite innocenti e ha ferito intere comunità.

Ricordare Domenico oggi non significa soltanto rievocare un fatto di cronaca, ma rimettere al centro della memoria collettiva le vittime dimenticate, quelle di cui troppo poco si parla, quelle che non hanno avuto pagine di libri o piazze intitolate. La memoria è un dovere civile, soprattutto in territori dove la ’ndrangheta ha cercato di sostituire lo Stato, imponendo paura e silenzio.

Ogni volta che un cittadino viene ucciso perché testimone scomodo, bersaglio di una vendetta trasversale o vittima collaterale di un regolamento di conti, la comunità intera viene privata di un pezzo della propria libertà. Il sangue di Domenico Randò non può essere considerato “un fatto del passato”: le mafie prosperano laddove la memoria si assottiglia e l’indifferenza cresce.

Per questo il CNDDU invita le scuole, le associazioni e gli enti locali a trasformare il ricordo in educazione, a parlare di Domenico nelle aule, nelle biblioteche, nei consigli comunali, a farne un simbolo di impegno contro ogni forma di violenza mafiosa.

Il silenzio, che la ’ndrangheta pretendeva, può essere spezzato soltanto con la parola, con la conoscenza, con la verità. Oggi, nel nome di Domenico Randò, rinnoviamo la promessa di non lasciare che l’oblio vinca».